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Giallo Rea, tutti i punti oscuri delle accuse contro Parolisi

Dinanica, orari, testimoni: le carte dell'arresto del caporalmaggiore rivelano tutte le perplessità sulla riscostruzione dell'omicidio

Giallo Rea, tutti i punti oscuri delle accuse contro Parolisi
Non sappiamo se Salvatore Parolisi, accusato dell’omicidio volontario aggravato della moglie nonché del vilipendio del cadavere, sia colpevole oppure innocente. Si sa però che il caporalmaggiore è in carcere perché il giudice di Teramo che lo ha fatto rinchiudere ritiene abbia esibito un alibi falso per il giorno del delitto, scopo: garantirsi l’impunità. Il magistrato aggiunge che il vedovo ha inquinato le prove e che fuori di cella potrebbe continuare a farlo, ma soprattutto che una volta libero tornerebbe a uccidere.

Le cosiddette “esigenze cautelari”, così come i gravi indizi di colpevolezza (di prove non si parla mai) dunque stando al giudice Giovanni Cirillo, ci sarebbero tutti e in pieno. Lo scrive egli stesso nella corposa ordinanza di custodia cautelare (185 pagine) firmata lo scorso 2 agosto. Fin qui il ragionamento sembra filare, e pazienza se per la  prova regina bisognerà invece attendere il probabile processo a carico del caporalmaggiore. Aspetteremo e vedremo.

Intanto, però, quello che balza all’occhio leggendo le carte, è la sfilza di perplessità che attanagliano lo stesso giudice firmatario l’arresto. Anzitutto Giovanni Cirillo è il primo ad ammettere la possibilità dell’errore giudiziario: «La tesi dell’Accusa merita adesione», scrive, «ma con tutte le precisazioni che il caso richiede. In questa fase del procedimento penale i fatti non sono del resto mai sufficientemente definiti e la responsabilità dell’indagato può mutare ed essere meglio precisata, ad esempio riguardo  al grado della sua partecipazione al reato Pag 149». Come dire: Salvatore Parolisi è responsabile della fine della moglie Melania Rea, ma non è dato sapere in che termini lo sia. Impossibile stabilire se addirittura l’abbia materialmente uccisa lui o lo abbia fatto qualcun altro. Come non bastasse, il gip traccia una serie di conclusioni che però non sono univoche. Perché ognuna contiene il proprio contrario. Vediamole, queste conclusioni.

Primo. Il giorno dell’omicidio, dice il gip «Parolisi concorda con la moglie di recarsi a Colle San Marco (da dove poi dirà averla vista sparire - ndr), per poi andare, alle 16, a casa della madre di un’amica per conoscere il nipotino appena nato. Secondo Parolisi l’iniziativa di andare lì sul Pianoro sarebbe di Melania, ma sul punto non esiste alcuna certezza. Anzi, il fratello della vittima, dichiara espressamente di trovare strano che la sorella intendesse recarsi a San Marco per poi essere, solo un’ora e mezzo dopo, di ritorno a Folignano. E non è di aiuto la madre di Melania alla quale, lei, poco prima aveva detto al telefono che sarebbe andata al Pianoro, senza però specificare di chi sia l’iniziativa. Pag 151».

È stata Melania a chiedere di andare su quel colle? Oppure il marito l’ha convinta a farlo? No si sa. Secondo punto. Si è sempre affermato che i coniugi sono usciti dalla casa di Folignano alle 14,15 del 18 aprile (ultimo giorno di vita di Melania). Però il giudice scrive che «Nessuno dei tre testimoni è in grado di descrivere con  certezza come fosse vestito Parolisi quel giorno  e soprattutto che la presenza della moglie e della figlioletta di lui non è presente nella memoria dei testimoni, tant’è che NESSUNO menziona la bambina e il solo il teste B.S. fa riferimento a Melania. Pag 152». Ma come? Melania forse non è nemmeno uscita di casa viva quel pomeriggio? Stando al giudice è un’ipotesi. Infatti si domanda per quale ragione, il vedovo, avesse infilato nel bagagliaio una enorme valigia. Vuota. Vero, la famiglia Parolisi, il pomeriggio successivo, sarebbe partita per le vacanza pasquali. Però l’unica valigia che Melania aveva riempito e che era pronta per essere caricata in auto, era quella della bimba. Perché Salvatore carica invece quella enorme e vuota? Mistero. Il giudice ha consigliato ai pm il sequestro della borsa e nuovi indagini.

Terzo. Ammesso che la famiglia sia uscita di casa al completo quel 18 aprile, «Non è tuttavia  possibile stabilire quale direzione abbia preso in auto, perché nessuno ha visto. E Parolisi aveva spento il cellulare. Pag 153». Quarto. «Perfino il teste chiave che dichiara di avere visto lui con moglie e figlia sul Pianoro, il 18 aprile alle 15,25,  sbaglia clamorosamente. Perché Parolisi chiama per la prima volta Melania, a suo dire già sparita da 20 minuti-mezzora esattamente alle 15,26 e 28 secondi. Ovvero più di un minuto dopo. Pag 153». Il giudice è disorientato, non è più sicuro di niente. Anche perché un errore tecnico nel “cd” che doveva registrare la mappa degli spostamenti del cellulare di Parolisi, non consente affatto di tracciare una mappatura attendibile. Ma poniamo che davvero, come sostiene l’accusa, il caporalmaggiore abbia portato la moglie al bosco di Ripe e accanto al chiosco l’abbia uccisa, mentre la figlia dormiva in macchina. Se è andata così, osserva il magistrato, bisognerebbe allora spiegare dove Parolisi ha parcheggiato l’auto.

Quinto punto «Invece questo non è possibile. Perché vicino al cadavere, poco oltre la testa, sono state sì rinvenute tracce di pneumatici. Ma sul punto si sollecita un approfondimento istruttorio da parte della Procura per stabilire se fosse o no la vettura di Parolisi. Pag 154». Insomma, conclude il gip, «Siamo in grado di ricostruire ciò che quel giorno ha fatto Melania (e non il perché), ma possiamo solo ipotizzare quel che può avere fatto il marito. Pag 154».
E se lo scrive lui che lo ha rinchiuso.  
     
di Cristiana Lodi 

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Commenti all'articolo

  • cavallotrotto

    01 Ottobre 2011 - 11:11

    non siamo in uno stato di diritto. le prove non ci sono mai , si va avanti per presunzione . Parolisi aveva l'amante ? scommettiamo che anche la giornalista l'ha avuto ? o che i giudicanti hanno in testa un fascio di corna e si vendicano ? che prove avete in mano , certezze non parole al vento ? ma qui è così , disgraziato chi per sbaglio entra nella sfera giudiziaria da innocente anche solo perchè un imbecille ha affermato che ... mettetelo voi il resto perchè è cronaca giornaliera .

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  • vnd

    14 Agosto 2011 - 07:07

    4. Ipotesi di un movente. Il Lombroso sosteneva che, individui inclini a commettere delitti, hann0 tratti somatici particolari. Io, invece sono convinto che è proprio l'indole dell'individuo a far si che sviluppando alcuni muscoli facciali, invece di altri, un volto risenta dello stato d'animo del soggetto. Che quindi apparirà più o meno sereno. La Rea era sicuramente una bella donna ma, a giudicare dalle fotografie, doveva essere molto forte e nervosa, invadente... per farla breve, una rompip@lle. Io credo che sia stata lei non a chiedere, ma ad imporre al Parolisi, di andare sul pianoro. Supponiamo che i due abbiano litigato. Io me la immagino, lei che urla... Che lancia via l'anello. Lui, uomo, sa bene a che cosa va incontro con la separazione. Per un uomo significa perdere per sempre la bambina, la casa, un sacco di soldi, ogni mese... Lo Stato garantisce importanti privilegi alle ex-mogli e questi privilegi possono uccidere. Ma... dov'era la bambina mentre Parolisi uccideva?

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  • vnd

    14 Agosto 2011 - 07:07

    3. Diritto alla riservatezza. Mi domando quanto sia giusto che gli inquirenti divulghino certi dettagli. E' giusto che tutti conosciamo i nomi delle amanti del Parolisi? Non è una ulteriore mancanza di rispetto nei confronti della vittima il divulgare certe notizie? E, in relazione ad altri fatti, mi chiedo se sia giusto che tutti sappiamo che il padre del piccolo Tommy, ormai morto di dolore, aveva immagini hard e, sembra, pedofilia sul suo PC. Idem Stasi. E la Poggi? Perché tutti devono sapere che aveva un vibratore e che visitava siti hard? Io credo che certe informazioni andrebbero tutelate. La gente ha il diritto di sapere ma non di ficcare morbosamente e voyeristicamente il naso in faccende che non la riguardano.

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  • vnd

    14 Agosto 2011 - 07:07

    2. Nascondere un tradimento. L'uomo superficiale (o che vuol farsi scoprire) non si cura di nascondere il tradimento. Lo stupid0, addirittura, se ne vanta. Il gentiluomo, invece, nega. E' un retaggio del passato. Un tempo la rispettabilità di una donna dipendeva molto dalla sua serietà. Una donna poco seria rischiava di essere "evitata". Quindi si negava per rispetto dell'amante. E si negava anche per rispetto della tradita. Perché, come ho detto, solo lo sciocco si vanta di aver tradito la moglie.

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