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Un tragico passato che ritorna "Anche papà è morto sgozzato"

L'assassino di Lorenzo ossessionato dalla morte di suo padre. Il parroco di Vedano: "diceva sempre di averlo visto morire"

Un tragico passato che ritorna "Anche papà è morto sgozzato"
Faceva sempre quel gestaccio, la mano destra che passa da una parte all'altra del collo: ti taglio la gola. Una fissa che L. aveva sin da bambino quando ripeteva quel segno ai suoi amichetti nei momenti di rabbia. Poi mercoledì una gola l'ha tragliata per davvero. L. è il 17enne ecuadoriano che pochi giorni fa, a Monza, ha reciso la carotide di Lorenzo Cenzato con un collo di bottiglia rotto. Perchè tanta rabbia? Perchè tanta violenza? Domande a cui è difficile dare una risposta. Ma un perchè a quella fissazione, a quel gesto tanto brutale c'è e la racconta L.: "Quando ero piccolo ho visto mio papà che moriva, l'hanno sgozzato".

Un tragico passato -"Quando ero piccolo ho visto mio papà che moriva, l'hanno sgozzato". Sono anni che lo raccontava a tutti. Come riferisce al Corriere della Sera  don Giuseppe, il parroco di Vedano che conosceva L. perchè quel ragazzino così minuto aveva seguito i corsi di catechesi per preparare la cresima. "Diceva semper - spiega il prete - di suo papà ucciso, con la gola tagliata". E non è l'unico a ricordare, in molti conoscono il racconto di quel bambino e del tragico destino del padre. Una delle educatrici di L. lo descrive così: "Era un bimbo isolato, disadattato, si innervosiva facilmente". Sembrava arrabbiato con il mondo intero. Poi anche lei torna su quel fatto e racconta: "Un giorno sollevò una sedia per rabbia e quando lo sgridai mi fece quel gesto, 'ti taglio la gola'. E allora gli chiesi quel che sapevo già dalle mie colleghe: perché fai sempre quel segno?. E lui lo disse anche a me: perché ho visto mio papà che moriva così, sgozzato".

Un mistero -
Lo diceva a tutti L. ma non l'ha raccontato agli inquirenti che, dopo averlo identificato, l'hanno interrogato a lungo per ricostruire la dinamica dell'omicidio. Non l'hanno trovato subito, pensavano fosse fuggito chissà dove, poi a 50 metri dal corpo di Lorenzo che era ancora per terra, l'hanno visto rannicchiato sotto un cespuglio, tremava, non si era mai mosso da lì. Nel verbale dell'interrogatorio non c'e traccia del passato del ragazzino. Anzi, le uniche cose che L. ha raccontato ai carabinieri, pare che siano confuse e discordanti rispetto a quanto riferito da altri testimoni, presenti sul luogo del delitto. Anche i genitori non vogliono parlare. "Non è il momento, non c'è nulla da dire», si infastidisce il patrigno di L. mentre rientra a casa sfinito, alle otto di sera. E a dire il vero non c'è nemmeno nessuno che lo voglia confermare anche se sembrano conoscerlo in tanti.

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Commenti all'articolo

  • rocc

    13 Agosto 2011 - 16:04

    ha ragione Tempus, non c'entra niente il fatto che l'ecuadoregno omicida ha assistito da piccolo alla morte del padre (comunque non capisco l'immediato perdono della madre del giovane ucciso);come non c'entra niente, in un altro caso, che il rapinatore ucciso dal gioielliere a Torino avesse una pistola giocattolo (che assomiglia tremendamente a quella vera); chissà poi che si troverà per giustificare l'albanese ubriaco che col Suv ha ucciso tre persone...

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  • tempus1

    13 Agosto 2011 - 08:08

    Ammesso sia vero che "da piccolo" abbia visto sgozzare il proprio genitore, non c'è attenuante che tenga. Smettiamola con certe premesse psico-sociologiche:'è un assassino, e basta. L'umana pietà (che c'è tutta!) non deve influenzare né il corso della giustizia e né la pena. Quelli come lui prima di essere vittime sono carnefici.

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