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Giallo Brembate, Yara non fu uccisa dove è stata ritrovata

La piccola Gambirasio era già morta quando venne abbandonata a Chignolo d'Isola. Ora nuove verifiche sulle telecamere del centro

Giallo Brembate, Yara non fu uccisa dove è stata ritrovata
Uccisa chissà dove, e solo in un secondo tempo abbandonata nel campo di Chignolo d’Isola dove è stata ritrovata cadavere a tre mesi dalla scomparsa. Le relazioni finali sull’autopsia di Yara Gambirasio, la ginnasta di 13 anni scomparsa il 26 novembre a Brembate Sopra, Bergamo, non sciolgono tutti i dubbi. Però chi sta seguendo il caso si sta convincendo che tra le stradine attorno al centro sportivo dove è stata inghiottita e il campo incolto di via Bedeschi dove un appassionato di aeromodellismo è incappato nel cadavere, ci sia un altro luogo decisivo e ancora da individuare. Quello dove potrebbe essere stata uccisa e lasciata per un po’.

LE PROVE
Alcuni elementi supportano questa tesi. Per esempio il terriccio trovato sui vestiti di Yara, diverso da quello di Chignolo. Oppure la polvere presente nei bronchi della giovane, che suggerirebbe la permanenza in un posto come un cantiere edile. E ancora la postura: quando è avvenuto il delitto le temperature erano rigide, eppure la ragazzina non era in alcun modo rannicchiata o in posizione fetale, come farebbe chi cerca di difendersi dal freddo. Era abbandonata a pancia all’insù e con le braccia all’indietro. Probabilmente era già stata tramortita, ma è possibile sia morta di stenti - come suggerisce l’autopsia dell’anatomopatologa Cristina Cattaneo - senza neanche riuscire a muovere un dito? Tra gli inquirenti c’è chi crede sia stata trascinata nel campo già cadavere.

Non solo. La ragazzina poteva davvero passare inosservata? Lasciando perdere le ricerche con cani, volontari ed elicotteri, la zona è comunque a due passi da una discoteca frequentata come le “Sabbie Mobili”. In quel campo si appartano coppiette, prostitute e tossici. Lì c’era stato un altro omicidio, a gennaio, e i carabinieri che avevano perlustrato l’area non avevano trovato alcunché. Idem un cacciatore di lepri che all’inizio di febbraio era andato a Chignolo d’Isola con tanto di segugi al seguito. Ora, è vero che il corpo di Yara ha lasciato sul terreno un’impronta di quasi dieci centimetri (quindi non poteva essere lì da poche ore), però non è certo che sia stato portato là subito dopo il rapimento, quel maledetto 26 novembre.

IL CANTIERE DI MAPELLO
Non pare che l’attenzione degli inquirenti si stia per concentrare nuovamente sul famoso cantiere di Mapello, nell’area ex Sobea dove stanno realizzando un centro commerciale. Certo è significativo che - in giorni diversi - tre cani molecolari su tre avessero fiutato tracce della ragazzina proprio in quel posto, precisamente in una stanzetta dove però non erano emersi altri elementi. Da notare che le ruspe stanno lavorando su un’area di quasi 100mila metri quadrati di cui 60mila coperti, e che sui vestiti di Yara sono stati trovati fili di iuta, una fibra che si può trovare in alcuni sacchi da cantiere, ma gli investigatori che seguono il caso non lo ritengono un elemento decisivo. Anche perché tutti giurano che la zona era stata controllata palmo a palmo, anche con apparecchiature sofisticate. D’altronde negli ultimi mesi sono spuntate le ipotesi più disparate: dopo l’arresto del muratore Mohamed Fikri, marocchino che lavorava a Mapello poi uscito dall’indagine, s’è parlato anche di un sospetto furgone bianco. Poi, ecco le lettere anonime. Le prime delle quali indicavano tutte quel cantiere. L’ultima è stata scritta con un normografo da qualcuno che si spaccia per l’omicida. E che racconta di aver fatto tutto a Mapello (quindi non a Chignolo), dopo aver parlato delle telecamere fuori dal centro sportivo di Brembate con una persona del posto. Fa pure il nome del presunto interlocutore, che era già stato sentito dagli inquirenti.

di Matteo Pandini

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Commenti all'articolo

  • roda41

    13 Agosto 2011 - 15:03

    Cento ipotesi mentre il vero asassino in questa bailamme chissà dove sta al sicuro.

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