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Operatore rapito in Darfur: commando chiede riscatto

La notizia arriva dall'ufficio del governatore a Nyala ma Emergency: "Non ci risulta". Giovedì fiaccolata nel paese di Azzerà

Operatore rapito in Darfur: commando chiede riscatto
I rapitori di Francesco Azzarà, l'operatore di Emergency rapito il 14 agosto scorso a Nyala, nel Darfur, nel Sud Sudan, si sono fatti vivi con il governatore Abdulahmid Musa Kasha chiedendo un riscatto. Secondo quanto riferisce il Corriere della Sera, è direttamente l'ufficio del governatore a Nyala che conferma la notizia mentre Emergency riferisce: "Non ci risluta sia stato chiesto alcun riscatto". Azzarà è nelle mani di una banda della tribù araba filogovernativa Rezegat, quella cui appartengono lo stesso governatore e il suo vice Abdul Karim Mussa. E' stato quest'ultimo, nella giornata di martedì, a far sapere che "la vicenda sarà risolta rapidamente". I due infatti conoscono bene le gang di miliziani della loro tribù e pare che stiano trattando sulla richiesta di denaro fatta dai rapitori.

Nessun segnale -
Prima della notizia di riscatto, quando ancora non vi era alcun notizia da perte dei sequestratori, gli operatori di Emergency avevano manifestato la loro speranza nel ritrovamneto di Francesco: "Rimaniamo in attesa fiduciosi nella sua liberazione. Non abbiamo ancora nessuna notizia da Nyala - aveva comunicato Rossella Miccio, coordinatrice dell'ufficio umanitario di Emergency - siamo sempre in contatto con il nostro team e con le autorità locali, ma i rapitori ancora non hanno dato notizie o segnali". "Rimaniamo in attesa, fiduciosi", ha aggiunto ricordando comunque che vige il massimo riserbo sulla vicenda. La Farnesina, infatti, ha chiesto nei giorni scorsi silenzio stampa sulla vicenda per facilitare le operazioni di ritrovamento.

Un gesto per ricordare -
Una fiaccolata "per stringersi simbolicamente attorno a Francesco Azzarà" è stata organizzata per domani sera, giovedì, nel paese nativo del giovane, Motta San Giovanni. L'iniziativa è stata promossa, secondo quanto riferisce un comunicato, "dagli amici di Francesco Azzarà e da tutta la comunità mottese". Il gesto "vuole suscitare anche una riflessione sulle motivazioni che hanno spinto Francesco Azzarà in Africa al fianco dei più bisognosi". Un invito a partecipare alla processione è stato rivolto, tra gli altri, ai parlamentari calabresi, al Prefetto di Reggio Calabria, ai presidenti della Giunta e del Consiglio regionali e della Provincia di Reggio, agli assessori regionali ed al sindaco di Motta San Giovanni.

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