Cerca

Ostia, in spiaggia col morto: dove sarebbe lo scandalo?

Stroncato da infarto: il corpo resta in riva al mare mentre la gente nuota e si diverte. Non è indifferenza ma un'umana reazione

Ostia, in spiaggia col morto: dove sarebbe lo scandalo?
Un cadavere disteso sulla sabbia e il telo azzurro che lo copre malamente, sotto un ombrellone uguale a mille altri. Una cicciona bionda col cappellino appiccicato sulla fronte che non guarda il corpo abbandonato a tre metri da lei ma fissa un misterioso puntino all'orizzonte, le mani agganciate alle ginocchia,  gli occhiali da sole incautamente scordati a casa. E la brunetta nell'angolo a destra della foto, l'avete vista? Fruga in una borsa  da spiaggia, la sciagurata, magari è una borsa frigo e lei è a caccia dell'ultimo panino. Mettete insieme questi dettagli e avrete il quadro di quel che nove siti su dieci hanno voluto dipingere come la cronaca di un'orribile fine nel mare degli indifferenti.

Un uomo si tuffa nelle acque di Ostia. Ha 67 anni, probabilmente ben portati. Fa due bracciate poi il dolore  lancinante. Chiede aiuto, lo soccorrono, uno, due, forse tre bagnanti. Ma in un attimo è fatta, muore. Congestione, dicono le cronache, o forse colpo di calore. Del resto che volete che importi a chi legge. Molto meglio soffermarsi sul dettaglio della spiaggia e dei bagnanti. I bagnanti indifferenti e persi nei loro affari e quell’orrida spiaggia che va avanti a urlare, ridere e tuffarsi di fronte alla morte presidiata da tre poliziotti in divisa. Che poi suona tanto facile nella spiaggia di Ostia: gli ombrelloni appiccicati uno all'altro come i post-it in bacheca, i ragazzini che un anno cantano un calippo e 'na birretta, l’anno dopo la sabbia brucia namo a ostia beach (tormentone di quest'estate). Facile appiccicarle sopra la tegola dell'indifferenza. Ma è davvero indifferenza? Il dubbio ci assilla e scusate se lo condividiamo. Qualcuno avrà pure frugato il mare con lo sguardo. Qualche altro la borsa frigo. Una signora - la bionda cicciona? - si sarà detta: "che faccio mi avvicino? e se mi avvicino e lo tocco non è che combino un casino?" E ci sarà stato pure il bimbetto di cinque anni che non ce la faceva più ad aspettare mezzora per tuffarsi in acqua, magari era la prima domenica di sole dopo un’estate passata ad aspettare i genitori, “dai papà, che guardi? vieni a giocare...”. 
Ma cosa dovevano fare? Fossero rimasti indifferenti a una richiesta di aiuto, avessero guardato morire quel sessantenne mentre implorava soccorso capiremmo. Condanneremmo. E alzaremmo indignati il dito accusatore.  Ma l’uomo purtroppo era morto, i poliziotti c’erano, e si attendeva solo l’ambulanza che portasse via il cadavere, è straordinario come la burocrazia riesca a vincere sulla morte e a imporle i suoi tempi. D’altronde le stesse cronache avevano sgomberato il campo dall'indifferenza: "Si è sentito male e nessuno è riuscito a salvarlo", scrivevano le agenzie. Dunque: o non sappiamo leggere o qualcuno ha provato a salvarlo. E poi è tornato a fare quello che faceva. Non ha spento l’interruttore. Non ha chiuso l'ombrellone. Non se ne è andato a casa. E non ha proclamato il lutto personale e della spiaggia perché molto banalmente e molto umanamente quello era l’ultimo giorno di vacanza o forse il primo, o forse il terzo. È per questo un bastardo? Un vigliacco? Un ignavo? Un mostruoso indifferente?

Che poi, scusate: uno di fronte alla morte reagisce come può e riesce. Ci sono quelli che voltano la testa per un misto di ritrosia e rispetto. Quelli che guardano maldestramente all’orizzonte desiderando solo cavarsi d'impiccio e quelli che ridono - il riso folle di chi è nel panico  - perché la morte alle due del pomeriggio in un pomeriggio di agosto è un colpo al cuore che uno deve mandare via in fretta se no che fai. Ora alzatevi e giudicate se volete. Noi staremo qui ad aspettare. E a leggere di quando urlerete ai dieci automobilisti che rallentano, o peggio si fermano perché sulla corsia opposta c’è un incidente pazzesco, che sono dei poveri impiccioni  che non pensano mai ai cazzi loro. O quando rispolverando la vostra toga di giudici da bar imprecherete contro quella folla di curiosi che nell’estate del 2003 si accalcarono attorno a un poveretto morto sul litorale di Napoli. E rimasero a guardare e ad aspettare.

di Simona Bertuzzi

Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • Argo977

    26 Agosto 2011 - 22:10

    Più che cura psichiatrica si chiama memoria... cerchi pure "napoli morto in spiaggia" con google e troverà notizia e foto... Un pò di cattivo gusto in meno nel reagire a volte non farebbe affatto male! Saluti.

    Report

    Rispondi

  • roda41

    24 Agosto 2011 - 22:10

    ma è una FISSA da cura psichiatrica!!!

    Report

    Rispondi

  • Argo977

    23 Agosto 2011 - 22:10

    La notizia mi sembra la stessa dello scorso anno... ma l'anno scorso era successo a Napoli. Ciò che mi preoccupa di più è che anche la foto è la stessa...

    Report

    Rispondi

  • roda41

    23 Agosto 2011 - 20:08

    egoista,senza principi e valori e se succedesse a noi di morire come cani,vorrei vedere .Quando tocca agli altri ,chiacchiere cretine,voglio vedere se tocca a noi.Lasciamo stare cosa succede in guerra ove si sovverte tutto e la gente più squallida sfoga gli istinti repressi,qua si parla di gente del quotidiano.almeno se ne fossero andati tutti,meglio che stare lì a fare altro e giocare.Se era il padre,il nonno.????avrebbero fatto così?Forse si!?

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog