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Testimone anti-clan non regge S'ammazza con acido muriatico

La tragedia di Maria Concetta Cacciola, legata alla cosca di 'ndrangheta di Rosarno. A maggio confessa e ad agosto si suicida

Testimone anti-clan non regge S'ammazza con acido muriatico

Si è chiusa in un bagno e ha bevuto d'un fiato una dose di acido muriatico. Sono stati i genitori a trovarla ormai in fin di vita e a nulla è valsa la corsa all'ospedale di Polistena.  Maria Concetta Cacciola, 31 anni, non ha spiegato in alcun modo il gesto estremo che ha lasciato senza parole gli stessi magistrati della Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria. E non è questo l'unico aspetto oscuro della vicenda.  La donna in questione, infatti, era la figlia di Michele Cacciola, cognato del boss Gregorio Bellocco, il capo dell'omonima cosca di 'ndrangheta di Rosarno, tra le più potenti del litorale tirrenico. Il procuratore di Palmi, Giuseppe Creazzo, ha aperto un fascicolo e ha ordinato l'autopsia. L'inchiesta dovrà accertare se dietro il suicidio ci possano essere eventuali pressioni dei familiari.

La forza della verità - Lo scorso maggio i pm Alessandra Cerreti e Giovanni Musarò si erano trovati dinanzi una donna determinata, forte, pienamente consapevole della scelta di chiudere con il suo passato. La Cacciola si era recata dai magistrati per sua stessa volonta e aveva deciso di rifere notizie riguardanti le attività illecite della sua famiglia. Come per la necessità di confessare una vertà che iniziava a pesare in maniera insopportabile nella sua vita e in quella dei figli. E di verità si trattava: le sue dichiarazioni erano state riscontrate, tanto da permettere la scoperta di due bunker utilizzati dai latitanti della famiglia.

Protezione necessaria - Dopo le pesanti confessioni, Maria Concetta si era trovata costretta ad abbandonare Rosarno e i suoi stessi figli poichè inserita in un programma di protezione che prevedeva il suo trasferimento in una località segreta. Lo scorso 10 agosto, improvvisamente, aveva invece deciso di ritornare a Rosarno, probabilmente per riprendersi i suoi figli. Chi l'ha incontrata di recente l'ha descritta come una donna totalmente cambiata.

Il passato che ritorna - La donna era sposata con Salvatore Figliuzzi, attualmente in carcere per scontare una condanna a otto anni per associazione mafiosa. È stato arrestato nel 2002 nell'ambito dell'operazione "Bosco selvaggio" che portò in galera i vertici del clan Bellocco. Figliuzzi, però, è stato anche coinvolto nel tentativo di uccidere due magistrati all'epoca in servizio alla Dda di Reggio Calabria, Alberto Cisterna e Salvatore Boemi. Forse Maria Concetta sapeva troppe cose. Troppo importante era il suo silenzio. E troppa la paura che parlasse di nuovo.

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Commenti all'articolo

  • Lupetto99

    23 Agosto 2011 - 22:10

    Ci sono molti modi per ammazzare un testimone, uno di questi è creargli il vuoto attorno. Il suicidio con l' acido è sospetto, ci sono modi meno cruenti di farla finita, ma da quello che ho letto si è sentita abbandonata e non ha retto lo stress di essere perseguitata a vita dalla sua stessa famiglia.

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  • giofin

    23 Agosto 2011 - 16:04

    ....diciamo che il morto "l'hanno suicidato"!!!

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