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Paghi e niente coda al Duomo Favorevole: è solo turismo

Biglietto di 7 euro per evitare la fila a Santa Maria del Fiore. Scaglia: "Dov'è lo scandalo? La religione c'entra nulla"

Paghi e niente coda al Duomo Favorevole: è solo turismo
Fa discutere la scelta del Duomo di Firenze di introdurre un biglietto di 7 euro che permette ai visitatori di saltare la coda: un priority pass che da un lato agevola i turisti, dall'altro fa assomigliare pericolosamente la cattedrale di Santa Maria del Fiore a Gardaland. Su Libero i due punti di vista: Luigi Santambrogio è contrario, Andrea Scaglia è favorevole.

Strano Paese, il nostro. Disposto a ingoiare senza batter ciglio le peggio irragionevoli ingiustizie, e però d’altro canto - di fronte a determinati argomenti - pronto a scattare d’indignazione con reazioni prevedibili quanto i pavloviani riflessi condizionati. Pagare per entrare in chiesa? Non sia mai. Se poi l’obolo permette di schivare l’ultimo emblema di un malinteso senso di giustizia sociale - la coda - allora ecco lo scandalo.
E fa niente se, com’è ovvio, la decisione non riguarda certo chi nel Duomo fiorentino vuole andarci per pregare - e ci mancherebbe, peraltro anche per i fedeli c’è un’entrata agevolata. E nemmeno se, in altre città europee, l’obbligo di biglietto per visitare le cattedrali è norma  da tempo immemorabile - tipo Westminister a Londra o la Sagrada Familia a Barcellona. Dice: ma qui si stabilisce una differenza odiosa, soltanto chi ha i soldi può evitare la mezz’ora d’attesa che nei giorni di punta è pressoché regola. E infatti: se non vuoi, non paghi - a differenza di Londra e Parigi e Barcellona. Se invece lasci sette euro, acquistando la tesserina che potrai poi riporre nel portafogli fra quella del supermercato e il bancomat, prego, s’accomodi all’ingresso riservato.
E perché, se me l’accatto dovrei sentirmi in colpa? Magari sono di fretta. O forse mi piacerebbe risparmiare un coccolone alla mia mamma non più giovane in questi giorni di calore insopportabile. Oppure semplicemente non ho intenzione di perdere troppo tempo, ché vorrei visitare anche molto altro. E insomma, sarà anche esteticamente sgradevole, ma non è così pure a teatro, che a posto migliore (e niente coda) corrisponda prezzo superiore? E qualcuno si scandalizza di fronte ai melomani pronti a infinite attese notturne per entrare alla Scala a prezzi umani? Ah già, ma nel caso di Firenze si parla di una chiesa - ed ecco che si torna a Pavlov.
Meglio dunque ripeterlo: la faccenda riguarda i turisti, non chi a Santa Maria del Fiore vuole entrare per motivi superiori. Al limite si può discutere sul prezzo - cioè, sette euro, mica poco. Ma tant’è, nessuno è obbligato.
La faccenda ha provocato discussioni e imbarazzi. Tipo: l’Opera del Duomo, vale a dire la onlus che si occupa di gestire e tutelare il monumento, s’è affrettata a puntualizzare che lei incassa soltanto 50 centesimi, «vogliamo vedere come va l’esperimento, poi decideremo se proseguirlo o meno». Il resto  andrebbe dunque alla società che evidentemente ha ideato e organizzato il servizio - e questo sarebbe non facilmente comprensibile, nel senso che avremmo immaginato volentieri questi introiti incassati dai responsabili del Duomo stesso e utilizzati per il suo mantenimento. Ma non è di questo che si sta parlando, piuttosto dell’opportunità di scaglionare le entrate in base al pagamento. In questo senso, non troviamo nulla di così scandaloso - e, nonostante non ci si possa certo definire esperti dell’argomento, nemmeno di teologicamente deprecabile - se i prelati, magari anche con una piccola dose di perfidia d’alta stagione, han trovato questo modo per far cassa. Qui non c’entra il Vangelo, è questione di bilancio. Senza contare che, in questo senso, la Chiesa ha sempre dimostrato di starci ben attenta.
A proposito: chissà che, prima o poi,  i pastori di anime non decidano anche di uniformarsi - nei limiti del possibile - al certo troppo mondano regime fiscale riservato a noi impenitenti. Per quanto ci riguarda, siamo disposti a barattare l’impegno con qualunque coda a pagamento. Ma questo è un altro discorso. O forse no, forse è sempre lo stesso.

di Andrea Scaglia

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Commenti all'articolo

  • lorenvet

    24 Agosto 2011 - 16:04

    E' vero che la religione non c' entra nulla, ma da chi pretende per dottrina, religiosa o laica che sia, di insegnare (e, ove possibile, imporre) il rispetto del prossimo, che razza di insegnamento arriva? Proprio che siamo diversi, in base al censo, anche per queste cose. Una figura meschina da parte della Chiesa e anche da parte delle autorità civili, in pieno stile bipartisan.

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  • ghinos

    24 Agosto 2011 - 14:02

    Gesù scaccia i mercanti dal tempio Gesù entrò nel tempio, e ne scacciò tutti quelli che vendevano e compravano; rovesciò le tavole dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombi. E disse loro: «È scritto: “La mia casa sarà chiamata casa di preghiera”, ma voi ne fate un covo di ladri».

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  • 44carlomaria

    24 Agosto 2011 - 14:02

    Siamo i soliti magnagatti: in Italia tutto a gratis. Negli anni '80 visitai per la prima volta Londra. Dovevi pagare anche l'aria che respiravi e con il trucco dopo due respiri dovevi pagare nuovamente. Abazia di Westminster. Pagavi tre volte: all'ingresso, a meta abazia e dietro l'altare totale oltre 10 Sterline, allora 25 mila lire!!! Tesoro della corona: dovevi pagare l'ingresso alla Tower e poi il biglietto per ogni singola atrazione, erano più di dieci. Vero gli inglesi sono gran signori e noi magnagatti. Asvedommia

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  • aifide

    24 Agosto 2011 - 13:01

    Anche se fuori moda una bella scomunica, una bolla papale comne ai vecchi tempi, contro coloro che fanno pagare l'infresso nei luoghi di culto ci vorrebbe! Via i mercanti dal Tempio! Domanda: perchè a Loreto non si paga? A San Pietro non si paga? al Duomo di Milano non si paga? In Toscana invece si paga anche per entrare nelle chiesette dei paesini più piccoli, come San Gimignano, oltre che nelle Basiliche di Firenze e Siena! E dove sono i bilanci di questoe onlus, di questi prestatori d'opera gratuita, che dimostrino che i soldi incassato servono a mantenere il patrimonio artistico? Se non erro paghiamo, ma forse ancora simao pochi, le tasse per mantenere anche il patrimonio artistico e non solo tutta la schiera di funzionari, impiegati, ministri e sottosegretari dei Beni Culturali! Se ci credete, questi mercantri nell'al di là faranno ben altri conti!

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