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Sindacati, le finte pensioni costano 500 milioni l'anno

Un esercito di un milione di 'furbetti' gode di assegni falsi: dirigenti politici e sindacali sfruttano contributi mai versati (pagati dallo Stato)

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Sindacati, le finte pensioni costano 500 milioni l'anno
Sono un vero esercito. Poco meno di un milione di persone. Qualcuno per otto ore al mese, qualcuno per 16, altri ancora per giornate, non pochissimi tutti i giorni. Sono gli italiani che hanno un lavoro, ma ne fanno un altro a spese di tutti i contribuenti. In gran parte sindacalisti, in parte politici a tutti i livelli. Tutti insieme valgono circa 60 mila dipendenti a tempo pieno all’anno. Oggi in servizio, domani in pensione. Grazie ai contributi figurativi che lo Stato e quindi i contribuenti  versano loro. Perché basta essere delegato o dirigente sindacale o godere di permessi e aspettative, in parte retribuite in parte no, per mandato elettivo per vedersi versare figurativamente dall’Inps contributi pensionistici aggiuntivi.


Quei permessi costano alla collettività quando vengono presi perché in gran parte vengono retribuiti. Ma costano il doppio perché per ogni ora accumulata viene versato il relativo contributo figurativo dall’Inps. È  un regalo vero e proprio fatto grazie alle leggi che si sono sovrapposte nel tempo a centinaia di migliaia di rappresentanti sindacali. A cui è stato aggiunto un altro regalo: con un minimo di contribuzione aggiuntiva da parte della struttura sindacale in cui militano, tutti loro potranno prendere una pensione più ricca al momento opportuno. Lo stesso accade per tutti i parlamentari eletti, per i consiglieri regionali, provinciali e comunali. Due caste che si sono incontrate - politici e sindacati - e sono subito andate a nozze mandando naturalmente il conto agli italiani.

Quel privilegio vale oro. E passa davanti a tutti gli altri. Il periodo di mandato elettivo, così come il tempo passato a fare attività sindacale in distacco o permesso può essere conteggiato anche ai fini dei 35 anni di contributi per ottenere la pensione di anzianità. Per fare un esempio, la normativa in vigore non consente di calcolare in quei 35 anni il periodo di malattia o di disoccupazione (due condizioni non certo scelte dai lavoratori) in cui sia scattata la contribuzione figurativa. E ora sembra non conteggiare nemmeno più il periodo di servizio militare e quello trascorso in università prima di arrivare alla laurea. A sindacalisti e politici invece è concesso un tappeto rosso perfino a livello previdenziale. Nella pubblica amministrazione secondo il censimento - non esaustivo - compiuto da Brunetta, fra distacchi e permessi sindacali con o senza retribuzione annessa ci sono ogni anno 4.442 dipendenti pubblici a tempo pieno a cui vengono versati i contributi figurativi e che senza calcolare questi hanno già un costo annuo per lo Stato di 121 milioni di euro. A questi si aggiungono nel comparto pubblico aspettative e permessi per ricoprire funzioni pubbliche elettive per 2.239 persone fisse all’anno. Costano nell’immediato 67 milioni più i contributi figurativi che l’Inps deve versare.

Nel comparto privato ci sono altri 4 mila dipendenti in aspettativa o permesso per ricoprire funzioni pubbliche elettive, e oltre a questi c’è tutto l’esercito di sindacalisti in distacco, aspettativa o permesso. Secondo il cislino Bruno Manghi (citato da Stefano Livadiotti nel suo libro-inchiesta “L’altra casta”) «oggi in Italia ci sono 700 mila persone con mandato sindacale a tutti i livelli: delegati, dirigenti, membri di commissioni». Metà di loro ha diritto a otto ore di permessi retribuiti al mese, al di là dei distacchi. Gli altri possono prenderne il doppio. In tutto fanno otto milioni e 400 mila ore mensili di permessi. Valgono 43 mila assunti a tempo pieno all’anno. Il costo dei permessi viene pagato dai datori di lavoro, imprese pubbliche o private. La contribuzione figurativa su quelle ore valide per la pensione è a carico invece di tutti gli italiani, visto che la versa l’Inps.

A questi privilegi assoluti (di cui godono più della metà dei componenti delle segreterie nazionali di Cgil, Cisl e Uil) si aggiungono quelli scandalosi consentiti a 40 mila italiani, dipendenti di partito e sindacalisti, dalla legge Mosca che consentì con centinaia di falsi e abusi la ricostruzione post guerra di carriere previdenziali. Furono regolarizzati gratis 8 mila funzionari del Pci, 9 mila della Cgil, 4 mila della Dc, 3 mila della Cisl, 2 mila del psi, 1.385 della Uil. Beneficiarono di quel dono-scandalo personaggi oggi ancora ben noti alle cronache politico-sindacali: da Sergio D’Antoni a Giorgio Napolitano, da Franco Marini ad Achille Occhetto. Questi contributi graziosamente regalati valgono secondo stime attendibili più di 500 milioni di euro all’anno. Più di quanto pesi il no al riscatto della laurea. Bisognerebbe farci un pensiero serio.

di Fosca Bincher

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Commenti all'articolo

  • futuro libero

    01 Settembre 2011 - 11:11

    I nostri politici sindacati magistrati e caste connesse devono cominciare a fare sacrifici, se fossimo tutti intelligenti avremmo già da tempo smesso di iscriverci ad un sindacato, non serve a niente, a volte ti danno un piccolo contentino solo per tenerti legato ma se vai a fondo ti accorgi di essere stato maggiormente fregato.

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  • GGF44

    01 Settembre 2011 - 09:09

    rivedere si ma quelle pensioni superiori con redditi vergonosi o chi ha più pensioni come senatori a vita e compagni, magistrati, faccendieri,e tutti politici che dopo una legislatura la percepiscono. Io non sono meccanico a vita e ho versato tutti i miei contributi straordinarie e trasferte comprese e a quel tempo ne facevo parecchie domenica compresa

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  • raucher

    01 Settembre 2011 - 08:08

    i sindacalisti e affini non debbano pagare i contributi di tasca propria come tutti gli altri. Basta privilegi delle caste. Camusso , prima di fare scioperi a prescindere, guarda in casa tua.

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