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Penati e mazzette Serravalle Perquisiti gli uffici di Gavio

L'ad della società Codelfa aveva firmato l'assegno che per i pm era parte della tangente pagata nel 2005

Penati e mazzette Serravalle Perquisiti gli uffici di Gavio
La Guardia di Finanza a Tortona. Missione: perquisire gli uffici di Codelfa spa, la società del gruppo Gavio snodo essenziale del passaggio divenuto centrale nell’inchiesta della Procura di Monza che ha travolto Filippo Penati. L’episodio è quello che coinvolge Bruno Binasco, il manager vicinissimo a Marcellino Gavio prima della sua morte, e ora manager di primo piano del gruppo. Fu lui nel 2008 a girare due milioni di euro a Piero Di Caterina, quando quest’ultimo pretendeva da Penati la restituzione dei soldi a suo dire versati sottobanco negli anni al politico. E la “restituzione” avvenne - secondo i pm, e per la verità i documenti non si può dire non autorizzino i sospetti  - avvenne, dicevamo, truccandola  da caparra per un’operazione immobiliare poi mai avvenuta. L’assegno in questione - i due milioni, per l’appunto - fu firmato da colui che all’epoca era l’amministratore delegato di Codelfa, Norberto Moser, anch’egli indagato nell’inchiesta. E insomma, gli inquirenti considerano quella somma una tangente mascherata, parte di quella che - ecco il punro - il gruppo Gavio avrebbe pagato a Penati in seguito all’acquisto nel 2005 da parte della Provincia di azioni della Milano Serravalle di proprietà di Gavio, e a un prezzo molto alto.

Certo è che la perquisizione degli uffici del gruppo Gavio segna un ulteriore tappa nella già clamorosa indagine condotta dal pm Walter Mapelli. Peraltro, è emerso un ulteriore particolare su un altro personaggio chiave di quell’episodio. Ci si riferisce a Renato Sarno, noto architetto pugliese trapiantato a Milano - cominciò come dirigente del settore edilizia al Comune di Sesto San Giovanni con Penati sindaco, nella seconda metà degli anni Novanta, per poi letteralmente esplodere professionalmente con il renato Sarno Group, titolare di commesse pubbliche e progetti prestigiosi. La Procura indica proprio in Sarno l’intermediario dell’operazione caparra/tangente di cui sopra. E comunque, da uno dei file che gli inquirenti hanno estratto da un computer sequestrato nei suoi uffici durante le perquisizioni di fine luglio, sarebbe emerso un finanziamento di 50mila euro versato nel 2008 al comitato elettorale di supporto a Penati, e attraverso la Fondazione Fare Metropoli. Versamento non necessariemente irregolare, che sarebbe frutto di una delibera del Sarno Group, regolarmente appuntata all’interno del famoso file titolato “finanziamento al sig. Penati”. Durante la steso perquisizione furono sequestrati 43mila euro in contanti, e l’architetto dichiarò di averli ricevuti da un suo cugino in Sudafrica, come caparra per l’acquisto di una barca.

Ancora a proposito dell’operazione Serravalle, il pm Walter Mapelli deve ora valutare le considerazioni effettuate da Roberto Pireddu, già ufficiale della Guardia di Finanza - e collaboratore del magistrato già in altre complicate inchieste a sfondo finanziario, come la ricerca dei soldi versati dalla Imi  alla Sir Nino Rovelli, alla base di uno dei  più clamorosi processi del post Tangentopoli. Pireddu ha analizzato le perizie effettuate all’epoca da  Mario Cattaneo e Gabriele Villa, in qualità di consulenti della Procura di Milano. E i due professori, se è vero che riconobbero come il prezzo pagato dalla Provincia a Gavio - 8,83 euro ad azione, contro i 7,57 considerati prezzo massimo dai periti della Provincia stessa - potesse essere considerato in qualche modo congruo se considerato come operazione  speculativa, non può invece considerarsi accettabile - anzi, «non ha senso da un punto di vista pubblico».

di Laura Marinaro
Andrea Scaglia

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Commenti all'articolo

  • compagno sovietico

    07 Settembre 2011 - 01:01

    mi metto nei panni di bersani che da molto tempo lavorava per portare in piazza gli indignati e resto molto deluso dal fatto che il suo principale collaboratore un certo penati trombato alla provincia di milano gli ha tirato un tiro mancino al liberalizzatore bersani che per puro caso!? invece degli idignati in piazza si ritrova gli indegni in casa.l'indagine finirà nel nulla. greganti docet. d'altra parte se non ci è riuscito il grande di pietro di"quello lì lo rivolto come un calzino" a trovare i soldi arrivati a botteghe oscure figuratevi se ci riusciranno altri magistrati che non operarono a fronte della denuncia dell'ex sindaco di milano albertini.io credo nella magistratura ma in una magistratura che non ha nel csm i suoi sodali politici.

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  • eaman

    07 Settembre 2011 - 00:12

    E' sconfortante vedere che uno degli uomini piu' importanti dell'opposizione e' un incallito tangentista trafficone come tutti. A questo punto preferisco quegli Scajola e Verdini che per lo meno non si sono mai riempiti la bocca con i diritti operai e l'uguaglianza sociale. Almeno Fede e Lele Mora spostavano solo mignotte e non pretendevano di disegnare i piani regolatori di Milano.

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  • peroperi

    06 Settembre 2011 - 23:11

    Sbaglio o avevate fatto anche il nome della sindaca di Genova?

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  • angelux1945

    06 Settembre 2011 - 18:06

    io vorrei sapere, perchè non fu presa all'epoca la denunzia del sindaco albertini, qui il csm non indaga? spero che valga ancora la massima: il diavolo fa le pentole ma non i coperchi!!!

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