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Tarantini, verità di Lavitola Berlusconi dai pm martedì

Ex direttore de l'Avanti: "Mi disse Silvio di aiutare Gianpi, per loro il Cav era come un balsamo". Fissato incontro con inquirenti

Tarantini, verità di Lavitola Berlusconi dai pm martedì
Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, sarà ascoltato martedì prossimo a Palazzo Chigi nell'ambito dell'inchiesta che ha portato in carcere Gianpaolo Tarantini per la presunta estorsione ai danni del premier: lo ha detto il procuratore di Napoli, Giandomenico Lepore. L'inchiesta, intanto, si arricchisce di ulteriori particolari. Secondo quanto sostiene lo stesso direttore ed editore de l'Avanti, Valter Lavitola, in una nota diffusa martedì sera, sarebbe stato Silvio Berlusconi a chiedergli di dare soldi a Gianpaolo Tarantini.

La nota di Lavitola -  "Il presidente Berlusconi mi ha chiesto di aiutare Tarantini e mi chiese anche di assisterlo sul piano personale, perché aveva intuito lo stato di afflizione in cui versava". Lavitola è insieme a Tarantini e la moglie dell'imprenditore pugliese indagato a Napoli con l'accusa di estorsione ai danni del premier. "Quando ho conosciuto Tarantini - spiega Lavitola - era assistito dall'avvocato D'Ascola, con il quale non andava d'accordo e la prima richiesta che mi avanzò fu quella di aiutarlo a sostituire il legale. In seguito mi ha poi chiesto di fare un piano per sistemare la sua situazione debitoria. Successivamente mi ha chiesto di consegnare delle sue lettere al Presidente in quanto, a mio avviso giustamente, il Presidente non riteneva di incontrarlo: non perché non tenesse a lui, ma perché temeva strumentalizzazioni e ripercussioni mediatiche qualora fosse emersa la continuità della frequentazione con il Tarantini (come si è visto aveva ragione: nessuno crede che lo aiutasse per generosità)".

"Balsamo psicologico" - Secondo Lavitola, Tarantini e la moglie avevano necessità di incontrare il Cavaliere "perché per loro era un balsamo psicologico". Ecco perché si rivolgevano a lui come tramite. "L'unica volta che ho fortemente voluto portarli io dal Presidente, e in quell'occasione effettivamente sono stato pressante con la Signora Marinella - ricorda Lavitola, che è ancora a Panama - è stato lo scorso 9 agosto, quando, appena rientrato da un viaggio di lavoro per Finmeccanica - società della quale sono consulente - ho voluto chiarire davanti al Presidente la questione dei 500 mila euro mancanti postami da Gianpaolo".

La telefonata dimenticata - Lavitola poi riporta una conversazione non inserita tra le carte: "Dai tabulati in mio possesso risulta che il 17/07 u.s. ho ricevuto la prima telefonata di Tarantini, sull'utenza argentina in mio uso (nr 00541154183315) alle ore 20.43 italiane (h 15.43 argentine). Durante la telefonata mi ha posto la questione dei 500.000 euro. Gli dico di richiamarmi. Dalla stessa utenza, chiamo il Presidente sulla sua utenza di Arcore; 0039/039/60…. alle ore 16.38. La telefonata con Presidente è durata sino alle h 16.47 argentine (h 21.47 italiane). Ho disturbato a quell'ora il Presidente in quanto, per il tono concitato di Tarantini, non sapevo come regolarmi nelle risposte e, intuendo il giudizio che il Tarantini andava formando nella sua mente, per evitare qualsiasi dubbio ho sentito il bisogno di chiarire la questione con chi aveva disposto gli aiuti delegandomi con estrema fiducia", prosegue. "Come al solito il Presidente è stato molto cortese e mi ha confermato di aver fatto bene a non mettere a disposizione la somma prima dell'avvio concreto del piano industriale, perchè anch'egli credeva che la somma sarebbe potuta essere dal Tarantini consumata e non investita (va specificato che ho notato da parte di Berlusconi un atteggiamento realmente paterno nei confronti di quella famiglia). Non riesco a capire però il perchè questa intercettazione - che di certo è stata eseguita - non sia stata riportata".

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Commenti all'articolo

  • boss1

    boss1

    07 Settembre 2011 - 17:05

    a me sembra il remake del film miseria e nobiltà quando Totò manda il ragazzino dal cav. a chiedere soldi con una lettera ma il cav. si incazza e non da i soldi perchè la lettera era unta.

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  • johnson

    07 Settembre 2011 - 17:05

    antikomunista il tuo tono mi aveva confuso! Sei serio! Incredibile, un altro! La segretaria ha ammesso che non si trattava di foto, ma di denaro :)

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  • antikomunista10

    07 Settembre 2011 - 17:05

    Ad una ad una le "prove" delle toghe rosse napoletane crollano miseramente. Hanno costruito un castello accusatorio basandosi su telefonate ambigue, spesse volte incomprensibili, cui hanno dato una coerenza illogica ma strumentale ad uno schema accusatorio forse predefinito. E questo sarebbe già grave. Ma c'è di più : quando le telefonate non erano coerenti con lo schema accusatorio venivano "interpretate". E, pare incredibile, la parola "fotografia" si trasforma in "denaro" e la parola "stampa" diventa "consegna". E questo senza attendere le spiegazioni degli autori delle telefonate e facendole diventare pietre d'angolo della costruzione accusatoria. E' bastato che Lavitola parlasse perché la pietra d'angolo si sbriciolasse e con essa crollasse l'edificio: "Non era denaro, ma molto più semplicemente erano FOTO che la segretaria doveva STAMPARE per donarle agli italiani all'estero". Tutto logico e semplice, come spesse volte lo è la verità. Attendiamo le scuse, che non verranno !

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  • Dream

    07 Settembre 2011 - 17:05

    Bisignani dev'essere piu' responsabile di Lavitola? Due faccendieri, solo che bisignani sta qui, l'altro no.. dovra' essere ben imboccato all'estero? a casa!!!! basta con tutta sta gente!!

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