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Il sistema: consulenze nel mirino

Tangentopoli Pd. Analisi dei Pm su gestione società autostradale e incarichi distribuiti agli amici dopo l'acquisto di Gavio

Il sistema: consulenze nel mirino
Conti e movimenti finanziari della Milano Serravalle. I periti incaricati dai magistrati di Monza li stanno esaminando. Per trovare conferme all’ipotesi più clamorosa dell’inchiesta: che il passaggio di azioni della società autostradale dal gruppo Gavio alla Provincia di Milano allora guidata da Filippo Penati - era il 2005, ricavo da 179 milioni per l’imprenditore  - nascondesse una maxi tangente. La Procura ha già acquisito i documenti delle tre società di Gavio che vendettero le azioni. Ma saranno analizzati anche i bilanci della Milano Serravalle - e pure dell’Asam, la società della Provincia che s’intestò l’acquisto e il relativo debito. Asam che, negli anni successivi, restò una sorta di scatola vuota. Doveva ripianare il debito con Banca Intesa, istituto che finanziò l’acquisto delle azioni: 260 milioni scesi a 185 nel 2006 grazie alla vendita da parte della  Provincia di altri titoli. Ma il buco rimase, con Banca Intesa - un suo manager, Maurizio Pagani, è indagato nell’inchiesta - a incassare laute commissioni. Giulio Sapelli, il professore che fu messo a capo di Asam, se ne andò in aperta polemica nel 2007: «Serravalle è come l’Eni Petromin» esclamò davanti alla commissione provinciale, riferendosi allo scandalo della tangente Eni versata agli arabi, e che si supponeva nascondesse anche un ritorno illecito per i partiti.

Anche le consulenze assegnate negli anni dalla Milano Serravalle saranno riesaminate alla luce di quanto emerso. Due milioni spesi nel 2006, uno e mezzo nel 2007 solo per gli avvocati. Un piano industriale affidato a società esterne e poi completamente rivisto, costo 350mila euro. Una crescita di fatturato di circa sei milioni, dovuta all’incremento dei pedaggi, e però un aumento dei costi gestionali di sette. E scorrendo le consulenze ci sono nomi che ritornano. Per esempio quello di Renato Sarno, l’architetto indagato poiché considerato il mediatore del pagamento di due milioni, secondo i pm chiesto da Penati, da parte di un manager Gavio - Bruno Binasco - a Piero Di Caterina - l’accusatore. Soldi che, sempre secondo l’accusa, sarebbero parte della tangente pagata da Gavio a Penati per l’operazione Serravalle. Dal 2005 al 2010 Sarno è stato ingaggiato dalla società, sorta di superconsulente. Sovrintendente ad operazioni aziendali, ma anche intestatario di appalti attraverso il suo studio d’architettura. Esempio: nel 2009, per la proroga del contratto “progetti speciali” e la “valorizzazione aree di servizio”, due incarichi per complessivi 400mila euro. Tutto in chiaro, intendiamoci, tutto segnato. Infine: ieri in Procura s’è presentato Adriano Alessandrini, sindaco di Segrate. A dire di Di Caterina, avrebbe anch’egli intascato tangenti in relazione a un appalto per il trasporto pubblico. Alessandrini ha negato, e denunciato Di Caterina per calunnia.

di Andrea Scaglia

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Commenti all'articolo

  • seve

    08 Settembre 2011 - 11:11

    Secondo Voi la Provincia che bisogno aveva di investire in Autostrada di Serravalle , mah! , me lo chiedo e non vedo il nesso. Secondo Voi che bisogno c'è stato di fare tante carceri non utilizzate , Tanti viadotti mai collegati , andate in Irpinia e li vedete, tanti ospedali con attrezzature nuove che vanno in malora perchè mai utilizzati, tanti centri sportivi e termali mai utilizzati e che vanno tristemente in malora , e allora perchè li hanno fatti? per tangentizzare e basta , non ci vuole una intelligenza eccelsa per capirlo visto come vanno e sono andate le cose.

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  • betzero

    08 Settembre 2011 - 11:11

    Questa frase è la dimostrazione che è stata un'operazione orchestrata dai vertici DS, che sapevano benissimo da dove venivano i fondi e che, pertanto erano loro!!!!!!!!!!! Il pm Di Pietro, per questa frase, qualora Fassino fosse stato di un partito diverso, lo avrebbe sbattuto dentro finchè non confessava questo ed altro..........ed invece, sappiamo tutti com'è finita. Resta il fatto che i pm di monza possono sempre considerarla una prova che i vertici del partito sapevano dei soldi rubati agli italiani.

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