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"Pure mia madre mi consigliò di mollare quel Tarantini..."

Tutti i verbali dell'affaire-Gianpi. La moglie al gip: "Sapevo che Lavitola era mezzo matto, usavamo le cabine"

"Pure mia madre mi consigliò di mollare quel Tarantini..."
Di seguito riprendiamo la pubblicazione di ampi stralci dell'interrogatorio reso da Angela "Nicla" Tarantini il 3 settembre scorso. Ma su libero-news potete anche leggere i verbali integrali. Cliccate sui seguenti link:


NEL PUBBLICO SOLO MAZZETTE
«Mio marito aveva detto: “Che dice se riprendo nella Sanità, però non nel pubblico, che mi sono trovato tanto nei guai e che nel pubblico si lavora solo se si danno mazzette!”, mio marito le ha dette tutte le mazzette che ha dato: vicepresidente della Regione, medici, primari».

PENSAVO CHE SILVIO CI ODIASSE
«Perché secondo me, lui... poveretto, lui si è trovato nei casini per il fatto della D’Addario ed è stato sputtanato in lungo e in largo, quindi non ce la doveva avere con mio marito con questa storia. Io, infatti, all’inizio, quando mio marito stava ai domiciliari, io dissi a mio marito, disse mio marito: “Ma il presidente mi vuole vedere”, dissi: “No, secondo me il presidente non ti vorrà mai più vedere in tutta la vita, perché con la tua superficialità gli hai portato una signora che si chiama D’Addario!”, lui disse: “Ma io l’ho conosciuta il giorno prima!”, d’altronde sta tutto agli atti: “Sei stato superficiale, ti sei fottuto la stima di questa persona”. Chiunque normale avrebbe detto: “Ma tu come ti permetti di portarmi una così a casa”. Invece, lui, forse perché è una persona più grande, è andato oltre e ha capito realmente, forse perché conosceva Gianpaolo da diverso tempo e si fidava di lui, ha capito che pure luì è stato un superficiale e è stato, a sua volta, fottuto, d’altronde c’è una indagine a Bari e c’è anche una intercettazione che Gianpaolo era preoccupatissimo per il fatto che la D’Addario fece quella intervista, che non voleva ulteriori sputtanamenti per lui, per il Presidente, infatti stanno tutte le intercettazioni, infatti voleva andare dal presidente a parlare di questa cosa, perché aveva l’ansia che lui non lo ricevesse più. Sta tutto nelle intercettazioni. Di nuovo sputtanato, che lui per un anno non aveva... mio marito gli aveva scritto una lettera, a parte che stava ai domiciliari, non l’aveva più ricevuto, perché chiaramente... non aveva più avuto contatti, perché chiaramente, secondo me, innanzitutto, è stato incazzato per il danno che aveva ricevuto, poi, secondo me, si è impietosito della situazione economica, ha capito realmente come stavano le cose e, allora, ha deciso di aiutarci; ma sinceramente, se io fossi stato il presidente ci stava pure che quello si incazzava, diceva: “Ma tu come ti sei permesso di portarmi in casa una così e di farmi, parlare dietro pure dai giapponesi!?”. Questo è stato».

DOVEVO DARE RETTA ALLA MAMMA
«Io sono una vittima e mio marito un ragazzino idiota, totale, infatti io una cosa dovevo fare nella mia vita, ascoltare la famosa mamma, che è quella che ti vuole sempre bene, e lasciarlo due anni fa, perché in questo modo avrei protetto me e le bambine, invece adesso stanno tutte e due nei casini, pure non avendo fatto quello che voi ci contestate, e la nostra- vita è rovinata».

LAVORAVO DA UN DELINQUENTE
«Lei immagini, io sono un avvocato che aveva appena ripreso a lavorare, lei pensi che io ho ripreso a lavorare in una società come unico legale interno, ho fatto degli sforzi, perché io non avevo lavorato per sette anni, per cercare di rimettermi in carreggiata, non me ne sono dovuta andare perché il mio capo è andato in carcere per evasione fiscale per trentacinque milioni di euro!? Quindi, questo che mi pagava duemila euro al mese, che è tantissimo per una persona che non ha lavorato sette anni. Io ero a un livello, praticamente, quasi di un praticante, di solito il praticante ha un rimborso spese, questi mi pagavano duemila euro, ogni tanto mi facevano i regalini, perché, in realtà, pur essendo uno che non lavorava da tanti anni, gli ho risolto tanti problemi, mi sono veramente impegnata, gli facevo trenta atti al mese; quindi, voi sapete come sono le parcelle degli avvocati, trenta atti al mese, per duemila euro al mese andava pure bene, pure per loro. Me ne sono dovuta andare perché questo è andato in carcere, perché è un costruttore, c’è stato pure tutto un casino sui giornali. Quindi, mio marito ha detto: “Ora te ne devi andare da là!”, ho detto: “Io già sono stata nei casini fino ai collo”, “Vattene subito!”. Ancora come legale... lui non li ha mai conosciuti neanche loro, lui mi ha detto per qualche cosa: “Magari tu non hai l’esperienza di un avvocato, firmi un atto che non devi firmare, passi qualche problema!”»

SE AVESSI SAPUTO NIENTE ESCORT
«Ma io tante cose... non è che a me mio marito... se mio marito fosse stata una persona che con me parlava di tutto, penso che non si sarebbe ritrovato con la escort».
P.M. «Perché lei, poi, l’ha letta l’ordinanza...»
A.T:«In linea generale, avevo accanto una tossica e una che gridava nella cella affianco».
P.M.  «Ha visto che, in realtà, c’è sempre un collegamento tra queste dazioni di denaro e le vicende giudiziarie, nel senso lei avrà letto sicuramente alcune intercettazioni, in cui si usano anche espressioni: “Il presidente lo mettiamo in ginocchio, sta con le spalle al muro..?”
A.T.:«Sono di Lavitola, però. Perché lui ha questo modo di parlare di cazzo».

CI FACEVA CHIAMARE DALLE CABINE

«Avevamo capito che questo era un mezzo matto! Io e Gianpaolo fino alla fine ci abbiamo anche creduto che lui. Non avesse nessun tipo di... e può darsi anche che sia così, io non lo dico, perché io non la so la verità, non sto nella testa di Lavitola, però che lui fosse un personaggio un po’ sopra tra le righe, parlasse al telefono in questa maniera! Pensi che Gianpaolo chiuse il telefono, venne in macchina, io stavo con lui, perché noi chiamavamo dalle cabine, perché lui: “Chiamate dalle cabine!”, ci metteva delle ansie mai viste! Invece, sarebbe stato tanto meglio prendere il mio cellulare sotto controllo...»
G.I.P.«Anche il fatto di chiamare dalle cabine?»
A.T.:«Certo, perché lui diceva: “Non vi devono
intercettare, sennò scoppia il putiferio...!”»...

DENUNCIAMO VALTER PER TRUFFA

«Se è vero che lui ha avuto questi soldi e se l’è rubati, perché lui ha detto di sì ma finché non c’è la prova io non lo so, se è vero che lui l’ha avuti e se l’è presi, io e mio marito anziché stare in carcere dovremmo denunciarlo per truffa. Cioè, noi siamo due vittime...».

NICLA: INTERROGATE BERLUSCONI
P.M.: «Sulla base di quello che lei ha detto, sembrerebbe che il presidente fosse sempre disponibile... Abbiamo sentito dei testimoni, dei suoi collaboratori, da cui risulterebbe il contrario!».
A.T.:«Ma perché non lo chiamate il Presidente!? Perché non lo interrogate?».

a cura di Roberta Catania e Giampiero De Chiara

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Commenti all'articolo

  • maurnarg

    11 Settembre 2011 - 12:12

    Ma che razza di mondo frequenta il Presidente del Consiglio dell'Italia?!

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  • tamiso

    11 Settembre 2011 - 08:08

    gli faceva tanta paura era un mezzo matto che glie l'ha pure data ma per favore la smetta di prendere in giro la gente che lavora a gia dimenticavo "dovevano" andare in ferie a Cortina sti poveracci bifolchi.

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  • tuccir

    10 Settembre 2011 - 16:04

    La signora non è avvocato, non è iscritta all'albo, e basta vedere i suoi voti agli esami per capire quanto interesse poneva negli studi. A quei tempi, infatti, insieme ad altre "colleghe", era solo interessata a frequentare uomini ricchi o rampolli della Bari bene (che è tutt'altro da quegli arricchiti che poi avrebbe frequentato con il marito. Forse avrà frequentato qualche master con la Santanché!

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  • giuliab09

    10 Settembre 2011 - 15:03

    e molti altri parlano meglio?...si capisce da questo il vero valore dei voti altissimi, delle lauree del sud!

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