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Le Regioni del Sud ci costano due volte quelle del Nord

Un miliardo per mantenere i consiglieri. La Sicilia con metà popolazione pesa due volte la Lombardia: 239 mld l'anno

Le Regioni del Sud ci costano due volte quelle del Nord
Un miliardo di euro all’anno per mantenere i consiglieri regionali e i loro cari. E più della metà va a Sud, nelle regioni dove c’è il 34,5% della popolazione italiana ma si è conquistato il 52,5% della spesa nazionale per i consiglieri regionali e addirittura il 52,7% della spesa nazionale per consigli, giunte regionali e personale assunto negli assessorati. Quelle stesse Regioni che sembrano destinate a crescere a dismisura ereditando prossimamente gran parte delle competenze delle province, hanno organici gonfiati a dismisura e spese pazze per la casta che ormai fanno impallidire quelle di deputati e senatori. Un miliardo di euro nel 2011 per mantenere i consiglieri regionali.

Poco meno di 7 miliardi di euro per mantenere anche giunte e apparati pubblici. Circa 239 miliardi di euro di spesa che si aggiungono alla già folle spesa pubblica italiana. Con cifre così fa quasi sorridere la gran cagnara che i governatori di mezza Italia hanno sollevato quando il governo centrale in finanziaria ha tagliato i trasferimenti agli enti locali. Sei miliardi in tutto, ma compresi i comuni e pure con proventi extra della Robin tax. Somme ridicole rispetto a quel fiume di denaro che attraversa i bilanci delle Regioni: percentualmente lo sforzo richiesto è assai minore del contributo di solidarietà sui redditi alti. I numeri pubblicati nella tabella qui in pagina sono tratti dai bilanci di Regioni e consigli regionali per il 2011, prima quindi dell’ultima sforbiciata. E fanno ben capire come sarebbe un gioco da ragazzi tagliare lì i costi della politica.

BUDGET FARAONICI
Il Sud soffre di sindrome faraonica: 174 milioni di euro per fare funzionare palazzo dei Normanni in Sicilia: è un consiglio regionale, ma si è dato lo status di un parlamentino con tutti i vizi del caso. Spende il doppio della Lombardia, che avrebbe il doppio degli abitanti. Ma se alla assemblea regionale si unisce anche la giunta di Raffaele Lombardo e il personale lì assunto a carovane, la spesa della Sicilia solo per i servizi della casta è il quadruplo di quella della Lombardia. Anche la Campania non  scherza. spende il doppio del Veneto solo per il consiglio, che diventa però più del triplo se si mettono insieme giunta regionale e personale assunto anche lì con una generosità che non ha eguali.

La radiografia della spesa regionale è impietosa con il Mezzogiorno di Italia. I governatori del Sud passano le giornate a fare convegni sul mancato sviluppo delle loro terre. Accade ormai da decenni. Quando però c’è da dividersi la torta, allo sviluppo preferiscono la vita della casta come al tempo dei Borboni. Preferiscono pagarsi e rimborsarsi da vicerè, farcire le strutture pubbliche di personale che non serve e che prima o poi andrà licenziato che aiutare davvero le loro popolazioni a crescere. Sembrano terre governate da una classe politica indietro di decenni sulla storia. Perché Sud e Isole fanno man bassa di tutti i capitoli di spesa per la casta e le clientele, ma quando poi c’è da fare investimenti, interessa meno. Spendono infatti 91,5 miliardi sui 239 complessivi: il 38,32%, che non è poco visto che in quelle regioni risiede il 34,5% della popolazione italiana. Ma la differenza è notevole.

CASTA NON CASTA
Per la casta ad esempio le regioni del Nord Est, dove risiede il 19,20% della popolazione, spendono il 12,46% della torta. Quelle del Nord Ovest dove abita il 26,80% degli italiani, spendono solo il 18,15% del totale. Quelle del centro hanno una sola eccezione: il Lazio. Ma la Toscana è morigerata e compensa: lì risiede il 19,71% della popolazione e per la casta si spende meno del dovuto: il 16,89% del totale.

di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • roda41

    15 Settembre 2011 - 12:12

    in qualche modo ci sono escamotages per superare il problema e poi si dice che si cost a ma almeno si evita una delinquenza o peggio.Solo,con obiettività se tutta questa fetta di persone lavora bene,almeno qualche problema in meno ai sarebbe.I forestali ad es. a me sembrano importanti per il patrimonio di una regione ecologia ecc....meglio loro in più e disoccupati in meno che comunque non fanno nulla,frustrati,arrabbiati e quel che ne segue.

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  • blumarine

    15 Settembre 2011 - 08:08

    No,caro Roda.Non sono i fessi che danno i soldi.Il vero problema è sempre lo stesso.Al sud manca il lavoro. Già cosi,con tanti disoccupati, è una polveriera pronta ad esplodere,figurati cosa succederebbe se le istituzioni locali,licenziassero i dipendenti in esubero.Il lettore che si domandava a cosa servivano tutti quie forestali assunti in regione Calabria,ecco la risposta.Lo stato, come recita la costituzione,è una repubblica fondata sul lavoro,ma se non crea le condizioni per creare lavoro,attraverso la realizzazione di infrastrutture atte a consentire lo sviluppo,deve per forza tamponare in altro modo,per evitare una certa e possibile rivoluzione.Non dico quindi che è colpa del sud,il fatto che le regioni costino il doppio rispetto a quelle del nord.Volevo vedere che non fosse cosi.Non ci meravigliamo,quindi,manca la volontà politica per risovere il problema.A tutti va bene che le cose rimangano cosi.

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  • roda41

    14 Settembre 2011 - 21:09

    sono i fessi che danno i soldi?

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  • blumarine

    14 Settembre 2011 - 19:07

    Che le regioni del sud costano troppo rispetto a quelle del nord,è del tutto normale.Mi stupisco che ci si meraviglia di ciò.Provate a chiedervi il perchè, e le cause che determinano tutto ciò,ed avete la risposta semplice e chiarificatrice.

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