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Il Pd e i soldi della Serravalle: servivano per l'affare Unipol?

Tangentopoli rossa. Tabacci denuncia: "Triangolazione di denaro per la scalata Bnl". Un macigno per Penati

Il Pd e i soldi della Serravalle: servivano per l'affare Unipol?
Questa non ènotizia di cronaca giudiziaria, e però diventa importante proprio alla luce dell’inchiesta della Procura di Monza su Penati e le mazzette e la cessione nel 2005 di azioni  “Milano Serravalle” dal gruppo Gavio alla Provincia di Milano, allora guidata dallo stesso Penati. Perché lunedì sera, alla trasmissione di Gad Lerner su La7, Bruno Tabacci - attualmente assessore a Milano e deputato rutelliano - ha in sostanza ribadito una convinzione per la verità espressa anche anni fa. Quando apertamente sosteneva che «parte della plusvalenza di 179 milioni incassata da Gavio dopo aver venduto alla Provincia quelle azioni è stata utilizzata per appoggiare la scalata dell’Unipol alla Bnl». Significa oltre 40 milioni di euro (40,9, per la precisione): tanto spese Gavio per acquisire lo 0,5 per cento della Banca Nazionale del Lavoro e metterlo a disposizione della Unipol di Consorte - allora del tutto organico a quelli che si chiamavano Ds - impegnato nella conquista (fallita) dell’istituto.

E dunque, a L’infedele Tabacci è tornato sull’argomento. Parlando di «sistema di potere» che andava emergendo. Collegando le due scalate bancarie di quell’estate 2005 - quella di Unipol a Bnl e l’altra della Popolare di Lodi verso Antonveneta. E sulla prima: «Quando tra la primavera e l’estate del 2005 si consolida questa operazione della “Milano Serravalle”, accade un fatto secondo me del tutto sproporzionato, perché non c’era alla base una ragione di politica industriale o di trasporto. Anzi, viene rotto un patto di sindacato fra Comune e Provincia di Milano». Un fatto del tutto sproporzionato - a cominciare dal prezzo che la Provincia pagò  - che ancora  attende d’essere esaurientemente spiegato.
Com’è noto, i magistrati ora ipotizzano che l’operazione Serravalle nascondesse delle tangenti  - per questo hanno indagato il manager del gruppo Gavio, Bruno Binasco. E stanno esaminando le carte sequestrate negli uffici di Tortona - bilanci, consulenze e quant’altro. Ma per eventualmente allargare le indagini alla scalata Unipol - eventualità ancora improbabile - di certo attendono la sentenza del processo relativo alla scalata, attesa per ottobre. In particolare: c’è da capirese l’acquisto da parte di Gavio delle azioni Bnl sia avvenuto dopo quel 29 luglio 2005, data dell’operazione Serravalle, e allora anche giudiziariamente potrebbe - potrebbe - essere ipotizzato un nesso. Se invece l’intervento di Gavio nella faccenda Unipol-Bnl fosse precedente, diventerebbe difficile collegare direttamente i fondi incassati dalla Provincia di Penati a quelli versati in aiuto di Consorte.
Per il resto: ieri il tribunale del Riesame ha bocciato la richiesta di scarcerazione avanzata dai legali di Pasqualino Di Leva, l’ormai ex assessore all’Edilizia di Sesto San Giovanni accusato di corruzione. Di Leva resta in cella. E oggi il Riesame si pronuncerà su Marco Magni, anch’egli agli arresti.

Peraltro, aveva chiesto d’essere sentito dal pm Walter Mapelli Michele Molina, specializzato in centri commerciali e indagato per corruzione nel filone che lo collegherebbe a Renato Sarno e al progetto - non realizzato - dell’Idroscalo center di Segrate. Ma ha preferito mandare a Monza il suo avvocato. Il quale ha depositato una memoria difensiva di 6-7 pagine, si nega ogni addebito. A tirarlo in ballo è sempre Piero Di Caterina, che sostiene d’aver saputo da Sarno - l’architetto vicino a Penati anch’egli indagato - di rapporti con Molina «opachi e anomali» tra il 2007 e il 2008, facendo riferimento a «passaggi di denaro». Per Di Caterina lo stesso Penati, allora presidente della Provincia di Milano, avrebbe avuto contatti con Molina e Sarno. «Molina ha visto Sarno in una sola occasione, durante la messa a punto di un team di progetto per la Pedemontana - ha sostenuto l’avvocato di Molina -, ma poi di quel progetto non se n’è fatto più nulla. Il mio assistito non conosce nessuno degli altri personaggi coinvolti, Penati lo ha incontrato solo in occasioni ufficiali. Né ha mai lavorato a Sesto San Giovanni».

di Laura Marinaro
Andrea Scaglia

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