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Italiano ucciso a Panama

Sudan, arrestato un toscano

Italiano ucciso a Panama
Dino Remedi, cittadino italiano residente da anni a Panama, è stato ucciso ieri durante un tentativo di rapina nella propria abitazione nella località di Chiriquì: la conferma della morte è arrivata direttamente da fonti dell'ambasciata, che è in contatto con i familiari in Italia. Remedi, 65 anni, originario di Belluno, aveva lavorato negli anni '80 per una società di ingegneria italiana nella costruzione di una centrale elettrica, e successivamente era rimasto a vivere nel paese. Il tecnico italiano è stato ucciso durante una rapina, ha precisato la polizia di Chiriquì (a 450 km dalla capitale), aggiungendo che tre malviventi gli hanno sparato dopo essere entrati nella sua abitazione, ferendolo al braccio e al torace.
Tecnico italiano arrestato in Sudan - Nel frattempo un tecnico italiano della ditta Cec International Spa (Gruppo Gitto), Pier Albino Previdi, 64 anni, è stato arrestato a Juba, nel sud del Sudan, con l'accusa di mancati pagamenti di alcune commesse, scattata in seguito alla denuncia presentata da un'azienda sudanese. Sulla vicenda si è mobilitata la Farnesina che, tramite l'ambasciatore d'Italia in Sudan, Roberto Cantone, ha subito contattato le autorità locali per seguire il caso del connazionale originario di Marrodi (Firenze). Inoltre, Giuseppe Morabito, direttore per l'Africa del ministero degli Esteri, ha interessato della vicenda anche l'ambasciatore sudanese a Roma, Rabie Hassan Ahmed.
Alla Cec, spiega Tommaso Previdi, figlio del tecnico arrestato, verrebbe contestato il pagamento di due assegni da parte di una ditta subappaltatrice sudanese che li ha considerati non validi e che, per rivalersi del mancato pagamento, avrebbe interessato le autorità sudanesi. E per questo, prosegue Tommaso Previdi, è stato arrestato Pier Albino Previdi. “Mio padre è completamente estraneo ai rapporti tra la Cec e le altre ditte che lavorano in Sudan - ha detto Tommaso Previdi, che è in contatto con la Farnesina -. Ha solo un incarico di consulenza esterna, non è un dirigente della società, quindi non ha trattato, nè emesso, nè firmato quegli assegni. Ora però è come se lo tenessero in ostaggio per una vicenda in cui non c'entra nulla”.

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