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Così le donne di Berlusconi mettono a nudo il Pd

Dietro alle Papi girls ci sono i D'Alema boys. La Procura di Monza chiama Bari: vuole le carte sugli amici del Baffino

Così le donne di Berlusconi mettono a nudo il Pd
Dalla Puglia a Sesto San Giovanni, da destra a sinistra - o viceversa, ch’è uguale. Nel senso: uno scorre gli atti delle due inchieste che in queste settimane tengono banco - quella di Bari, con le escort e Berlusconi e il procacciatore Tarantini e i tentativi d’inserirsi negli affari di Finmeccanica e Protezione Civile, e poi quell’altra indagine di Sesto San Giovanni, con l’ex campione del progressismo lombardo Penati indagato e poi le speculazioni immobiliari e le presunte tangenti legate alla cosiddetta operazione Serravalle fino all’ipotesi di finanziamento illecito del partito - ecco, uno le affianca e i punti di contatto ci sono. Tanto che, e questa è la notizia da cui partire, la Procura di Monza si prepara a chiedere l’acquisizione del fascicolo curato dai colleghi pugliesi. Il pm brianzolo Walter Mapelli ha già incaricato i collaboratori della Guardia di Finanza di studiare la richiesta formale, così da elencare i punti di contatto fra i due procedimenti.

Il «comitato d’affari» - Notizia, questa, d’affiancare a quella che giunge ancora dal capoluogo pugliese. Con l’apertura d’un nuovo filone d’indagine, che stavolta lascia sullo sfondo le signorine e punta invece a far luce sugli appalti milionari a cui Tarantini mirava. La ciccia, insomma, dopo tante tette-e-culi. E centrale sarebbe l’incontro avvenuto il 21 gennaio 2009 all’hotel De Russie di Roma, in cui si discuteva per l’appunto di un appalto da 55 milioni, da smembrare e poi far vincere agli amici dello stesso Tarantini. Riunione a cui parteciparono, oltre a Giampi, Lea Cosentino (la famosa lady Asl) e gli imprenditori pugliesi Cosimo Catalano ed Enrico Intini.
Ecco, Enrico Intini. Di lui, in questi giorni, si è parlato parecchio - ed è bene precisare che non risulta indagato. In ogni caso, si legge nell’ordinanza compilata dalla Polizia Tributaria di Bari che quando Tarantini «aveva abbandonato il progetto iniziale di entrare in politica col sostegno del presidente Berlusconi per quello, più redditizio, di entrare nel circuito dei lavori per le grandi opere pubbliche», il progetto prevedeva «il coinvolgimento, per il tramite dell’amico Salvatore Castellaneta [anche questo un nome da tenere a mente, ché ne riparleremo, ndr], di Enrico Intini, imprenditore a capo dell’omonimo gruppo di Noci (Ba) operante nel settore delle infrastrutture». E dunque, Tarantini s’incontra con Intini il 30 settembre 2008 proprio nello studio di Castellaneta, e «dopo tale incontro, Tarantini riferiva a Castellaneta di aver illustrato a Silvio Berlusconi i progetti del Gruppo Intini». Questo per poi arrivare a Bertolaso e agli appalti della Protezione Civile. E della questione, dei progetti di quello che viene definito un «comitato d’affari», Tarantini discute anche con Roberto De Santis, «imprenditore nel settore delle energie rinnovabili, oltre che immobiliare, che appariva come colui che lo ha guidato e consigliato nei rapporti d’affari in contesti istituzionali».

Fin qui gli atti di Bari. E ora risaliamo fino a Sesto San Giovanni, la ex Stalingrado d’Italia un tempo (ormai lontano) emblema del comunismo alla milanese. Qui, come detto, i magistrati di Monza indagano sul cosiddetto “sistema Penati”. Con l’ex sindaco di Sesto ed ex presidente della Provincia di Milano nonché ex capo della segreteria politica di Bersani al centro di un presunto intreccio di malapolitica e malaffare: imprenditori che pagano  i politici per ottenerne favori professionali, e politici impegnati per anni a raccogliere fondi sottobanco. Il punto di contatto fra l’inchiesta di Bari e quella di Sesto è rappresentato - manco a dirlo - da una società immobiliare: la “Milano Pace”. Viene costituita nel 2003 e si chiama come il progetto che sottintende, roba da 100 milioni di euro: un complesso residenziale costruito su un’area di 46mila metri quadrati, per l’appunto a Sesto San Giovanni. Progettato da Renato Sarno, architetto pugliese vicinissimo a Penati e indagato poiché considerato dai pm l’intermediario di un’altra operazione immobiliare, che sarebbe invece fasulla e collegata alla tangente pagata per l’operazione Serravalle - la vendita, da parte del gruppo Gavio, di azioni della società Milano Serravalle alla Provincia guidata da Penati, con spesa esorbitante da parte dell’ente pubblico e guadagno netto per l’imprenditore di 179 milioni di euro.

Tutti nella stessa società - Ecco, della “Milano Pace”  Sarno è socio. Mentre presidente, e amministratore delegato fino al 2009, è proprio Roberto De Santis, peraltro amico e ai tempi compagno di partito di Massimo D’Alema, cui nel ’94 vendette la famosa barca Ikarus. E azionista di maggioranza è poi Enrico Intini, la cui amicizia con D’Alema - «...anche se non credo nemmeno sappia davvero che cosa faccio...» - veniva rimarcata nel gennaio 2009 dal Corriere della Sera.  (E intendiamoci, qui non s’insinua affatto  che D’Alema sia in affari con De Santis o con Intini, ma tant’è). E ancora: tra i sindaci compare anche il nome di Salvatore Castellaneta, colui che mise in contatto Intini e Tarantini - si ventilava fosse il proprietario della masseria da cui D’Alema annunciò la «scossa» al governo Berlusconi poco prima dell’esplosione del caso D’Addario, ma la notizia è stata smentita.
Dice: e che cosa c’entra questa “Milano Pace” con l’inchiesta su Penati? C’entra. Perché proprio la “Milano Pace” risulta fra i finanziatori di “Fare Metropoli”, la fondazione che faceva capo al politico del Pd e su cui la Procura sta indagando - in teoria doveva essere un’associazione culturale, in realtà i contributi andavano quasi tutti ai comitati elettorali che sostenevano lo stesso Penati. E sempre fra i finanziatori di “Fare Metropoli” figura anche Sma, la società di Intini. E non è tutto. Perché  del progetto “Milano Pace” ha parlato anche Piero Di Caterina, colui che sostiene d’aver negli anni versato sottobanco almeno tre milioni e mezzo di euro a Penati.
Basta così. Almeno per ora.

di Laura Marinaro
 e Andrea Scaglia

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Commenti all'articolo

  • capitanuncino

    21 Settembre 2011 - 17:05

    di assistere al film "Le donne di Mandingo"Film cult d'eccellenza degli anni 70....E di certo non erano due suore che lo interpretavano.Sputtanamento continuo da un anno.E sempre da una sola parte ben conosciuta."Chi è senza peccato scagli la prima pietra"Disse il Signore nella Sacra Bibbia....Siccome hanno la faccia come il posto in cui non batte mai il sole...Sai la sassaiola?

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  • cioccolataio

    20 Settembre 2011 - 14:02

    Dovra' convenire che il primo passo per una soluzione politica, come lei chiede, sarebbe il ritiro del Cavaliere a vita privata. A questo punto non e' piu comunque un interlocutore credibile e, soprattutto, accettabile. Altrimenti lei vuole la botte piena e la moglie ubriaca o, se preferisce, gli avversari di questo indecente Presidente del Consiglio cornuti e mazziati!

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  • bepper

    20 Settembre 2011 - 11:11

    E' proprio vero, è in atto un complotto. L'unico berlusconiano del Pd viene travolto da scandali. Allora ditelo che ce l'avete con Burlusconi e non vi fermate dinanzi a niente.

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  • vin43

    20 Settembre 2011 - 10:10

    E’ come scoperchiare una grossa tomba all’interno della quale ci sono altre tombe. Ovvero in ogni città, paese e paesino c’è da scoprire un sistema Penati. Sono tante le aree dismesse da fabbriche o opifici che, ritornando nella proprietà comunale, sono state “acquistate” da amici di amministratori dando inizio a una serie di corruttele. Per ottenere quelle aree si è ricorso a tutti i mezzi legali e NON. Un sistema di compravendite fittizie e fitte, tale da scoraggiare qualsiasi inchiesta. Che dire di lasciti immobiliari a Comuni e Parrocchie da parte di gente pia allo scopo di beneficiare i meno abbienti ma sui quali sono state costruite palazzine lussuose e acquistate per pochi soldi da gente facoltosa ovvero amici degli amici?

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