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Condannato a essere padre anche se il figlio non è suo

Test del Dna prova che il padre è un altro ma il Tribunale sammarinese gli impedisce di disconoscerlo: "Non c'è stato adulterio"

Condannato a essere padre anche se il figlio non è suo
Certo che a volte le sentenze sono proprio strane. Dopo l'obbligo di risarcimento al coniuge in caso di corna particolarmente lesive - come se poi ci fossero sofferenze degne di esser risarcite e altre no - arriva la condanna a fare il padre. Eppure è successa anche questa, che forse è ancora peggio. L'esame del Dna dice che quel bambino non è suo figlio, ma lui non può disconoscerlo perché secondo il Tribunale di San Marino non c'è prova di adulterio da parte della madre, così racconta il quotidiano il Giorno. Da dove viene dunque quel bimbo? Pare il segreto di Pulcinella. Basta un poco di buon senso, unito alla comune esperienza per capire che la soluzione del caso non è così complicata. Ma la legge si sa, e per fortuna, non ragiona con le logiche del comune sentire. Il rigore delle prove gravi, precise e concordanti non fa eccezioni. Eppure vien da continuare a pensare: quale prova più schiacciante della presenza di bambino, può testimoniare l'avvenuto tradimento?

L'ipotesi della fecondazione - Scartata l'ipotesi di adulterio per assenza di prove sufficienti, lo stesso Tribunale del Titano avanza una soluzione alternativa: "E se ci fosse stata una inseminazione artificiale, di tipo eterologo (il donatore è esterno alla coppia, ndr) e poi qualcuno si è pentito? In questo caso non c'è stato nessun tradimento ma il Dna ci dirà che quello non è il padre".

La parola al padre - "Sono sposato con una donna di origine straniera dalla quale, almeno cosi ritenevo - racconta l'uomo - ho avuto un figlio. Io e mia moglie da qualche tempo ci siamo separati. Nel corso della separazione mi sorgono fortissimi dubbi sul fatto che il bambino sia effettivamente mio figlio. Decido dopo molti tormenti di iniziare la causa per verificare se io ero o no il padre e di farlo finché il bambino è piccolissimo. La causa è stata lunghissima, perché mia moglie rifiutava di dare il suo consenso per fare la prova del Dna sul bambino. Preciso che è sufficiente un goccio di saliva, niente di invasivo per lui che non ha colpa di nulla. Di fronte alle lungaggini causate da mia moglie, il giudice decide di nominare un curatore, il quale dice che la prova sarà da fare. Risulta purtroppo che il bimbo non è mio figlio. Addolorato per questa conferma, ma convinto di dover far prevalere la verità finché il bambino è piccolo e attendo fiducioso la sentenza. Ma quando arriva è uno choc: dice che io sicuramente non sono il padre, ma ho perso la causa e resto ugualmente padre. Il motivo? Secondo il giudice non c'è prova di adulterio e il Dna non è sufficiente a dimostrare che mi abbia tradito. Il bambino non è mio figlio, ma io dovrò essere lo stesso suo padre e lui, mio figlio, e non conoscerà mai il suo vero papà".

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Commenti all'articolo

  • TOMMA

    21 Settembre 2011 - 12:12

    Di questo passo, a qualcuno salterà il grillo in testa e, magari, si accontenterà di bastonare sonoramente il magistrato in questione. A costui lo condanneranno all'ergastolo perpetuo e sena appello: ma detti magistrati forse cominceranno a capire qualcosa.

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  • kumachan

    21 Settembre 2011 - 08:08

    Al tribunale di Venezia di primo grado, il giudice ha scritto in sentenza che se io non avessi testimoniato che mio padre aveva ragione... il giudice gli avrebbe dato ragione anziche` torto. Cosa che tra l`altro mi fa star male ogni volta che ci penso, poiche` (grazie ad una sentenza assurda) ho danneggiato mio padre.

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  • chiavari

    21 Settembre 2011 - 00:12

    Il protagonista di questa storia, insieme a Gheenae che ne racconta una simile, ha un solo torto, non essere un magistrato, se lo fosse stato nessun problema la consorte avrebbe perso la causa in partenza per una semplice questione di corporazione, la più potente, tutelata, insindacabile e ingiudicabile, la corporazione dei magistrati. La P2 a questi gli fa un baffo.

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  • Armadillo

    20 Settembre 2011 - 20:08

    Il mio primo pensiero va al povero "padre", il secondo al giudice che ha concepito una sentenza così scellerata. Ho sempre pensato che il legislatore italiano fosse demenziale, ma a volte chi la legge dovrebbe applicarla con buon senso riesce perfino a superarlo! Il padre forzato afferma che al bambino sarà così negata la possibilità di conoscere il padre biologico. Io credo che, purtroppo, nemmeno la madre del bambino sia sicura di chi l'abbia resa gravida.

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