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Il guaio (e il giallo) di Linate: beffa i controlli e parte

Scalo milanese, voragine nella sicurezza. Un uomo con tratti occidentali e un trolley passa sotto a un metal detector spento e sparisce

Il guaio (e il giallo) di Linate: beffa i controlli e parte
Non ha dovuto minacciare la sorveglianza né scattare come un centometrista verso l’imbarco. Per mettere in crisi l’aeroporto di Linate, gli è bastato sganciarsi dallo sciame di passeggeri in coda e camminare a passo svelto alle cinque del pomeriggio sotto un metal detector non attivo. Trent’anni, lineamenti occidentali, un trolley. L’uomo senza volto è riuscito a eludere i controlli e dileguarsi indisturbato nel city airport: forse temeva di perdere l’aereo, oppure voleva semplicemente fare il furbo e superare i passeggeri che lo precedevano aspettando il proprio turno davanti ai rilevatori.  La scorciatoia di “mister x”  ha indispettito alcuni passeggeri che hanno segnalato il blitz alla Polaria: quando la control room dell’aeroporto lo ha individuato sugli schermi del circuito di videosorveglianza, però, l’uomo era già scomparso. Con ogni probabilità, era riuscito a imbarcarsi prima che la sicurezza lanciasse l’allarme.  Di lui nessuna traccia. L’unità di crisi di Linate, mezz’ora dopo le 17, ha  bloccato i voli in partenza e fatto scattare l’allerta anti-terrorismo: mentre la hall dell’aeroporto precipitava nel caos, gli aerei in partenza venivano setacciati ad uno ad uno senza successo. Polizia, carabinieri, unità cinofile.

Le perquisizioni di massa, però, sono andate a vuoto. La speranza di scovare l’uomo sul volo di Francoforte, come avevano suggerito alcune testimonianze, è durata il tempo di passare in rassegna carte d’identità e passaporti (tutti regolari). Nel tabellone di Linate, ogni pomeriggio, dalle cinque alle sei si accavalla una manciata di voli. Parigi, Francoforte, Catania, Londra.  Lo scalo è rimasto congelato per oltre due ore; alle otto di sera, l’unità di crisi ha dato il via libera per far decollare gradualmente gli aerei dopo la seconda ispezione.  I metal detector dell’aeroporto sono 15, ma vengono accesi in numero variabile a seconda della ressa di passeggeri diretti all’imbarco. Dieci-dodici nelle ore di punta, cinque o sei nei periodi di “morbida”. Ogni varco è tenuto d’occhio da tre addetti di sorveglianza, mentre la polizia garantisce sempre la presenza di agenti dietro le barriere.
 
All’uomo senza volto, però, sono bastati pochi secondi per passare sotto l’apparecchio spento e far perdere le proprie tracce: le forze dell’ordine, che sottolineano l’«assenza di comportamenti sospetti», hanno visionato tutta la notte anche le immagini delle altre telecamere a circuito chiuso. Le autorità aeroportuali hanno ordinato l’evacuazione delle aree di imbarco, per ricominciare  i controlli di sicurezza; le ispezioni, dopo i primi tentativi andati a vuoto, sono stati estesi anche agli aeroporti dove erano previsti voli pomeridiani in arrivo da Linate. Dentro la caccia all’uomo, fuori il caos. Per ore centinaia di passeggeri sono rimasti imprigionati nello scalo cittadino. Evacuate le sale d’attesa, tutti a terra.
I passeggeri in cerca di informazioni hanno cominciato a telefonare a casa stupefatti. Bruno Toraldi, manager, stava aspettando l’imbarco verso Roma: «Qui nessuno ci ha detto nulla» racconta, «c’è stata un po’ di tensione. Abbiamo visto la polizia andare avanti e indietro, ci hanno chiesto i documenti almeno tre volte». Mano a mano che passava il tempo, tra gli inquirenti si faceva largo l’ipotesi di un «semplice sprovveduto» che ha sfruttato una falla per dirigersi all’imbarco. Un po’ come successe nel gennaio 2010 a New York, quando uno studente di origine cinese aveva superato i varchi per dare un bacio alla fidanzata penetrando nell’area “sterile” e facendo scattare il panico tra i passeggeri.

Alle dieci di sera, ieri a Linate è partito con tre ore di ritardo l’ultimo volo paralizzato durante le vane ricerche. Del viaggiatore frettoloso, nessuna traccia. Nonostante la caccia all’uomo in mezza Europa. Con ogni probabilità, infatti, è bastata una mossa da furbetto per far perdere completamente le proprie tracce. Di “mister x” si sa soltanto che è bianco, si aggira sui trent’anni e viaggiava con un trolley al seguito. L’identikit di migliaia e migliaia di viaggiatori che ogni giorno bazzicano l’aeroporto di Linate. Per gli investigatori è «esclusa» la pista del terrorismo, ma questo rende ancor più inquietante la voragine nella sicurezza del Forlanini.  Una vera beffa. Mentre decine di agenti  cercavano l’uomo misterioso all’interno dell’aeroporto, infatti, quasi sicuramente l’uomo era già in volo verso al propria destinazione. Indisturbato e felice di aver saltato la fila.

di Massimo Costa

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Commenti all'articolo

  • neugenio

    22 Settembre 2011 - 14:02

    Secondo me questo dipende da una scarsa preparazione del personale e dai sistemi di controllo inadeguati alla nuova situazione. Non sono un esperto in questa materia ma ho notato che in altri Paesi europei come la Germania non sfugge nulla e nessuno. E così deve succedere anche in Italia se non vogliamo sorprese devastanti come quelle capitate altrove.

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  • titina

    22 Settembre 2011 - 14:02

    Condivido ma " il c. . . come un ombrello " deve essere fatto anche a quelli che dovevano vigilare i metal detector in quel momento , cosa stavano facendo ? stavano dormendo ?

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  • antari

    22 Settembre 2011 - 10:10

    a napoli ti imbarcano senza controllare la foto sulla carta di identita'..

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  • raucher

    22 Settembre 2011 - 10:10

    dovrebbero fargli un c... come un ombrello , se non altro per i disagi e ritardi che ha causato agli altri malcapitati presenti in aereoporto.

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