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E così l'Europa frega l'Italia: Bruxelles costa 7 mld l'anno

Il divario tra i fondi versati e ottenuti pari a mezza manovra ordinaria. Per questo sono strane le resistenze della Bce sui Btp

E così l'Europa frega l'Italia: Bruxelles costa 7 mld l'anno
L’ultimo rapportino è stato trasmesso questa settimana in Senato dal ministro dell’Economia, Giulio Tremonti. Il titolo è “Relazione sui flussi finanziari con l’Unione europea”, e siccome i dati arrivano con un certo ritardo, è relativo al primo trimestre 2011. Il rapporto è di poche paginette, ma basta una tabellina a spiegare tutto, quella sul saldo netto dei flussi finanziari fra Italia e Unione europea.

Alla voce “accrediti” ci sono 3,9 miliardi di euro. Alla voce “versamenti” sono segnati 5,6 miliardi di euro. La somma algebrica per l’Italia è negativa: in tre mesi l’Europa è costata 1,7 miliardi. E rischia di essere ancora più sbilanciato. Perché gli accrediti hanno bisogno di opere e co-stanziamenti regionali perché siano effettivamente spendibili. E come ha spesso ricordato Tremonti, le Regioni italiane spesso perdono gran parte di quei fondi.

LA SPARTIZIONE

La parte del leone la fa la Puglia di Nichi Vendola: prende 74 milioni sui 188 erogati dal Fondo europeo di sviluppo regionale. Poi riceve 126 milioni sui 547 messi a disposizione dell’Italia dai fondi Feoga e Feasr (settore agricolo e sviluppo rurale). E ancora: 201 milioni di euro sugli 893 dei fondi strutturali erogati all’Italia.

In cambio da Roma sono stati girati a Bruxelles nei primi tre mesi 2011 3,9 milioni di euro di imposte sullo zucchero, 424 milioni di euro di dazi doganali, 668 milioni di euro di Iva e 4,5 miliardi di euro come quota del reddito nazionale lordo (Rnl), che è la voce che fa dell’Italia uno dei principali contribuenti dell’Unione europea.

Nella nota che accompagna il rapporto trimestrale Tremonti avverte che c’è stato un picco «nel mese di febbraio derivante in larghissima parte della corresponsione di una anticipazione sulle somme dovute a Bruxelles nei mesi successivi per fare fronte ad esigenze della tesoreria comunitaria». Ma anche con questa avvertenza, il primo trimestre 2011 non è così diverso da quelli precedenti.

 L’ Unione europea  è costata all’Italia 1,6 miliardi di euro l’ultimo trimestre 2010, altri 2,4 miliardi in quello precedente e ancora 1,3 miliardi il secondo trimestre 2010. Nell’anno che va da marzo 2010 a marzo 2011 da Bruxelles sono arrivati in Italia 7,8 miliardi di finanziamenti per lo più alle Regioni mentre Roma ha versato nelle casse dell’Unione europea 15 miliardi di euro. Quindi l’Italia ci ha rimesso 7,2 miliardi di euro in dodici mesi e non è cifra banale.

Al di là delle considerazioni sulla convenienza o meno di giocarci mezza manovra ordinaria ogni anno per restare attaccati all’Europa, le cifre dei flussi finanziari con Bruxelles dicono che l’Italia quando deve pagare viene ancora considerata un paese di serie A nel vecchio continente. E con le somme girate agli altri Paesi in questi anni (perché i contributi un po’ pagano la burocrazia europea, un po’ gli aiuti settoriali a paesi membri), si fa davvero fatica a capire tutte le resistenze viste fra agosto e settembre quando si è trattato di fare fronte comune in Bce alla speculazione finanziaria sui titoli di Stato italiani.

VIA D'USCITA

Tanto per capirci, la Banca centrale europea  finora ha speso poco meno di 23 miliardi di euro per acquistare da inizio crisi titoli di Stato soprattutto (ma non solo) italiani e spagnoli. A differenza dei 7 miliardi all’anno che l’Italia versa a fondo perduto  all’Europa (a cui va aggiunto il prestito alla Grecia, cui Roma ha partecipato per oltre 5 miliardi di euro), la Bce non ha dilapidato in quel modo le sue risorse: ha acquistato titoli che le daranno rendimenti più elevati del solito in grado di fare crescere il suo utile di bilancio. Non un cattivo affare, anzi.

Certo, pure tedeschi e francesi pagano alla Ue più di quel che ricevono in cambio, e vorrebbero esporsi e rischiare meno. Giocano in serie A anche loro insieme all’Italia. Se il tema per tutti è avere solo dividendi diretti dall’operazione, allora l’unica strada è quella di fare saltare il banco e sciogliere l’Europa e la sua moneta. Probabilmente nel breve periodo sarebbe un danno per tutta l’area, ma nel medio lungo uno dei Paesi che potrebbe avere più vantaggi è proprio l’Italia che con la moneta sa giocare come nessun altro paese, e ha un tessuto imprenditoriale che ancora non è riuscito a digerire la fine dell’epoca delle svalutazioni.

di Franco Bechis

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Commenti all'articolo

  • Il_Presidente

    27 Settembre 2011 - 13:01

    tutta la gentaglia migrante di infima qualità che ci obbligano a raccattare,mantenere,accontentare nelle arroganti richieste,curare,coccolare... Abbiamo 8 milioni di poveri e questi soloni europarlamentari si permettono di fare demagogie e sofismi per ciu dovremmo accogliere mezza Africa, la peggiore tralaltro. Tanto paga Pantalone e sotto i lussuosi palazzi degli europarlamentari di pusher multicolore e zingaraglia ladra non se ne vede!

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  • roda41

    25 Settembre 2011 - 09:09

    senza una regolamentazione,tutto si è raddoppiato perché l'euro ,l'hanno fatto valere e vale 1000 ,non 1936.27

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  • bepper

    24 Settembre 2011 - 22:10

    Gli indici di borsa non dipendono dal governo. I tassi del debito pubblico sì. L'ammontare del debito in valore dà un'idea di come va la dinamica della spese e se sei capace di controllarla. Nel primo governo Berlusconi il debito è aumentato di 270 miliardi, oltre 50 miliardi all'anno. Le previsioni di crescita di Tremonti furono sistematicamente sbagliate, non credo per incapacità, ma in questo modo si poteva fare una politica in deficit senza dichiararlo. Prodi incrementò lo stock di 75 miliardi, 35 all'anno. Fu costretto perché l'Italia incorse nella sanzione di deficit eccessivo. Ora siamo a 1912, più di 80 all'anno. E' chiaro che se aumenta il debito aumentano gli interessi. Non parlo dell'incremento dello spread BTP-BUND, sarebbe come sparare sulla Croce Rossa. La manovra tedesca prevedeva le famose misure per lo sviluppo, niente tagli alla ricerca ed alla scuola. A proposito in Germania c'è la tracciabilità. Nella classifica della competitività la Germania è 6^, noi 43^

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  • vgrossi

    24 Settembre 2011 - 20:08

    ... il DAX valeva circa 7500, l' ultima chiusura è 5164, un bel 45 % in meno ! sull' incremento del debito ho risposto a libero42. Il problema è, che B. sa benissimo che aumentare la tassazione significa uccidere l' economia, e quindi deve esser costretto dalla BCE a farlo (ecco il motivo delle ripetute e stucchevoli approvazioni della UE), credo: sa che le manovre manovrine e manovrette sono inutili, e cerca di limitare i danni. E la manovra della Merkel è servita a molto, come vedi ! Prelevare denaro con la tassazione è follia, si doveva DEtassare piuttosto, e TUTTI in Europa, anche i greci, porelli. Secondo me, se avessimo fatto una manovra alla Merkel ora avremmo un PIL non circa 0, ma a -5 o peggio. Ed il debito al 140 % se va bene. Non detassando, la via è solo inflazionare, come sembra stia facendo la BCE: voglio dire se crei NUOVA ricchezza, il debito progressivamente si sistema, ma se succhi denaro dall' economia già in crisi seghi il ramo su cui sei seduto, a parere mio....

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