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Giampi e Nicla ancora insieme coi tradimenti sui giornali

L'imprenditore e la moglie, usciti dal carcere, passeggiano mano nella mano ma tutti sanno delle corna. Come sono sopravvissuti in quel mare di fango?

Giampi e Nicla ancora insieme coi tradimenti sui giornali
Storie italiane, storie di intercettazioni telefoniche, panni sporchi appesi in piazza. Lui disse ai magistrati: «Quando mia moglie scoprirà che andavo a letto con le sue migliori amiche, mi lascerà». Era preoccupato, di mezzo c’erano pure le sue bambine. Voleva discrezione. Poi lesse le intercettazioni. E scoprì che anche la moglie si era data da fare, anche lei con l’amico di famiglia, lo stesso che li avrebbe pure bidonati.
Chiacchiere. Ironie. Illazioni. Intercettazioni che trasformano il privato in pubblico. Reati, forse. Tutti da accertare. Ma anche matrimoni che rischiano di finire a pezzi, intere vite distrutte.
E ora eccoli lì, Gianpi e Nicla, Tarantini e la moglie che insieme passeggiano per le vie di Roma. E viene da chiedersi come siano riusciti a sopravvivere a quel mare di fango che doveva rimanere fra quattro mura, come riescano a vincere l’imbarazzo. E quanto a lungo pagheranno, cosa diranno in famiglia, come si giustificheranno. O forse no, forse viene solo da chiedersi quanto pelo abbiamo sullo stomaco.
Eccoli lì. È  la prima sera insieme dopo i venticinque giorni di cella di Gianpaolo Tarantini. Per un mese non si sono parlati, neppure al telefono. Non potevano, i magistrati lo avevano vietato. Se si fossero incontrati, forse se le sarebbero dette di tutti i colori. Poi la libertà, il ritorno di Gianpi da Napoli, carcere di Poggioreale, a Roma, via Gramsci, l’appartamento in comune.

Eccoli lì. Lei ha un vestitino corto, stivali. Lui è in giacca, senza cravatta. Mano nella mano. E viene da chiedersi sul serio cosa si stiano dicendo, come siano riusciti a far finta che quelle intercettazioni, quei particolari, le amiche, le amanti, le escort, Valter e tutto il resto, non esistano. O forse no, forse non si dicono nulla, forse posano solo per i fotografi, e se così fosse sarebbe la cosa migliore, non ci sarebbero drammi accessori, non staremmo qui a scrivere questo articolo, a chiederci se è giusto, anche in presenza di un probabile reato, che le lenzuola diventino oggetto di inchiesta e discussione e in fin dei conti totale violazione delle più elementari regole su cui dovrebbe basarsi la civile convivenza. Eccoli lì, lei guarda in alto, indica qualcosa, anche lui volge lo sguardo all’insù. Si direbbero innamorati.
Istantanee di una vita dopo il terremoto delle intercettazioni, vecchie sicurezze che vanno in frantumi, routine familiare ormai impazzita, un puzzle da ricomporre. Di preciso non sappiamo. Non lo sapremo mai. Però, quanto deve essere difficile convivere con le pendenze giudiziarie, i pm che incalzano, gli avvocati, gli interrogatori. E pure quel macigno delle chiacchiere, quella specie di lente di ingrandimento che ha rovistato in camera da letto, ha messo a nudo umane debolezze, intrighi, corna. Lei che dà dell’ingenuo al marito, più che ingenuo, cretino è la parola corretta. Ma sarà poi fondamentale per un’inchiesta sapere se la moglie considera fesso il marito o lo ritiene un grande uomo? Lei decisa, autoritaria, che spiega al compagno Lavitola che è meglio fare in proprio, lasciare stare l’evanescente Gianpi. Lui che si preoccupa per le bambine. E chissà se un reato, in caso di moglie traditrice, ha un’aggravante.
Lo sappiamo. Gianpi non è uno stinco di santo. È  un faccendiere. Ha dilapidato una fortuna. Di lui hanno scritto che è un megalomane. E lei, con Valter Lavitola, c’è stata. E Valter, ad occhio e croce, non è neppure un tipo irresistibile. Dicevano che con ventimila euro al mese si stenta a campare. Facevano la bella vita e forse non la meritavano. Ma bisognava per forza riempirli di fango?

Eccoli lì. Lui le mette una mano sulle spalle. Al polso ha una serie di braccialetti. All’anulare, la fede nuziale. Camminano. Parlano. Tutt’intorno il buio di Roma. Lasciatecelo dire: a noi quella coppia di piccioncini puzza di farsa. Noi ci saremmo andati a rintanare in qualche posto. Loro no. Loro forse pensano che il carcere è lontano, che dinanzi hanno ancora una vita. Non sappiamo cosa possa passare nella testa di Gianpi e Nicla. Noi, se ci chiamassimo Gianpaolo, non vorremmo neppure essere soprannominati Gianpi. Ma era giusto parlare delle corna e di Valter e del marito cretino?
Istantanee italiane. Storie di intercettazioni telefoniche. E il dubbio rimane.
di Mattias Mainiero

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Commenti all'articolo

  • emilioq

    29 Settembre 2011 - 15:03

    Sono fatti di fango! Un po' più un po' meno, che importa!!!!!!!!!

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  • paolosidoni

    29 Settembre 2011 - 14:02

    scusate... ma chi se ne frega delle ripercussioni matrimoniali dei Tarantini? cosa c'entra con l'informazione? libero sta diventando come novella2000?

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  • vice

    29 Settembre 2011 - 13:01

    Il piu' grande magnaccia d'Italia spacciato per manager! Ma fatemi il piacere!, avrebbe detto sarcasticamente Totò.

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  • ubik

    29 Settembre 2011 - 12:12

    scaloppina e galoppino... :)

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