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Superaccusatori Curriculum dei pm sconfitti Mignini punito, la Comodi sconfessata

Mignini punito per abuso d'ufficio: "Non ha senso del limite". La Comodi bacchettata quando indagò il cardinal Giordano

Superaccusatori Curriculum dei pm sconfitti Mignini punito, la Comodi sconfessata
Ora, tanto per chiarire: non è che qui si voglia imbastire una generica accusa alla casta dei magistrati, né chi scrive è fra quelli che immaginano una confraternita di toghe complottarde che sempre trama nell’ombra.  E però, insomma, destano più d’una perplessità le dichiarazioni dei pm di Perugia. Con il sostituto procuratore Giuliano Mignini che alle telecamere denuncia, a proposito del processo per l’omicidio di Meredith Kircher, «una pressione mediatica inaccettabile» - e chissà se si riferisce a chi per anni ha dipinto Amanda Knox come una sorta di mantide manipolatrice, eventualmente per informazioni il pm può chiedere agli imbecilli che l’altra sera gridavano “vergogna” in piazza. E ancora Mignini, riguardo l’assoluzione dei due imputati, così commenta: «Purtroppo una decisione quasi annunciata» - annunciata più che altro dal fatto che, in aula, le ricostruzioni dell’accusa sono state smontate pezzo per pezzo. E forse non  si rende conto che, così facendo, insinua il dubbio che  la Corte abbia sentenziato facendosi condizionare da elementi diversi dal diritto, di fatto disponendo la scarcerazione di due assassini - che invece sono stati dichiarati innocenti da un tribunale dello Stato. E poi, comunque: si grida allo scandalo perché troppo spesso ci si permette di criticare una sentenza da pubblici pulpiti, e poi sono proprio i magistrati a farlo a telecamere spiegate: pure l’altro inquirente titolare dell’inchiesta, Manuela Comodi,   ha dichiarato che «è una sentenza che non fa giustizia».

BACCHETTATA DAL GUP
No, perché allora uno s’informa.  Cerca di ricostruire, non come e quanto i giudici fanno con la vita passata degli imputati ma insomma,  giornalisticamente  scavando.  Ed ecco: per quanto riguarda la dottoressa Comodi, peraltro nota anche fra gli avvocati per serietà e preparazione - e viene qui rimarcato senz’alcuna ironia -, ecco, la dottoressa Comodi condusse in un passato nemmeno troppo lontano un’altra inchiesta clamorosa, quand’era in servizio al tribunale lucano di Lagonegro. Si trattava  dell’indagine che mise sotto accusa per usura fra gli altri anche il cardinale di Napoli Michele Giordano.  Il quale nel dicembre del 2000 - quando la Comodi era da poco stata trasferita - venne assolto in udienza preliminare. Nelle motivazioni, il gup sottolineò «il magma di diverse rappresentazioni» emerse dall’inchiesta stessa, concludendo che «gli elementi indiziari non assurgono a dignità di prova in quanto difettano in essi i necessari requisiti della gravità, concordanza e precisione».

C’è da dire che la Comodi ha cominciato ad occuparsi dell’inchiesta sul delitto di Meredith nel maggio del 2008, sette mesi dopo l’omicidio, quand’ormai mancava poco alla chiusura dell’indagine. Tutta l’inchiesta preliminare è stata invece coordinata dal sostituto Mignini. Il quale  aveva poi chiesto d’essere affiancato da un collega proprio poiché impegnato in un’altra indagine clamorosa. Quella sul decesso di Francesco Narducci, trovato morto annegato nell’ottobre del 1985 nel Lago Trasimeno. E niente, questa faccenda - presa in carico per l’appunto dalla Procura di Perugia - venne collegata ai delitti del mostro di Firenze, e si parlò delle onnipresenti logge massoniche e vennero indagati avvocati e magistrati e giornalisti, e per la verità tutto pare finito in niente, con archiviazioni varie e non luoghi a procedere. E però, d’altro canto, proprio Giuliano Mignini e il poliziotto-scrittore Michele Giuttari - che in qualità di capo del Gides, il Gruppo investigativo delitti seriali, conduceva le indagini di Firenze e Perugia sul maniaco delle coppiette e sui mandanti - Magnini e Giuttari, dicevamo, furono messi sotto accusa per abuso d’ufficio, in sostanza accusati d’aver svolto accertamenti illeciti, arresti compresi.

E vennero processati, e poi nel gennaio del 2010 condannati in primo grado: un anno e sei mesi a Giuttari, un anno e quattro mesi a Mignini - pene sospese con la condizionale. E per quanto riguarda Mignini, così recitava la sentenza:  «La critica al modo di procedere è, in definitiva, di avere costantemente dimostrato nei suoi atti una mancanza di adeguata ponderazione e di senso del limite». E ancora: «L’azione penale è obbligatoria, ma ciò non significa che il pm debba qualificare in termini di illecito qualsiasi minimo spunto che consenta una vaga lettura in chiave accusatoria». Chissà se un eventuale ribaltamento del verdetto in Appello farà loro gridare allo scandalo.

SENSO DEL LIMITE
E comunque, intendiamoci, non è nemmeno che un errore professionale debba per forza segnare per sempre la carriera d’un magistrato - anche se “l’errore” di un pm può anche significare la galera per un innocente. E in ordine all’annoso dibattito sulla responsabilità civile dei magistrati - oggetto d’un disatteso referendum voluto dai soliti Radicali, rimasti unici e isolati a combattere per questioni di giustizia al di là delle logiche di schieramento - ecco, per questo si rimanda ad altri articoli. Per quanto ci riguarda, anche e soprattutto dopo una sentenza d’assoluzione, si vorrebbe dai pm proprio un po’ di «senso del limite». No, che non è neanche chiedere troppo.

di Andrea Scaglia





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Commenti all'articolo

  • lobadini

    06 Ottobre 2011 - 07:07

    bastava guardare la loro faccia e si capiva gia' tutto!! Due psicolabili

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  • angelux1945

    05 Ottobre 2011 - 18:06

    questa non è giustizia! lo può dire solo il popolo, un magistrato che lo dice come minimo deve dimettersi e come minimo il csm deve aprire una procedura contro questo pm!!! lo so che è un'utopia, ma in un paese democratico le regole vengono applicate a tutti i soggetti, no ad alcuni si ed ad altri no!!!!!!!!!

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  • tonipier

    05 Ottobre 2011 - 17:05

    " Non vi è errore giudiziario che non sia imputabile al giudice ", alla sua imprudenza, alla sua negligenza, alla sua malafede, hanno scritto Lailler e Venoven, autori di una importante raccolta di clamorosi errori giudiziari. L'errore è il prodotto teratologico della inefficienza della giustizia e costituisce la più grave onta alla dignità, al rispetto che si devono all'uomo ed alle collettività sociali-

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  • bellissimo

    05 Ottobre 2011 - 16:04

    A mio parere,in questo quadro investigativo,come in tanti altri casi,manca un elemento di supporto importante e cioè :dopo i giudici e dopo i RIS occorre pure una vera squadra investigativa,istruita appositamente nell'arte delle indagini e nella ricerca delle prove in stile tenente Colombo.Solo investigatori avezzi a far sempre questo lavoro,in sinergia con i RIS,hanno più probabilità,alla fine,di scovare il colpevole.

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