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Omar: mentre facevamo sesso Erika mi diceva di uccidere

La confessione a Matrix: voleva ammazzare anche suo padre. Mi chiedo perché odiasse tanto la sua famiglia. Io mi vergogno ancora

 Omar: mentre facevamo sesso Erika mi diceva di uccidere
«Erika mi chiedeva ossessivamente di uccidere la sua famiglia anche mentre avevamo rapporti sessuali per dimostrare di essere un vero uomo e amarla veramente». Sono le parole scioccanti di Omar Favaro, il protagonista della storia di amore e orrore di Novi Ligure, a dieci anni dalla strage.
La sua lunga fuga da obiettivi e taccuini di reporter curiosi finisce nello studio di Matrix davanti al microfono di Alessio Vinci. Il ragazzo di Alessandria, condannato a 14 anni di carcere per l’omicidio del fratellino e della madre della fidanzatina Erika, racconta la sua versione e svela nuovi aspetti della vicenda. «Mi chiedo ancora perché odiasse così tanto la sua famiglia», confessa riferendosi ad Erika, «pensavo fosse gelosia nei confronti del fratello, ma ora sono convinto che ci dovesse essere qualcos’alto perché quello non è un motivo sufficiente per uccidere nessuno».

Dice di rimpiangere «di non aver avuto la forza di aiutarla nel modo giusto» e non sembra turbato dai riflettori e dai flash dei fotografi. Omar è tranquillo. Parla con una sicurezza che non ti aspetteresti, conquistata dopo un lungo percorso di analisi che lo ha condotto infine al pentimento. «Per anni ho avuto l’incubo delle urla di Gianluca e della madre di Erika che le diceva “ti perdono, ti perdono”». «Sentivo quelle parole e andavo avanti e indietro nella cucina». Ma forse, con questa comparsata in tv, Omar cerca il perdono dei telespettatori. Si sa che la televisione a volte lava i peccati. Ma dopo quello che ha commesso non è possibile ascoltare  il signor Favaro senza un desiderio: spieghi, racconti, precisi, ma non faccia il divo. Non inizi a passare da uno studio tv all’altro, non cominci il tour che magari lo porterà all’Isola dei famosi. Eh, no...Parla di quella notte, dice «lei voleva uccidere anche suo padre, ma io ho detto me ne vado. Lei non voleva. Si è arrabbiata. Ma io ho detto no vado via e lei mi ha chiesto di prendere i coltelli». E spiega come, alla fine, Erika abbia rinunciato ad uccidere anche il papà. Lo stesso che per tutti questi anni non l’ha mai abbandonata, proteggendola dagli assalti mediatici più e meglio di qualsiasi avvocato difensore.

Adesso le immagini della ragazza rinchiusa in una comunità vicino Brescia scorrono sullo schermo davanti agli occhi di Omar. Sa che il prossimo 5 dicembre anche lei sarà libera. Alessio Vinci gli rivela che Erika avrebbe confessato a un’amica di temere che lui possa andare a cercarla, che possa tentare di incontrarla ancora una volta. Omar trasale. Spiega che «queste cose le vengo a sapere ora. In ogni caso non ho nessuna intenzione di rivederla. Le auguro di rifarsi una vita così come me la sto facendo io».  È in questo momento che la conversazione si sposta sulla situazione sentimentale e su quella ragazza, Debora Barbarito, che gli ha cambiato l’esistenza. Parla del loro rapporto, di come all’inizio si vergognasse del suo passato e di come ha nascosto la sua vera identità per paura che scappasse. Anche Debora ha parlato della loro storia. Anche lei in televisione, nei salotti delle maggiori trasmissioni pomeridiane. Agli spettatori di “Domenica Cinque” fa sapere che il loro è vero amore, tanto che annuncia di volere una figlia con lui.
In un certo senso gli ha aperto la strada. E ora che il primo passo è fatto, nessuno impedirà a Omar di andare su tutte le reti nazionali a raccontare di quando a sedici anni, il 21 febbraio 2001, ha ammazzato due persone. Chissà che non possa finire in un reality, magari con la fidanzatina del tempo, descritta da tutti come «una bella ragazza, solare, piena di vita», quasi a rispolverare le teorie di Cesare Lombroso. 
Ma ora è il tempo di Omar. La sua fuga è finita e vuole rischiare tutto. Quando il conduttore gli fa notare che «da stasera il ricordo della tua faccia da sedicenne verrà spazzato via dalla tua immagine attuale», non fa una piega. L’idea di essere riconosciuto per strada, non solo ad Alessandria, non sembra spaventarlo. «Ho accettato perché voglio rimettermi in gioco. La condanna penale l’ho scontata, ma il resto lo pago ogni giorno. Voglio avere una seconda possibilità».

La cerca in televisione, davanti a milioni di persone che, con molta probabilità, non potranno mai dimenticare che ha ucciso un ragazzino e sua madre. «Io non sono più quel ragazzo. Ora so cosa è giusto e cosa è sbagliato. Ho lavorato molto su me stesso e chiedo la possibilità di tornare a vivere. Temo il pregiudizio degli altri. Ho ancora vergogna e paura di non poter andare avanti». Parole simili a quelle di Erika nella recente intervista concessa a Panorama. Sembra quasi che, sotto sotto, anche loro siano vittime.
di Salvatore Garzillo

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Commenti all'articolo

  • crocodile21

    15 Ottobre 2011 - 09:09

    Alè!! ci risiamo, portiamo un altro stronzo sotto i riflettori, facciamogli fare qualche lacrimuccia davanti ai telespettatori....è così che si fa al giorno d'oggi: dare risalto alle persone che hanno sbagliato e ignorare i veri problemi.. a questo ragazza non farei niente, ma il conduttore di Matrix lo prenderei a calci nei coglioni e lo sbatterei fuori dall'azienda per la quale lavora.. cambi mestiere!!!!!

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  • perfido

    08 Ottobre 2011 - 00:12

    La famiglia era costituita anche dal padre, vero?. Quindi, non le hai dimostrato di essere un vero uomo, perchè non le hai ammazzato anche il padre. Pertanto, non potrai mai amarla veramente. Cerchi di trovare un pò di tempo libero e ragiona da "vero uomo". Nessun saluto.

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  • ottina

    07 Ottobre 2011 - 22:10

    Sapevo che a Matrix c'era questo tale ma non l'ho guardato, comunque avrebbero fatto meglio se non l'avessero invitato e per quanto mi riguarda all'epoca dei fatti io li avrei legati assieme, avrei inserito tra i legacci un bel filo di acciaio molto alto e li avrei fatti passare sotto i fili della 15000 V.

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  • nino.bixio

    07 Ottobre 2011 - 10:10

    Omar dice di "volere" una seconda opportunità, così come Erika. Quante pugnalate hanno dato al fratellino ? quante opportunità hanno dato a lui per difendersi ? Troppo comodo, ed è ora che qualcuno paghi veramente per quello che fa. Ammazzare per poi pentirsi ( la chiesa sa bene come fare) è un pò troppo comodo. Il perdono in questi casi non serve, quando si troverà il modo per far rivivere chi si è ammazzato allora si potrà perdonare. Certo che si può sbagliare, ma l'omicidio premeditato e così violento........non può avere perdono. Fabrizio

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