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Le quattro operaie di Barletta le ha uccise il Comune

Un esposto agli uffici tecnici presentato nel 2006 avvisava: se fate i lavori che avete in mente, l'edificio crollerà. Era vero

Le quattro operaie di Barletta le ha uccise il Comune
Altro che lavoro nero. La tragedia di Barletta ha un responsabile davanti a tutti: il locale comune, guidato da una giunta e da un sindaco del Pd. Perché ad ammazzare le quattro operaie e una bimba nel crollo dell’opificio non sono stati i 4 euro all’ora percepiti in nero, ma un disastro evitabilissimo e dovuto solo alla incuria degli uffici e perfino del consiglio comunale  della cittadina pugliese. A dimostrarlo è un documento esclusivo agli atti della giunta locale: una denuncia presentata da un cittadino restato anonimo (ma noto agli uffici) che fin dal 2006 aveva avvisato: se lavorate su quell’isolato come avete intenzione, crolleranno anche gli edifici intorno. Nessuno l’ha ascoltato. Purtroppo aveva ragione.

L’esposto risale addirittura a più di cinque anni fa. IL 4 maggio 2006 un anonimo “privato cittadino” di Barletta ha inviato agli uffici tecnici del Comune le sue osservazioni sulla ristrutturazione di una palazzina dell’isolato fra via Roma, via delle Mura di Santo Spirito e via Francesco Paolo de Leon adiacente all’opificio che è crollato questa settimana causando la morte di cinque donne (fra cui la figlia quattordicenne del titolare e il ferimento di una sesta). La palazzina adiacente e fatiscente apparteneva ala famiglia Palmitessa (Francesco, Giuseppe e Angela Raffaella), che aveva presentato al Comune un piano di abbattimento e ricostruzione dell’edificio. Il privato cittadino, che sembra avere conoscenze tecniche non comuni, avvisava: attenti, perché l’immobile che si vuole abbattere poggia sugli altri e rischia di causare il cedimento dell’intero isolato. O si fa la ristrutturazione di tutti, o è follia abbattere quell’edificio. I tecnici comunali hanno fatto spallucce, e la delibera che interessava ai Palmitessa è stata approvata una prima volta. Quando ha visto il verbale, il privato cittadino non si è arreso. E ha presentato un nuovo esposto, con puntuali osservazioni tecniche.

La contestazione di fondo restava la stessa che si può leggere in questo straordinario documento agli atti del Comune di Barletta: “il Piano è carente dal punto di vista degli elaborati progettuali in quanto si limita a considerare il singolo immobile e non l’isolato e/o isolati di cui fa parte e non descrive in maniera puntuale l’inserimento dell’immobile nella cortina esistente. Si osserva poi la mancanza della documentazione fotografica dell’immobile esistente e in particolare la reale consistenza e dimensione dei sottotetti posti sul lastrico solare…”. Il cittadino di Barletta avvertiva in più: “la mancanza della valutazione dei carichi insediativi, qualora il piano di recupero venisse adottato, comporterebbe uno stravolgimento totale dei carichi insediativi dell’intera zona con una revisione degli standard urbanistici”.

 Alle osservazioni del cittadino questa volta ha replicato (ed entrambe sono state inserite nella delibera comunale) l’architetto Valeria Valendino, tecnico del settore Urbanistica del comune di Barletta. Che non ha ammesso critiche: “il citato piano di recupero si riferisce al singolo immobile e non all’intero isolato. Dunque risulta irrilevante descrivere in maniera puntuale l’insediamento dell’immobile nella cortina edilizia esistente”. Tradotto dal burocratese: ci hanno chiesto di ristrutturare un immobile, e siccome nessun  altro ha presentato domande per quelli adiacenti, non possiamo occuparci dell’intero isolato. Alla seconda contestazione, relativa alla mancanza di foto dell’immobile da abbattere, il dirigente tecnico del comune risponde in modo ancora più sorprendente che è stata presentata successivamente insieme a una perizia giurata “relativa allo stato dei luoghi, essendo risultato impossibile da parte dei tecnici comunali effettuare sopralluogo in situ, date le pessime condizioni igieniche in cui versa l’immobile”. Quindi nessun tecnico comunale ha potuto vedere le reali condizioni dello stabile e della struttura dell’isolato. Il 10 gennaio 2008 il piano è stato approvato dal consiglio comunale che pure aveva letto l’esposto del cittadino. Non c’era il sindaco, e mancavano pure 12 consiglieri. I 28 presenti hanno votato sì in 19 (Pd e maggioranza) e in 9 si sono astenuti (Pdl e opposizione).

C’è voluto un po’ di tempo, ma le ruspe sono entrate in azione. La casa è stata abbattuta e la scorsa settimana durante i lavori si sono iniziate ad aprire le crepe dentro la palazzina adiacente dove stava l’edificio. Un inquilino del secondo piano allarmato venerdì scorso ha chiamato l’ufficio tecnico comunale. Non ha risposto mai nessuno tutta la mattina. Allora ha chiamato i vigili del fuoco. Che a tardo pomeriggio sono arrivati insieme a due tecnici comunali. Hanno dato un’occhiata alle crepe, e tranquillizzato l’inquilino: non c’era nulla di cui preoccuparsi. “Mi hanno perfino fatto capire di avermi fatto un favore con quella visita perché non sarebbe stata necessaria”. Lunedì mattina la demolizione a fianco è continuata, le ruspe sono arrivate a rimuovere i calcinacci. Alle 12 e 25 la palazzina dove aveva sede l’opificio si è afflosciata su se stessa come aveva previsto l’anonimo cittadino dell’esposto. Quattro donne e una ragazzina sono morte di comune di Barletta. Non di lavoro nero.

di Fosca Bincher

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Commenti all'articolo

  • allanemadapalla

    09 Ottobre 2011 - 23:11

    Piricché i proprietari dell'immobile demolito fanno di cognome PALMITESSA e l'ingegnere direttore dei lavori (ed tecnico dell'ufficio tecnico Comunale...?) Rosario PALMITESSA pure!? Sono forse parenti!?!?

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  • vgrossi

    09 Ottobre 2011 - 17:05

    l' espsoto segnalava, a quanto pare che " O si fa la ristrutturazione di tutti, o è follia abbattere quell’edificio. ".Per rilasciare il permesso edilizio si sarebbe dovuto tenere in considerazione questo fatto. In altre parole, è pur vero che il Direttore del lavori avrebbe dovuto bloccare tutto anche con il permesso in mano (il responsabile della Sicurezza è responsabile degli addetti e non dell' edificio), ma il permesso avrebbe comunque essere stato negato, ed eventualmente, ma in ultima analisi, concesso con le clausole che Lei cita. I casi sono due, infatti: o il Comune non ha responsabilità alcuna, e quindi, a parte il rispetto delle volumetrie del PRG, il permesso non serve a nulla, e quindi è inutile, o il Comune approva/vieta la esecuzioni di lavori, e quindi interviene nei lavori stessi, e quindi ha le sue responsabilità. Inutile che Le dica che scrivo da una provincia dove devi elencare anche i Pantone delle vernici esterne, rispettando la cartella colori comunale ...

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  • a.gramsci

    09 Ottobre 2011 - 15:03

    Non è una bella cosa strumentalizzare un fatto così tragico per fini propagandistici. La giornalista mette in primo piano che la causa della tragedia sia l'incuria della giunta e del sindaco del Pd, che guidano il comune di Barletta.I colpevoli di questa triste disgrazia, dopo le indagini che accerteranno o meno la loro colpa, verranno puniti come si meritano. Che siano di sinistra o di destra poco importa, l'incuria e il menefreghismo albergano ovunque.Rimane, però, il fatto certo che queste povere operaie venivano sfruttate e lavoravano in nero. Perciò, visto che sono state sfruttate in vita, ora che sono morte non sfruttatele ancora per scopi propagandistici.

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  • LoZioTazio

    09 Ottobre 2011 - 12:12

    Ovviamente i signori del comune non sarannno né indagati né molto meno puniti, giacché la magistratura italiana ha cose ben piú importanti di cui occuparsi, come ad esempio la vita privata del berlusca!

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