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Distruttori Una baraccopoli al posto del parco Ecco la Napoli che costruisce De Magistris

A pochi passi dal centro storico, nell’area destinata al progetto "Villa del popolo" 300 persone in case di lamiera e tende in mezzo ai rifiuti. Nell’indifferenza totale

Distruttori Una baraccopoli al posto del parco Ecco la Napoli che costruisce De Magistris
La baraccopoli di De Magistris si trova al centro della città, a due passi dalla stazione centrale e a soli 3 km dal municipio. Costeggia una delle arterie principali di Napoli, via Marina, e confina con l’ufficio immigrazione della Prefettura, il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali, il mercato del pesce e i cantieri navali del Mediterraneo. Dall’altra parte della strada c’è perfino un ospedale, il Loreto Mare, che ogni giorno è allietato dai miasmi prodotti dai fuochi appiccati nel campo per bruciare spazzatura e rame.

Ma ecco la cosa più divertente: la bidonville sorge su un’area destinata al progetto del Parco della Marinella, detta “Villa del popolo”, gigantesca promenade alberata da fare invidia a chiunque. Nell’attesa che venga realizzata, i 30mila mq divisi tra Comune e Demanio restano abbandonati da tutte le istituzioni e il numero degli abitanti delle capanne aumenta ogni giorno.

«Ormai ci saranno 150 abitazioni e oltre 300 persone», racconta Gianfranco Wurzburger, dirigente del Pd napoletano, «non ci sono solo i rom, è un campo multietnico, con ghanesi, romeni e gente dell’est Europa. Hanno case con verande, tetti di lamiera, tende. Si attaccano alla rete dell’illuminazione portuale per l’elettricità, mentre per l’acqua usano allacci illegali. Per il resto è una fogna a cielo aperto».

La storia del Parco della Marinella inizia oltre dieci anni fa. Nel ’98 il Consiglio comunale approvò un progetto di riqualifica, affidato all’architetto Aldo Loris Rossi, che avrebbe dovuto trasformare l’area nel fiore all’occhiello della città. Fu stanziato il corrispettivo di un milione e 870mila euro e l’anno successivo il Consorzio del parco della Marinella - con l’impresa Di Fiore capofila - annunciò la fine dei lavori: 8 marzo 2006. Nel febbraio del 2009, interrogato sul destino del contratto tra Comune e  Demanio per la cessione dell’area a un milione e mezzo di euro fermo per mal di pancia dei consiglieri comunali, l’architetto Giuseppe Pulli assicurò che «non c’è da preoccuparsi, perché verrà firmato a giorni». Era il 2009. 

Questa la storia istituzionale, poi c’è quella raccontata dalla cronaca: nel 2006 viene ritrovato il cadavere di un diplomatico canadese; nel 2008 un ghanese viene ammazzato; poche settimane dopo un marocchino viene sequestrato, picchiato e rapinato; nell’estate 2008 la polizia scopre una fabbrica clandestina di pesce essiccato. Tutto nel futuro Parco.

Ad oggi i lavori non partono perché non è stato ancora firmato il contratto tra Demanio e Comune, ma gli sgombri non li vieta nessuno. Eppure tutti girano la testa dall’altra parte mentre gli abitanti del campo fanno quello che vogliono. Sono più organizzati del Comune. Le etnie che vivono all’interno si sono spartite il territorio e la spazzatura finisce in una discarica collettiva: nascosti dall’erba alta ci sono copertoni, amianto e rifiuti di ogni tipo. “L’invasione”, così la chiamano gli abitanti esasperati, è iniziata tre anni fa. Un’occupazione lenta ma inesorabile, cominciata con un piccolo insediamento di baracche che hanno resistito ai timidi tentativi di rimozione della giunta Iervolino e che oggi è diventato un villaggio  indipendente.

«Ogni tanto organizzano pure feste», continua Wurzburger. Balli e canti attorno ai falò. Oppure docce all’aperto e orge ben visibili dagli abitanti dei palazzi di fronte. E poi ci sono i bambini, costretti a giocare tra montagne di rifiuti. Tutto questo a 3 km dalla poltrona del sindaco.

di Salvatore Garzillo

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Commenti all'articolo

  • bruno osti

    18 Ottobre 2011 - 12:12

    "Su “Il Sole 24 ore” on line è stato pubblicato un articolo riportante i 600 siti contaminati in Lombardia, comprensivi di condomini sorti su aree che non sono state bonificate. Abbiamo una prima buona notizia: l’area Ex-OM, il nostro quartiere, non rientra nella lista stilata dalla Regione Lombardia, aggiornata al 23 ottobre 2009 [consulta la lista QUI ]. Si riporta l’articolo in forma integrale qui sotto. MILANO. Oltre 600 siti contaminati, di cui sette, per gravità ed estensione, di rilevanza nazionale. Bombe ecologiche in attesa di bonifica, cui si affiancano 1.535 siti “potenzialmente” inquinati sui quali sono in corso verifiche da parte dei comuni e della regione" Da tempo immemore in mano al CDX. http://quartierespadolini.wordpress.com/2010/11/24/la-mappa-dei-600-siti-contaminati-in-lombardia/

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  • ciannosecco

    17 Ottobre 2011 - 12:12

    Sarà pure che il campo sia lì da una vita,ma è pur vero che la sinistra ( volutamente piccolo ) governa Napoli.Ora avete votate il buffone gigi o' flop ,che aveva promesso di sistemare le cose.Tutti stanno vedendo che il pagliaccio è presente alle partite di calcio,ma dove c'è da sistemare i problemi ,lui scappa da un'altra parte.

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  • italodemocratico

    16 Ottobre 2011 - 20:08

    Ma inventate un altra migliore , la fetenzia delle baracche , é na vita che stanno lí, dai tempi di Lauro, mica oggi!.

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  • ciannosecco

    16 Ottobre 2011 - 18:06

    Vuoi le foto ? Pollastro che ti credi furbo,eccole qua : http://www.youreporter.it/mobile/foto_Baraccopoli e se non ti basta ,qua c'è il video : http://www.youtube.com/watch?v=5Low0WzrpTQ

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