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Sono loro i migliori alleati del Cav

Pansa: i rivoltosi vogliono convincere la sinistra a trattare con loro, ma questo ricompatterà i moderati

Sono loro i migliori alleati del Cav
Visto alla tivù venerdì sera, Nichi Vendola era quasi irriconoscibile. Il suo bel faccino era stravolto dallo sgomento e dall’incredulità. Quale disgrazia l’aveva folgorato? Al raduno della Fiom, in piazza del Popolo a Roma, era stato aggredito da un tizio che, dopo averlo strattonato, l’aveva coperto d’insulti. Lo sconosciuto era un militante della destra ultrà? Macché, era un tipo sinistro che non aveva gradito  per niente i giudizi negativi di Nichi sui rivoltosi che avevano mandato a carte quarantotto il corteo degli Indignati.

Sempre venerdì, al presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, è accaduto l’impensabile. Durante la visita ufficiale a Pisa, dove lo attendevano i docenti e gli studenti della Scuola Normale, il prestigioso istituto universitario, è stato contestato con asprezza. Da chi? Da tifosi del centro-destra stizziti per le sue sacrosante prediche rivolte al governo? Per niente, si trattava di una cinquantina di estremisti rossi, fratelli o cugini dei violenti visti in azione a Roma. Forse scopro l’acqua caldo se metto nero su bianco quello che milioni di cittadini per bene constatano ogni giorno. Come era accaduto negli anni Settanta e Ottanta, l’Italia sta diventando un nido di vespe avvelenate. Un paese sfortunato dove per ora pochi si scagliano contro tanti. Ma che rischia di precipitare in un caos nel quale tutti si scaglieranno contro tutti.

Non è un’ipotesi fantapolitica. È una tragica realtà che sta vivendo la nazione europea più devastata dalla crisi: la Grecia. Dopo mesi e mesi di assalti al governo e al Parlamento che devono approvare ferree misure di austerità, adesso i rivoltosi hanno iniziato a combattersi tra loro. Nella seconda giornata di sciopero generale, è iniziata la guerriglia fra tre gruppi: gli anarchici incappucciati, il blocco antiautoritario e il servizio d’ordine del Pame, il Partito comunista stalinista. Nessuno dei grandi giornali italiani se n’è accorto. A raccontare questo paradosso sanguinoso ci ha pensato Il Riformista. Ad Atene, dopo i primi attacchi al Parlamento, è stato preso di mira il gruppo del Pame. Assalito anche da altre fazioni antagoniste, e fra queste una intitolata a Trotzskij, il leader bolscevico fatto assassinare da Stalin. Le bande del Pame si sono difese, respingendo gli attaccanti. Ci sono stati molti feriti. E gli stalinisti hanno perso un compagno cinquantenne, morto per l’arresto cardiaco forse provocato dai gas lacrimogeni sparati dalla polizia.
 
È per timore di vedere anche in val di Susa uno scontro simile che il Partito democratico ha vietato ai propri iscritti di partecipare al corteo dei NoTav di oggi. Il segretario regionale del Pd, Gianfranco Morgando, ha spiegato che sarebbe una presenza «illegittima». L’invito perentorio è rivolto soprattutto agli amministratori locali del Pd che il 27 giugno e il 3 luglio di quest’anno avevano sfilato con tanto di fascia tricolore. Appoggiando, sia pure in modo indiretto, un movimento che, conferma Morgando, «è ormai in mano alle componenti estremistiche» e dove «hanno preso il sopravvento frange violente».
 Si sono svegliati un po’ tardi i vertici del Pd piemontese. La giostra ribellistica del 3 luglio aveva provocato 188 feriti tra le forze dell’ordine. Gli agenti di polizia, i carabinieri e le guardie di finanza erano stati bersagliati con tutte le armi possibili. Biglie di ferro sparate con le fionde. Micidiali fuochi d’artificio lanciati da tubi di plastica usati come mortai. Sassi avvolti in stracci imbevuti di benzina in fiamme. Lame taglienti a forma di stella. Bottiglie molotov. Assenti, per il momento, le rivoltelle.

È da mesi che la val di Susa è prigioniera di truppe eversive che nessuno ferma prima che inizino a muoversi. Quell’area, di per sé pacifica, appartiene ancora alla Repubblica italiana? I capi dei rivoltosi sostengono di no. Per dimostrarlo, si sono inventati repubbliche inesistenti, scimmiottando quelle della Resistenza. In realtà, siamo in presenza di un territorio occupato da fuorilegge. È una faccenda che conosco bene. Tanti anni fa, quando lavoravo da inviato per La Stampa, ho vissuto settimane a Reggio Calabria, raccontando ogni giorno quanto vi accadeva. In quel caso, la rivolta era di destra, guidata da un capopopolo, Ciccio Franco, poi eletto più volte senatore del Movimento sociale. Iniziata dai reggini con lo scopo di diventare la capitale della regione appena nata. Anche lì si erano inventati la Repubblica di Sbarre, un’area dove la polizia non poteva entrare, neppure con i blindati. Ma alla fine persero lo scontro con il governo.
 
Mi sembra banale scrivere che oggi in val di Susa potrà accadere di tutto. Ci ha messo sull’avviso uno che se ne intende: Alberto Perino, 66 anni, bancario in pensione, un moschettiere stagionato con le mutande lunghe, che viene ritenuto il leader della protesta contro la Tav. Intervistato da Niccolò Zancan per La Stampa del 18 ottobre, questo signore che scherza col fuoco ha parlato chiaro. Sentitelo: «Spaccare le reti del cantiere della Tav è un nostro diritto. Noi siamo convinti che domenica succederà qualcosa di brutto. Perché i poliziotti faranno delle azioni incredibili, pur di non lasciarci nemmeno avvicinare. Ma noi il cantiere lo prenderemo».

Sarebbe già un rischio grande se la violenza eversiva restasse confinata in val di Susa. Ma come abbiamo visto sabato scorso, con la giornata disastrosa di Roma, nessuna area italiana può considerarsi immune dall’assalto di bande antagoniste. Dunque è inevitabile domandarsi quale obiettivo perseguano le piazze violente. Un primo punto fermo è già chiaro. Ai gruppi in azione nella val di Susa non importa niente della Tav. Allo stesso modo non gli è importato nulla delle ragioni e delle persone che affollavano il corteo degli Indignati. Gli scopi veri del ribellismo rosso sono ben altri. E il Bestiario li vede così.
Il governo di centro-destra è in stallo. Investito dallo tsunami della crisi economica globale e incrinato dalle divisioni interne che mettono in brache di tela tanto il Pdl di Berlusconi che la Lega di Bossi. Per la prima volta dal 2006, l’anno della vittoria del Prodi due, la sinistra può sperare di vincere le elezioni. Ma se anche arrivassero a Palazzo Chigi, Bersani & Compagni agli occhi del ribellismo resterebbero sempre gracili riformisti. Costretti ad adeguarsi agli ordini della Banca centrale europea.

Esiste una sola strada per convincere il Pd e i suoi alleati a costruire un governo davvero alternativo al capitalismo che comanda il mondo. È quella di dimostrargli sul campo che, nel famoso vento nuovo che spira in Italia, la forza più dirompente sta nelle mani della violenza di piazza. Dunque, l’antagonismo non va combattuto, ma obbedito. E i loro capi, gente nota a tutti, vanno considerati alleati a pieno titolo. Con il diritto di avere voce in capitolo sul programma. E di ottenere una rappresentanza all’interno del governo rosso. È uno scenario irreale? Ammetto che possa sembrarlo. Ma la crisi finanziaria, economica e sociale sta cambiando le carte in tavola. Nessuno può sapere con certezza quel che accadrà anche in Italia. Dove tutte le parrocchie politiche sono in tilt, tanto su un blocco che sull’altro.

Esiste una sola variante in questo scenario. Eccola: nell’ipotesi che il sistema parlamentare regga, e gli italiani possano continuare a recarsi alle urne, soltanto il centro-destra avrebbe un vantaggio dal diffondersi del disordine. Sabati incendiari e domeniche rivoltose potrebbero spingere i tanti incerti e i molti astensionisti a votare per un nuovo governo moderato, liberale, custode dell’ordine, disposto a combattere gli sfasciatutto. Andrà così? Non lo so. Ma per concludere con una battuta da Bestiario, se fossi il cavalier Berlusconi pagherei i NoTav e gruppi affini perché non smettano di rompere i corbelli. Anche qualche morto mi starebbe bene. Forse sarebbe necessario avvertire l’ex bancario Perino, in quel di Condove, che lavora per il diavolo.

di Giampaolo Pansa

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Commenti all'articolo

  • homofaber

    23 Ottobre 2011 - 16:04

    La poco seria protesta di qualche valligiano e molti "foresti" fanatici è finita (fermati i Black Bloc dalla popolare indignazione) con il taglio di qualche innocua recinzione e la finta invasione della zona rossa, sotto l'occhio benevolo della polizia. A tarallucci e vino!

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