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Silvio stravolge le eredità: vendetta contro Veronica

Nella bozza del decreto sviluppo c'è la possibilità di garantire ai figli Piersivlio e Marina la maggioranza Fininvest

Silvio stravolge le eredità: vendetta contro Veronica
Scherzando, ma non troppo, ieri nella capitale si mormorava del capolavoro di Silvio Berlusconi: l’invenzione di una legge ad personam postuma. Tutta colpa di una curiosa norma contenuta nella bozza del decreto sviluppo circolata prima dell’inizio del consiglio dei ministri. Una piccola, ma sostanziale modifica alle norme del codice civile che regolano la successione testamentaria in famiglie con più di un figlio e genitori divorziati.

Il codice oggi stabilisce la cosiddetta eredità legittima: 2/3 del patrimonio deve essere diviso in parti uguali fra i figli e un terzo invece resta disponibile per la libera scelta testamentaria (può essere diviso fra terzi anche non familiari o lasciato in beneficenza). La modifica che il decreto sviluppo vuole introdurre lascia intatta la legittima dei 2/3 per i figli, ma dispone la sua divisione in modo diverso. Metà di quella legittima, e quindi un terzo del patrimonio, deve essere diviso in parti uguali fra i figli. L’altra metà, e quindi un altro terzo del patrimonio, può essere diviso come si vuole fra i figli (solo fra alcuni, escludendone altri, o comunque in parti non uguali).

Non avendo il decreto legge ancora una relazione in grado di spiegare quanti padri in Italia reclamino di potere dividere il patrimonio in modo diverso fra i figli, è normale che a tutti sia venuto in mente proprio il caso Berlusconi. La legge oggi gli imporrebbe la divisione testamentaria in parti eguali fra i due figli di primo letto (Marina e Piersilvio) e i tre figli avuti con Veronica Lario (Emanuela, Barbara e Luigi). Secondo le indiscrezioni pubblicate durante la causa di separazione fra Silvio e Veronica, il desiderio del premier sarebbe stato quello di dare un vantaggio ereditario ai figli di primo letto perché avendo lavorato per anni nelle sue aziende con posti di responsabilità, hanno contribuito ad accrescerne il valore con la loro professionalità. Questa tesi non è però stata riconosciuta né da Veronica né dai tre figli di secondo letto. Ma soprattutto era resa impossibile dalle attuali norme di legge: con l’attuale codice sarebbe stato impugnabile ogni trasferimento di patrimonio (salvo che per il terzo disponibile) da padre a figli senza divisione in parti eguali. Sicuramente esisteranno altri casi con problemi simili in Italia, ma l’unico noto è proprio quello Berlusconi. Facile immaginare come quella norma possa accendere polemiche e ironie su una legge ad personam, sia pure postuma.

di Chris Bonface

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Commenti all'articolo

  • gigigi

    26 Ottobre 2011 - 15:03

    A prescindere se questa norma, sia infilata in un contesto che non c'entri nulla (ddl sullo sviluppo), mi sembra di poter afferrare, pero', l'importanza, che una modifica del genere, possa portare a particolari situazioni familiari. E mi spiego. Se due genitori, che hanno due figli, vengono lasciati soli da uno di essi, mi sembra giusto che quello rimasto vicino per accudirli nella vecchiaia, debba usufruire di qualcosa in piu' dell'altro, che invece, lontano mille miglia, al massimo, si informa sulla salute degli stessi con il telefono. E' quindi corretto, poter modificare l'attuale legge in merito alla "legittima", visti anche gli ormai tantissimi precedenti, in cui i figli "uccidono" i genitori al solo scopo di prendersi l'eredita'. Ho esagerato? Non mi pare proprio! Negli Usa ed altri Paesi del mondo, il testatore, puo' decidere, quando e come vuole, se lasciare le proprie sostanze a chi vuole, che siano mogli, figli o no. Qui, invece....tutto e' dovuto!!!!!!! Occorre cambiare....

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  • marcopoz

    26 Ottobre 2011 - 14:02

    Del resto il suo pensiero mi sembra profondo e ben motivato. E il decreto sviluppo poi mi sembra proprio la sede più opportuna per accogliere questa modifica di legge di cui tutti noi (e ho sondato anche qui in ufficio la cosa a pausa pranzo) sentivamo un bisogno impellente; anzi riteniamo che anche da solo, questo fondamentale passaggio del decreto sviluppo, possa ridare slancio all'economia di questo paese che pur essendo molto, ma molto meglio della Francia (e molto probabilmente anche della Germania) mi sembra abbia qualche leggerissimo problemino.

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  • ciannosecco

    26 Ottobre 2011 - 12:12

    Nel primo commento tu dici "renditi conto che prima o poi berlusconi morirà (da parte mia spero prima possibile)".Invece nel secondo "E, dico io, silvio, ahinoi, resta lì a fare danni". Le due frasi sono in netto contrasto tra di loro, in una c'è l'augurio che muoia presto in un'altro , che resti a fare danni,come in una sorta di rassegnazione.Non ci capisco più niente,dovresti essere più chiara e meno ondivaga.

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  • cioccolataio

    26 Ottobre 2011 - 11:11

    Il punto non è se la legge (o meglio, la norma) sia giusta o sbagliata. Il punto è un altro: se sia giusto e corretto infilare surrettiziamente in un possibile decreto legge una norma che non c'entra nulla, solo per farla approvare con urgenza e, molto probabilmente, senza alcuna discussione da parte di una maggioranza comprata. Se Berlusconi o chi per lui avesse presentato un normale disegno di legge, da discutersi in Parlamento per eventuali modifiche, per poi essere votato, allora sì che potremmo discutere del suo contenuto e ogni parere sarebbe accettabile. Ma così non è e, ripeto, il centro del problema non sta nel contenuto ma nei modi: questa non è democrazia, è il Signore che fa il buono e il cattivo tempo nel suo territorio e si fa le leggi come più fanno comodo ai suoi interessi. In fondo è la stessa ragione per cui non si può parlare di patrimoniale: sarebbe o no Berlusconi tra i più grandi contribuenti nel caso fosse emessa una patrimoniale?

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