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Alluvione, la campagna di Libero Mancini e Montella con noi

I due ex calciatori fanno una donazione sul nostro conto per gli alluvionati liguri. Roberto: ho il cuore lì. Vincenzo: incredulo

Alluvione, la campagna di Libero Mancini e Montella con noi
Due campioni in campo per aiutare le Cinque Terre. Roberto Mancini e Vincenzo Montella (quasi) gemelli del gol ai tempi di Sampdoria e Genova hanno deciso di aderire alla sottoscrizione lanciata da Libero a favore delle vittime dell'alluvione che ha messo in ginocchio il Levante ligure. I due ex funamboli dell'area di rigore, oggi accomunati dal destino di allenatore, hanno aperto il proprio cuore, e il portafogli, per dare una mano a chi da un'ora all'altra ha perso tutto. Esistenze trascinate via dall'onda di acqua e fango e detriti che ha cancellato case, accartocciato automobili, seminato (purtroppo il bilancio è solo provvisorio) 7 vittime e 4 dispersi, e sfigurato in maniera indelebile un tesoro naturalistico patrimonio dell'Unesco.

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«Sono veramente scosso, le immagini di quell'uomo solo sul balcone mi hanno toccato dentro, vi prego ditemi cosa posso fare». La voce del Mancio - abituata agli urlacci contro l’ennesima “balotellata” si sente tremare al telefono anche a migliaia di chilometri di distanza, nella sua Manchester, raggiunto dopo l’allenamento pomeridiano con il City primo in classifica. Lui, jesino di nascita, ha passato vent'anni della sua esistenza calcistica e personale a Genova, vent'anni durante i quali metti radici, prendi la parlata, assumi abitudini come si calza un guanto. Insomma “diventi” quel particolare costume esistenziale che è il ligure. «Ho ancora la mia casa a Nervi - racconta l’ex numero 10 -, l’ho tenuta perché ci torno regolarmente: quella terra la sento mia, ho legami profondi con chi vi abita, qualcosa che non si potrà mai spezzare».

Per Mancini il vincolo con queste colline, con questo paesaggio da sogno che tutto il resto del mondo ama e ci invidia, sapendo che è un irripetibile regalo della Natura - i Social Network da giorni sono pieni zeppi di commenti straziati di chi vedendo le immagini del disastro davanti a uno schermo ha pianto anche dall’altra parte del globo - ha un valore particolare: «La Liguria, Genova, Nervi, per me significano l’età della giovinezza, la spensieratezza», quando in coppia con un altro “grande ligure” come Gianluca Vialli dipingeva calcio mandando in estasi i tifosi della Samp.
«Come è possibile che una cosa del genere possa capitare nel 2011?» è la domanda cui il Mancio non riesce a rispondere, e come lui centinaia di persone rimaste con un mucchio di vestiti bagnati e nient’altro.

«Le Cinque terre sono il posto più bello del mondo, qui in Inghilterra ce le invidiano tutti e non lo nascondono: è un dramma, davvero».
Tristezza e sconforto, sentimenti che si intrecciano - come un ideale uno-due in campo - con quelli di una altro grandissimo del prato verde: Vincenzo Montella, l’”aeroplanino” che ha giocato con l’ultimo Mancini sampdoriano. «L’ho saputo come tutti, guardando il telegiornale e mi è salito un groppo in gola» racconta Vincenzo, che dice di «sentirmi particolarmente toccato da questa tragedia, più delle altre che hanno colpito purtroppo il nostro Paese, perché in quella terra ho lasciato qualcosa». Montella si può dire sia stato idealmente toccato due volte dalla devastazione di pochi giorni fa. Un cataclisma che ha devastato il Levante ligure ma ha ferito profondamente anche una fetta di Toscana. E lui, da calciatore, ha frequentato entrambe queste zone. Cinque anni a Empoli, dove ha incominciato a “volare”, e poi nel 1995 il passaggio al Genova. Una sola stagione per poi passare dall’altra parte della Lanterna, raggiungendo il Mancio blucerchiato.

«Ho sempre tenuto la mia base a Empoli, anche quando giocavo a Genova, quindi l’A12 la conosco molto bene perchè la facevo spessissimo», e chissà che cosa scatta nella testa quando si vede un pezzo di montagna staccarsi e piombare sull’asfalto che percorrevi quasi a memoria. «Fa male, è una brutta sensazione - spiega Montella - anche se sono stato lì solo 4 anni ho tanti ricordi positivi, legami personali con gente che frequento ancora, amicizie. Mi ero recato in quei luoghi non molto tempo fa, come faccio d’abitudine da quando ho smesso di giocarvi».
Fortunatamente «nessuno è rimasto coinvolto nelle devastazioni», ma l’effetto-choc non si può evitare, e allora quello che si può fare è mettersi una mano sul cuore e in tasca. Per aiutare a ricostruire, il più in fretta possibile.

di Edoardo Cavadini
 

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Commenti all'articolo

  • raucher

    28 Ottobre 2011 - 17:05

    Non è certo la prima volta che la pioggia provoca disastri in Liguria. Stupisce che tutto ciò sia successo in una regione da sempre retta dalla sx , notoriamente attenta al territorio , alla sicurezza, al rispetto di piani regolatori molto severi, al rispetto della natura. Come può spiegarsi l'accaduto?

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  • leccato

    28 Ottobre 2011 - 11:11

    Visto il numero di lettori un migliaio di euro li raccogliete

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