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Burlando piange per l'alluvione ma le colpe le ha la Regione

La sinistra accusa il governo di aver tagliato i fondi ma c'è la prova che la inchioda: una delibera di luglio per ridurre i margini di sicurezza delle case

Burlando piange per l'alluvione ma le colpe le ha la Regione
Un disastro annunciato, una delibera di luglio sull’edificabilità  e un progetto faraonico da realizzarsi proprio alla foce del fiume Magra, quello che, esondando, ha travolto villaggi e paesi e messo in ginocchio la Liguria. Le Cinque Terre oggi contano i danni («centinaia di milioni», sostiene il presidente Claudio Burlando), e piangono morti e dispersi. Anche ieri il presidente della Regione Liguria è tornato sui luoghi devastati dall’alluvione. C’è anche chi assicura di averlo visto in lacrime. Accompagnato dal capo della protezione civile, Franco Gabrielli, Burlando ha rassicurato gli abitanti che non saranno lasciati soli. La Procura di Massa proprio ieri ha aperto un’inchiesta per omicidio colposo, per il momento senza indagati, per accertare le cause che hanno portato all’esondazione, così improvvisa e veloce, del fiume Magra. Burlando intanto ha chiesto al governo di sbloccare le risorse economiche necessarie: «La Regione Liguria», ha spiegato Burlando, «ha già chiesto di poter utilizzare subito i 45 milioni che ci sono stati assegnati per l’alluvione dell’anno scorso e sono in programma per l’anno prossimo».

Fin qui la cronaca di giornata. Però bisogna tornare qualche mese indietro per capire la rabbia dei liguri. E andare a scartabellare i regolamenti regionali. Per la precisione il numero 3 del 14 luglio 2011 «recante “Disposizioni in materia di tutela delle aree di pertinenza dei corsi d’acqua”». Tralasciando noiosissime citazioni di decreti e leggi regionali il succo, come denunciato (inascoltato da tutti) dal Wwf Liguria in un comunicato diffuso il 23 luglio scorso, è che è stata così ridotta  la fascia «di inedificabilità da 10 a 5 (aree extraurbane) o 3 metri (aree urbane)», denuncia l’associazione ambientalista. Secondo il Wwf l’articolo 4 del Regolamento «sancisce una riduzione delle distanze edificatorie rispetto alla legislazione nazionale», vale a dire un Regio decreto (testo unico delle opere idrauliche del 1904), che introduceva il principio base della distanza di 10 metri delle costruzioni dai corsi d’acqua.

Una leggerezza, una disattenzione? Forse. Sta di fatto che dopo l’alluvione dell’ottobre 2010 (Sestri Ponente), un anno dopo la Regione guidata da Burlando mette mano ai limiti di edificabilità. Ma l’esondazione del Magra pone sotto i riflettori un altro piccolo caso locale che di fronte ai morti e agli scomparsi adesso salta alla ribalta della cronaca nazionale. Da anni (2003, più o meno) c’è chi vorrebbe realizzare proprio alla foce del Magra un super mega porto. L’investimento non è certo da poco: oltre 300 milioni di euro stimati per realizzare il porto, dalle 500 alle 700 residenze, 200 esercizi commerciali, 25 impianti balneari e assicurare alla Bassa Val di Magra - nella tenuta di Marinella - di poter offrire almeno mille nuovi posti letto.

Il progetto punta ad urbanizzare una delle poche zone non urbanizzate a cavallo tra Liguria e Toscana. Da anni ambientalisti, paladini del “selvatico è bello” e abitanti (non palazzinari) contestano il progetto. Preferirebbero che venisse dragata la foce del fiume - intervento ora necessario dopo la pioggia di detriti portati a valle dai temporali - e valorizzare l’attuale porticciolo turistico che ha una capienza massima per ospitare circa 6mila imbarcazioni.

La Liguria - come ben ricorda Marco Preve nel suo blog “trenette e mattoni” - è una terra devastata dalla cementificazione. Hanno cominciato - a destra come a sinistra - negli anni Settanta a tirar su silos e supermercati dove un tempo c’erano paludi e campi a maggese. E non si sono più fermati sotto qualsiasi governo. Se poi si aggiunge l’abbandono delle coltivazioni in terrazzamento è logico che venga giù tutto. Con contorno di morti, polemiche e un rimpallo di responsabilità che si perde nei regi decreti.

L’aspetto singolare è che alle inchieste giornalistiche pubblicate anche sull’Unità, ai libri (La Colata, Il Partito del Cemento), nessuno - di tutti gli orientamenti politici - si premura di rispondere, financo di querelare. Ora - o meglio fin dal 2003 sotto qualsiasi amministrazione politica - si vorrebbero cementificare circa 400 ettari di costa. «È il progresso», ribattono gli interessati al porto e al remunerativo contorno residenziale/alberghiero. Se magari però si evitasse di accordare i permessi di edificabilità a soli 3 metri dai corsi d’acqua forse le piogge stagionali - per quanto non prevedibili - e la violenta esondazioni di un fiume non si porterebbe via la vita di una decine di persone. E se poi un Regio decreto del 1904 è più funzionale - e salva più vite - di una delibera del 2011, allora forse è meglio lasciar stare il progresso.

di Antonio Castro

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Commenti all'articolo

  • perfido

    06 Novembre 2011 - 15:03

    Chi ricorda Burlando ministro dei trasporti ?. Cosa successe allora ai treni delle FF.SS. ?. Lo definirono a quei tempi uno "iellatore". Perchè oggi i liguri lo hanno eletto Presidente della Regione?. Saluti.

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  • crocodile21

    30 Ottobre 2011 - 08:08

    Burlando, Burlando,......piantala di ciurlare nel manico!!!!!!

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  • Borgofosco

    29 Ottobre 2011 - 11:11

    Il mio invito ai 'bloggisti' di area cdx è quello di 'non sparare sulla croce rossa'. Indubitabilmente vi sono responsabilità amministrative, se non vere e proprie colpe specifiche. Ma, il momento luttuoso, delle popolazioni disastrate, non consente di demonizzare nessuno. Aiutare i sofferenti ed i bisognosi senza indugi. Le valutazioni sull'operato dei politici locali e regionali andranno ponderate alla luce di manchevolezze accertate(speriamo che la magistratura faccia per intero il suo dovere). Le facili ed insulse ironie sugli amministratori liguri e toscani mi ricordano quelle dei 'rancorosi sinistri' all'indomani della grave alluvione che interessò il Veneto. Nei momenti drammatici bisogna tirare fuori l'orgoglio di essere degli eletti cui è consentito di vivere su di un territorio meraviglioso come l'Italia.

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  • peroperi

    28 Ottobre 2011 - 23:11

    Se non ci sono i soldi per rifare gli argini e ripulire i torrenti, quantomeno una segnaletica che impedisca il parcheggio delle auto nelle vie che si presumono possano trasformarsi in torrenti interni al paese si poteva fare, ci doveva essere. Si potrebbero costruire degli impedimenti in cemento armato che convoglino le acque di presumibili innondazioni verso spazi aperti, insomma si deve pensare prima e non lamentarsi dei miliardi di euro che servono e che non arriveranno mai. Se un comune è a rischio idrogeologico sa che l'acqua scendera' dall'alto verso il mare e negli anni dovrebbe pensare il modo di allontanarla dal paese, nel caso. Ho anche notato centinaia di migliai di tronchi d'albero che presumibilmente sono stati tra le cause dei tappi. Quel legname potrebbe essere fonte di reddito per un comune che lo raccogliesse se non altro per rivenderlo o per dar del lavoro a chi volesse rivenderlo triturato alle industrie del prefabbricato. Se io fossi Burlando ci avrei pensato

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