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Rai, l'allarme di Cappon:

"Nuovi tagli da 70 milioni"

Rai, l'allarme di Cappon:
La crisi economica si abbatte come una bufera anche sulla Rai. A lanciare l'allarme è Claudio Cappon, direttore generale di Viale Mazzini, che in una lettera a tutti i dipendenti dell'azienda e a tutte le consociate spiega la necessità di "tagliare i budget di altri 60-70 milioni di euro". Gli ultimi dati sul calo della pubblicità, ha detto Cappon, dimostrano che la crisi è più grave del previsto, per questo è indispensabile tirare la cinghia. Il direttore generale chiede di incidere anche sull'indotto, ovvero di caldeggiare ai fornitori dell'azienda (produttori, artisti, fornitori di servizi, ecc.) il taglio almeno del 10% delle loro richieste. Ai dipendenti il chiede anche 'sacrifici personali', che riguardano in sostanza straordinari, trasferte, maggiorazioni orarie, incentivi e premi. Ma nella lettera Cappon rassicura anche le strutture aziendali sulla solidità della società, che "affronta questa crisi con una posizione finanziaria sana, una buona solidità patrimoniale e risultati economici sostanzialmente equilibrati anche nel 2008. La grave crisi finanziaria esplosa a livello internazionale nello scorso autunno si sta riflettendo, come previsto, in un'accentuata flessione dell'attività economica in tutti i settori produttivi ed in particolare, nel campo televisivo, in una significativa riduzione degli introiti pubblicitari".

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Commenti all'articolo

  • ercole.bravi

    18 Marzo 2009 - 11:11

    finchè la RAI porterà voti, rimarrà cosi com'è, un buco nero dove il carattere istituzionale si perde dietro una pista su cui concorrere con televisioni commerciali vere, e che quindi livella verso il basso il tutto. Da programmi pseudo culturali in cui dei cretini si arrabattono sui un isola a far vedere come si muore di fame, a dei programmi pseudo politici in cui se non sei di sinistra trovi solo forche caudine in attesa di linciarti, intrattenimenti con la scusa del tempo che farà......ma la cultura? il teatro, la denuncia sociale l'intrattenimento senza alzare la voce? Ci si domanda poi perchè si pensa di spendere un miliardo di lire, suona meglio con il vecchio conio, per un giullare che parlocchia romanesco perchè gli dissero al tempo che ricordava sordi(!!!!!) e che con le sue pseudo iniziative sociali, ammorba una settimana l'italia che vorrebbe rilassarsi davanti la tv. E di esempi ce ne sarebbero a decine.....ma forse la crisi spero che alla fine, "punisca" adeguatamente queste schifezze statali...a nostre spese.

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  • francogambelli

    14 Marzo 2009 - 11:11

    E' una vergogna solo a dirlo. Abbiamo protestato vivamente per i compensi di San Remo.Un milione per Bonolis, 350000 per Benigni ecc,ecc. In questo periodo di crisi la rai avrebbe dovuto e potuto far condurre San Remo da uno qualsiasi dei suoi giornalisti che di bravi ne hanno. Giletti, Conti,ecc La rai è ora di privatizzarla. Lo sapete quanti giornalisti hanno mandato in america per Obama? Bene Mediaset sia per Obama sia Per grandi eventi sportivi ne manda un decimo e il loro servizio lo fanno bene ugualmente.E' ora che qualcuno ci metta mano e faccia una bella ripulita.

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  • fonty

    fonty

    14 Marzo 2009 - 11:11

    Ha ragione Cappon a dire che la RAI è un azienda solida,sfido io,ha alle spalle lo stato che piuttosto di lasciarla fallire come sarebbe giusto(e come sarebbe stato giusto per Alitalia)tira fuori tutti gli Euro che servono,basta che stia in piedi e continui a omaggiare i politici che vi girano attorno.

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  • ghorio

    13 Marzo 2009 - 21:09

    Sinceramente il grido d'allarme di Cappon non lo comprendo. In situazione di crisi si procede ai tagli, in primis si riducono le prebende dei dirigenti, dei conduttori televisivi e via seguitando, perchè la favola del mercato non regge proprio. Non parliamo poi del mastodontico organico nel settore giornalistico, senza avere un'informazione adeguata. Potrei dilungarmi ancora per molto, ma penso di aver evidenziato un dissenso profondo sul modo di come viene amministrata la Rai, tra l'altro con il pagamento di un canone che non ha senso, perchè il servizio pubblico lascia molto, ma molto a desiderare. Giovanni Attinà

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