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Insultati Per Bruno Vespa 15 minuti di insulti Trenta invasati urlavano: Tu sei un venduto

Blitz contro il presentatore di Porta a Porta: contestazione senza preavviso fuori dal Teatro Valle a Roma

Insultati Per Bruno Vespa 15 minuti di insulti Trenta invasati urlavano: Tu sei un venduto
Un quarto d'ora di insulti, fischi e urla. Il sabato sera di Bruno Vespa è iniziato male: tutta colpa di una contestazione messa in atto, senza preavviso, da una trentina di persone che erano in fila per entrare al Teatro Valle a Roma, la struttura che dal 14 giugno scorso è occupata da attori e maestranze. Passando davanti al teatro, in pieno centro, intorno alle 20.30 di sabato, il giornalista Rai e conduttore di Porta a porta è stato investito dagli improperi del gruppo. A documentare l'aggressione verbale un video pubblicato su Facebook dagli stessi contestatori. "Venduto, la Rai è servizio pubblico", le parole indirizzate a Vespa.


Faccia a faccia - "Sono soltanto gli ultimi secondi, quando io mi sono allontanato", ha precisato lo stesso Vespa. "In realtà passando davanti al teatro Valle insieme con mia moglie sono stato insultato alle spalle. Sono tornato indietro per affrontare chi mi insolentiva chiedendone le ragioni e dicendomi pronto a una franca discussione. Non è stato possibile e per almeno un quarto d'ora sono stato violentemente insultato da almeno una trentina di persone che urlavano come ossesse. Ci sono testimoni che possono confermarlo". Qualcuno gli ha rimproverato, in maniera poco educata, di essersi "venduto a Berlusconi". "Gli ho chiarito - ha continuato il giornalista - che io non gli devo niente. Anzi, sono io che ogni anno gli do una discreta paghetta con i miei libri come editore di Mondadori". Il faccia a faccia è terminato quando Vespa ha raggiunto un gruppo di amici ad un vicino ristorante. Sua moglie, combattiva, è invece rimasta davanti al Valle per altri venti minuti: "Ha dato loro il suo biglietto da visita del ministero della Giustizia, invitandoli a chiamarla quando avessero voluto fare un dibattito".

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Commenti all'articolo

  • ciannosecco

    02 Novembre 2011 - 14:02

    Sei il solito mattacchione,vuoi dare il premio Strega al sig.Casali proprio il giorno di Hallowen.Vedo che stavate parlando di cultura,quindi essendo io giustamente un somaro ( cos' parlò woody54 ) non disturbo la conversazione tra te e l'amabile GMTubini.La mia è per comunicarti che l'amico romano ( quello che fece esplodere mezza Colleferro con una fermentazione azzardata, ricordi?)viene su a trovarmi e al solo scopo di farti schiattare d'invidia ti comunico il luogo del desco.

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  • giornali

    01 Novembre 2011 - 18:06

    Questa è la democrazia per i nostri sinistri? Distruggere e insultare chi non la pensa come loro!

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  • blu521

    01 Novembre 2011 - 15:03

    Non avendoli mai letti non classifico i libri di Vespa in una categoria particolare. Purtroppo non c'è tempo per tutto, quindi leggo altro. Per chiarezza: non ho tempo per Veltroni, D'Alema e Bersani (e altri che non mi sovvengono). Il distinguo su Vespa è nato da un commento positivo circa le vendite dei suoi libri. Quanto alla sua deontologia non ho nulla da eccepire. Ma questo vuol dir poco, dal momento che credo di aver visto una o due puntate di porta a porta: non è necessario bere tutta l'acqua del mare per sapere che è salata. Ma concordo con lei: certe contestazioni (il suo termine "berciare" è sublime) sono fuori luogo. Leggo con attenzione certe segnalazioni di Ciannosecco: è formidabile, sui piemontesi non ne sbaglia una. Mi stia bene.

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  • GMTubini

    01 Novembre 2011 - 13:01

    Per una volta mi lasci essere concorde con Lei su quanto dice del conformismo, anche se nell'episodio da me citato il povero Fantozzi dà il "la" alla sacrosanta rivolta dei suoi colleghi vessati dall'intellettualoide di turno. In effetti in Italia i libri di certi autori si comprano solo per sfogliarli nei luoghi pubblici in modo di far credere al prossimo di essere membri di una "elite" di acculturati. Sarà contento il buon Vespa di sapere che Lei ritiene che i suoi lavori facciano parte di tale speciale categoria di opere; io, dal canto mio, sono invece ragionevolmente sicuro che certi "mattoni" di Umberto Eco siano stati più ostentati che letti. Coglierei però l'occasione per ricordare a Lei, e ai Suoi lettori, che il posto in Paradiso alle meretrici e agli esattori non spetta affatto di diritto, ma se lo debbono guadagnare pentendosi e abbandonando la loro vita di peccatori. Molti si dimenticano che all'adultera salvata dalla lapidazione Cristo dice anche: "Va e non peccare più"!

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