Cerca

Pansa: la Cgil gioca col fuoco

La leader Camusso zittisce Sacconi: "Parli di terrorismo solo se ha prove". Sembra di risentire i sindacalisti degli Anni di Piombo

Pansa: la Cgil gioca col fuoco
Non è mai elegante rivelare l’età di una signora. Ma qualche volta è necessario farlo. Susanna Camusso, il segretario generale della Cgil, è nata a Milano il 14 agosto 1955, vale a dire 56 anni fa. La sua biografia (cito per tutte quella sul “Catalogo dei viventi”, edito da Marsilio) dice che ha militato nella Fiom, il sindacato rosso dei metalmeccanici, per più di un ventennio, dal 1975 al 1997. Dunque era una ragazza fatta, e una sindacalista in attività, quando in Italia emerse il terrorismo di sinistra, quello delle Brigate rosse, di Prima Linea e dei gruppi affini. La giovane Susanna ha di sicuro visto sul campo, nelle fabbriche, nel movimento sindacale e nei partiti di sinistra, quanto stava accadendo. Il ribellismo iniziale, la nascita dei primi gruppi di killer, le gambizzazioni e poi gli omicidi. Insomma, la compagna Camusso è una testimone di quell’epoca sciagurata. Ed essendo una donna colta, avrà di certo anche letto più di un libro in proposito.
 
 Per questo sono rimasto molto stupito nell’apprendere come ha risposto al ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi. Parlando delle accese polemiche sulle nuove, e per ora presunte, regole per i licenziamenti, Sacconi aveva evocato il rischio di un nuovo terrorismo. Dicendo: non ho paura per me, poiché sono protetto, ma temo per le persone che si occupano di riforme del lavoro. Come era accaduto a Marco Biagi e a Massimo D’Antona. La replica della Camusso era stata sprezzante: o il ministro ha le prove di quel che dice, oppure stia zitto. È la risposta della leader Cgil a rendere inevitabile il richiamo alla sua età. A differenza di altri dirigenti sindacali, assai più giovani e meno informati, non può non ricordarsi una verità indiscutibile: negli atti di terrorismo, le prove emergevano sempre dopo che una persona era stata ferita o uccisa, mai prima. Le Br e le bande che le imitavano vivevano nella clandestinità più totale. E parlavano, con i volantini di rivendicazione o con le confessioni, soltanto quando il delitto era già stato commesso.

Pretese sciocche - Per questo motivo, è privo di senso chiedere a Sacconi le prove di quanto teme possa avvenire. Ecco una pretesa sciocca che la Camusso doveva risparmiarsi. Cara signora della Cgil, negli anni Settanta e Ottanta non si sapeva mai che cosa stava per succederti. Quando la banda di Marco Barbone progettò di uccidere il sottoscritto, poi un altro giornalista, Marco Nozza, e infine accoppò Walter Tobagi, le prove si ebbero in seguito all’arresto di due del gruppo. Catturati dal reparto di carabinieri del generale Carlo Alberto dalla Chiesa, calarono le brache e confessarono. Ma la signora della Cgil non si è limitata ad accusare Sacconi di fare dell’allarmismo a vuoto. Intervistata da Roberto Mania, di Repubblica, ha tagliato corto con tutti i timori del ministro e di noi italiani meno importanti di lui, dicendo: «Nelle fabbriche, negli uffici, nei luoghi di lavoro, non c’è alcun segnale che faccia presagire un ritorno agli anni della violenza politica».  Queste parole mi hanno fatto ringiovanire di qualche decennio. Sono le stesse che ascoltavo dai dirigenti sindacali persino quando il terrorismo aveva già alzato la testa. Andavo a trovarli, da cronista della Stampa e del Corriere della sera. E loro, alzando le spalle, infastiditi dalle mie domande, mi garantivano che costruivo dei fantasmi: «Può star sicuro che non sta accadendo nulla di quanto lei sospetta. Si occupi d’altro e viva tranquillo». Le loro certezze franarono con l’estendersi del terrorismo.

Déjà-vu - Ma neppure allora, la sinistra politica e sindacale volle aprire gli occhi. Le ricordo bene tutte le favole che s’inventavano per rifiutare la verità sui killer. Sono gruppi di criminali comuni. Sono provocatori fascisti, organizzati dai padroni. Sono agenti della Cia pagati per alimentare la strategia della tensione. Infine, meschina ammissione, sono compagni che sbagliano. La tragica commedia proseguì persino quando le Br fecero i primi morti. Accadde nel giugno 1974, nella sede del Movimento sociale di Padova. Rimasero sul terreno due persone che si trovavano per caso in quella stanza. A sinistra nessuno volle credere a un delitto brigatista. Vennero costruite teorie grottesche, come quella di una resa dei conti tutta interna al neofascismo. La sarabanda di bugie si spense solo il giorno che le Br rivendicarono il delitto con un volantino: esempio di una prova che arriva dopo.
 
Odio strisciante - Nel novembre 1977, il giorno successivo all’attentato a Carlo Casalegno, andai a interrogare gli operai che uscivano da un turno di lavoro alla Fiat Mirafiori. Le opinioni erano le più diverse. Ma non mancavano quelle di consenso per i brigatisti. Un operaio fu lapidario. Mi disse soltanto: «Dieci, cento, mille Casalegno». Quando pubblicai quell’articolo su Repubblica, nella Cgil di Torino sostennero che mi ero inventato tutto. Tutto il sindacato e il Pci rifiutavano di ammettere che nelle fabbriche esistesse la violenza. E che fosse il germe del terrorismo. Ci volle del tempo prima di riconoscere la verità. Qualcosa si cominciò a dire dopo l’assassinio di Guido Rossa, militante comunista, operaio e delegato Cgil all’Italsider di Genova, ucciso dalle Br il 24 gennaio 1979. Nel novembre di quell’anno, Giorgio Amendola, uno dei dirigenti nazionali del Pci, uomo libero e schietto, pubblicò su Rinascita, il settimanale culturale delle Botteghe oscure, un articolo rimasto famoso perché mandava in frantumi anni di reticenze colpevoli e di pavide bugie.

Ne cito un passo, che dedico alla compagna Camusso: «L’errore iniziale compiuto dal sindacato è stato quello di non denunciare immediatamente il primo atto di violenza teppistica compiuto in fabbrica, come quello compiuto nelle scuole. L’errore dei comunisti è stato quello di non aver criticato apertamente, fin dal primo momento, questo comportamento, per un’accettazione supina dell’autonomia sindacale e per non estraniarsi dai cosiddetti movimenti».  Altri tempi, altri politici. La signora Camusso ha bollato Maurizio Sacconi così: «È il peggior ministro del Lavoro nella storia della nostra Repubblica». Brutto modo di ragionare, quello della compagna Susanna. Stia attenta a non risultare lei il peggior segretario della Cgl nella storia italiana. Si ricordi di un suo grande antenato: Luciano Lama. Lui esprimeva con tre parole la prima regola di vita per un sindacalista: «Chi tratta, vince». E non disertava mai i tavoli di trattativa.

di Giampaolo Pansa


Lascia il tuo commento

Condividi le tue opinioni su Libero Quotidiano

Caratteri rimanenti: 400

Commenti all'articolo

  • assurdo

    02 Novembre 2011 - 12:12

    Le troglodite del potere stanliniano sono uscite ..... ma perchè non rimane con i nostalgici del SUO potere! I lavoratori lo sanno che quando fanno sciopero perdono la giornata salariale e relativi annessi? La Camusso spieghi perchè nonostante gli scioperi tutti i sindacalisti percepiscono ugualmente la retribuzione! Vogliamo sviscerare e svelare al popolo dei lavoratori che cosa è veramente il sindacato specie di sinistra?Vogliamo dire ai lavoratori quanto intasca il sindacato ad ogni rinnovo contrattuale oltre a quello che percepisce con gli inscritti? Brava Camusso hai solo Bella Ciao da Cantare con il foulard rosso..........................

    Report

    Rispondi

  • carria

    01 Novembre 2011 - 19:07

    ma quando l'acqua arrivera al colllo molti vorrebbero un tavolo o anche uno scagnetto pur di salvarsi,il fiume sta suonando e qualcosa di brutto porta..ricordate è il fiume della globalizzazione che l'europa intera non riesce a fermare..pensate voi se lo puo fare la nostra opposizione che nelle due ultime volte con prodi è stata trombata a metà legislature..questi sono fatti e non urla ..dico al bravo pansa questi che lei pone sono argomenti seri ..chissa che la signora camusso gli sappi considerare..

    Report

    Rispondi

  • raucher

    01 Novembre 2011 - 19:07

    Lapidarie le citazioni di Amendola e Lama , che tagliano la testa al toro. La Camusso sta ripetendo, nè più nè meno, gli stessi errori di allora, non certo per ignoranza , ma per sterile ( e stupida )difesa d'ufficio di un sindacato obsoleto.

    Report

    Rispondi

  • diwa130

    01 Novembre 2011 - 13:01

    Signor Pansa, mi aspettavo qualcosa di meglio da lei. A parte le citazioni incomplete degli accadimenti degli anni 70 (troppo lungo controbattere in mille caratteri) ma che lei non puo' certo ignorare. Il sindacato dopo l'annuncio del "piano" del governo cosa dovrebbe fare ? Applaudire perche' licenziano piu' gente o perche' a pagare sono sempre le stesse persone ? Oppure applaudire perche' chi ha due lire le investe nella finanza che e' diventato un casino' con le regole invertite, si vince sempre e pagano gli altri ! Il sindacato fa il suo mestiere , cosa che non fa il sig. Sacconi. Sa qualcosa ? Vada dai magistrati, incarichi i servizi di indagare sui fatti concreti che lui conosce. No invece che fa ? Fa terrorismo su tutti i giornali puntando l'indice sul sindacato, puntando l'indice su tutti ! I casi sono due, o e' paranoico quindi da ricovero o ha una strategia precisa, quella della tensione, e lei Sig. Pansa dovrebbe ricordarlo e non difendere il ministo!

    Report

    Rispondi

Mostra più commenti

blog