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Il Pdl processa Giulio Tremonti La Lega: Il vero traditore è lui

Il superministro chiede al Cav di lasciare e l'ex amico Calderoli lo attacca: Dici sempre di no. Bossi: giù le mani dalle pensioni

Il Pdl processa Giulio Tremonti La Lega: Il vero traditore è lui
Tutti contro Giulio Tremonti. Lo processa il Pdl ma, per la prima volta, anche l'"amico" Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione non gli rispiarmia gli attacchi per la mancata approvazione  delle misure anticrisi per mezzo di un decreto: «Decreto legge alla memoria. Quando si calano le braghe bisogna stare molto attenti a coprirsi le spalle perché svolazzano i temuti uccelli paduli...». Poi Calderoli ha accusato Tremonti di dire sempre di «no»

Altro che sfilato. Pronto a dimettersi? Macché. Giulio Tremonti non molla la baracca. Scalcia, ma resta al suo posto. E il tour de force di ieri è la rappresentazione plastica dell’impegno che il  ministro dell’Economia sta assicurando per far uscire l’Italia dalla tempesta perfetta. Tremonti detta addirittura la linea a palazzo Chigi: con la sponda del Colle ha imposto un maxiemendamento al ddl stabilità, costringendo il Governo ad abbandonare l’opzione del decreto  (sarà usato solo per alcune misure) come strumento per varare gli impegni presi con l’Unione europea.  Con i colleghi dell’Esecutivo, tuttavia,  nessuno strappo. Fa eccezione la lite con la Lega: lo stop di Tremonti al decreto non è andato giù a Roberto Calderoli. Un discorso a parte quello con il premier. Le frizioni con  Silvio Berlusconi, in effetti, restano intatte. Tant’è che pure ieri il titolare di via   Venti Settembre sarebbe tornato alla carica per spingere il   Cavaliere a un passo indietro. «Sui mercati finanziari - questa la tesi di  Tremonti- il problema non è l’Italia, ma Berlusconi».    Una posizione dura. Che non comporta, per ora, l’uscita di scena del professore di Sondrio dalle file del Governo. Tutt’altro. La sequenza di appuntamenti registrata ieri, come accennato, è da Guinness dei primati. 


A Palazzo Chigi
  Sei incontri uno dietro l’altro. Si comincia a metà mattina. A palazzo Chigi lo attende proprio il presidente del Consiglio. Al centro della delicata riunione - cui hanno partecipato il Guardasigilli,  Nitto Francesco Palma, e il responsabile del Lavoro, Maurizio Sacconi - le misure per l’Europa. È durante questa riunione che Tremonti viene informato dell’andamento dello spread tra i btp italiani e i bund tedeschi: attorno alle  12.50 il differenziale di rendimento è salito a  440 punti base (chiusura a 436), vicina al record di martedì (442). 
Un vertice, quello convocato dal premier, lungo cinque ore al termine del  quale Tremonti si è precipitato al Comitato  per la salvaguardia della stabilità finanziaria. Al Tesoro, il ministro dell’Economia è riuscito a mettere tutti d’accordo. Tremonti ha fatto quadrato con i rappresentanti di Banca d’Italia, Consob e Isvap: il nostro Paese non corre rischi particolari e sta in piedi. Il summit straordinario, infatti, è stato chiuso con parole di rassicurazione per i mercati finanziari: una specie di cintura di sicurezza per il nostro Paese: «La tendenza all’equilibrio dei conti pubblici prosegue» si legge nella nota del Tesoro, in linea con il rapporto sulla stabilità diffuso più o meno contemporaneamente da via Nazionale con il quale, a conti fatti, si getta acqua sul fuoco.     
 
Colloquio con Napolitano Il momento più delicato della giornata di Tremonti, probabilmente, è alle 17. Il ministro sale al Quirinale insieme con le prime linee della maggioranza. Il Capo dello Stato continua a tenere sotto controllo la situazione politica: martedì ha auspicato ampia condivisione fra le forze parlamentari. E ieri, forse, ha verificato la posizione del centro-destra. A Giorgio Napolitano, Tremonti ha garantito il suo impegno. Poi, probabilmente,   ha illustrato al Presidente della Repubblica gli ultimi dati sul fabbisogno che poco dopo sarbbero stati diffusi da via Venti Settembre.  I conti pubblici migliorano. I dati di «cassa», quelli che registrano   entrate e  uscite effettive, indicano un deciso miglioramento e si avvicinano ai livelli pre-crisi. Il «rosso» dei primi dieci mesi dell’anno migliora di 12,3 miliardi di euro. E se si considerano gli aiuti  alla Grecia ( 5 miliardi contro i 4 del 2010)   il risultato migliora di un ulteriore miliardo.   Poco più tardi la rapida «visita» al Senato. La  commissione Finanze, che ha iniziato  ieri l’esame del disegno di legge stabilità,  aveva chiesto un chiarimento proprio sulle voci di  maxiemendamento. L’ipotesi  si è concretizzata poco dopo nell’ufficio di presidenza del Popolo delle libertà  su insistenza di Tremonti. I provvedimenti per l’Europa, poi, hanno preso la strada del consiglio  dei ministri per l’ok. Tremonti? Al suo posto. E «ci mancherebbe altro» ha detto il ministro Gianfranco Rotondi.

di Francesco De Dominicis

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Commenti all'articolo

  • ghorio

    03 Novembre 2011 - 16:04

    Siamo sempre alle solite:Berlusconi e Tremonti non si parlano, la Lega difende o abbandona Tremonti e poi non cambia niente. La verità è che sin dal primo momento del govenrno Berlusconi, ovvero inizio 2008 Tremonti è stato sopravvalutato all'infinito con il suo linguaggio enigmatico, compreso il suo libro, tanto sponsorizzato dalla stampa di centrodestra, come se si trattasse del nuovo corso di Economia Politica, da adottare da tutte le Università del mondo. In realtà tanto fumo e poco arrosto, comprese le mancate scelte sui veri tagli alla spesa pubblica, di cui ogni tanto si ridorda anche "Libero". Non parliamo dell'abolizione delle province: un ministro dell'economia che dice che si risparmiano solo qualche centinaia di milioni di euro, quando si tratta infatti di miliardi, si declassa da solo. Del resto con il ministro dell'Economia si scontano le "riforme" Bassanini che tanto danno stanno facendo all'Italia. Giovanni Attinà

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  • lello1958

    03 Novembre 2011 - 15:03

    Che Berlusconi non sia apprezzato all'estero è in gran parte demerito di Tremonti; Che Tremonti non sia apprezzato in Itala, è tutto merito suo. Era meglio Visco, almeno chi lo vota sapeva a cosa andava incontro; per Tremonti voti un liberale e ti ritrovi un "dracula". Le riforme senza soldi non producono alcun effetto!! Ci voglono i soldi Come? Una patrimoniale, i condoni, la vendita dei beni pubbici. Solo così possiamo ripartire.

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  • frank-rm

    03 Novembre 2011 - 11:11

    Si vede che se ne intende essendo egli nella lista outing degli omofi-parlamentari, con vizi private e pubbliche virtù

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  • effata

    03 Novembre 2011 - 11:11

    Le parole del ministro delle finanze, riportate nell' articolo, se vere sono di una gravità inaudita. Con la borsa che sta letteralmente dilaniando l' economia del paese, questa tragicommedia non può più sussistere. Per questi motivi Napolitano è stato costretto ad intervenire più volte, in asserzioni che tutto sommato non gli competono! E' chiaro, a questo punto, che davvero si sta facendo il male del Paese e la presunzione che non c' è alternativa è di una grettezza incredibile. Che cosa deve succedere ancora prima che si gettino le armi e si ammetta di aver tragicamente FALLITO e aver portato il paese AD UN PASSO DAL PRECIPIZIO? Spero almeno che persone di un maggior calibro morale, che pure ci stanno (tipo Lupi) riescano a fargli capire che ora è giunto l' inequivocabile momento di dire BASTA!

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