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Poggi, via all'appello per Stasi Ecco la chat segreta con Chiara

Tribunale blindato per il 2° grado del processo contro il biondino assolto da accusa di omicidio. Leggi Cristiana Lodi

Poggi, via all'appello per Stasi Ecco la chat segreta con Chiara
 Dopo due ore di udienza il processo di appello contro  Alberto Stasi è stato riaggiornato alla fine di novembre. Alberto, arrivato questa mattina al tribunale di Milano da un ingresso secondario, è accusato dell'omicidio di Chiara Poggi, la sua ex fidanzata uccisa il 13 agosto 2007 nella villetta di famiglia a Garlasco (Pavia), per il quale è stato assolto in primo grado. In aula era già presente la mamma di Chiara Poggi, Rita Preda, con il marito Giuseppe e il figlio Marco. L'accusa, per Stasi, è di omicidio volontario aggravato dalla crudeltà. A presiedere il collegio giudicante, composto dal giudice a latere Franco Tucci e da 6 giudici popolari, Anna Conforti. L'udienza che segue il rito abbreviato, si tiene a porte chiuse.  Ingresso vietato a telecamere e fotoreporter, come per il Cavaliere.

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C’è una mamma che da oltre quattro anni aspetta risposta a due domande: «Chi è stato? Perché lo ha fatto?».  E c’è un ragazzo che un tempo era il fidanzato di Chiara, assassinata a 26 anni e buttata in fondo a una scala buia. Oggi, questo giovane che di anni ne ha compiuti 28, sarà di nuovo alla sbarra. Davanti ai giudici della seconda corte d’Assise  d’Appello di Milano, Alberto Stasi, dovrà dimostrare di essere innocente. Non sono state infatti trovate prove, a suo carico, per poterlo inchiodare al delitto consumato a Garlasco nella villetta borghese dei signori Poggi. Era il 13 agosto 2007, un lunedì appena dopo le  9. E due anni dopo, il 17 dicembre 2009, l’allora studente bocconiano era stato assolto per non avere commesso il fatto. Una sentenza pronunciata dal giudice Stefano Vitelli in seguito a 24 udienze infuocate e secondo la formula del rito abbreviato.

Prove  assenti
- Nessuno ha però voluto credere all’innocenza del biondino dagli occhi di ghiaccio, che in realtà è soltanto miope. Non i genitori di Chiara Poggi, logorati dal lutto. Non la Procura di Vigevano. Non quella generale di Milano. Tutti  hanno presentato appello nella convinzione che Alberto Stasi sia l’unico assassino possibile dell’impiegata di Garlasco dal presente e il passato immacolati; e stamattina alle nove ricomincia una schermaglia giudiziaria senza esclusione di colpi. Una battaglia che si combatterà più sul codice e la procedura penale che non sulle prove, tuttora assenti. Come nei processi contro Silvio Berlusconi, il Tribunale di Milano sarà anche stavolta proibito al pubblico. Si celebra in camera di consiglio, a porte chiuse, davanti a una giuria popolare presieduta da Anna Conforti e altri due togati: Laura Barbaini a rappresentare l’accusa e Franco Tucci giudice a latere. Sarà proprio questi a illustrare i capisaldi della sentenza assolutoria del dicembre 2009 e le singole richieste dell’accusa. E qui, subito, scatterà il primo ostacolo. L’accusa chiede infatti la cosiddetta rinnovazione del dibattimento che, in soldoni, significa ripetere alcune perizie nel tentativo di ribaltare le conclusioni assolutorie alle quali erano arrivati i periti nominati dal giudice del primo grado.

La difesa
- difesa dell’imputato, con una memoria di oltre 500 pagine, si dice però pronta a rispondere a ogni singolo attacco. Anche se prima tenterà una mossa in punto di diritto: il codice infatti vieta alle parti di chiedere già alla prima udienza la rinnovazione di un dibattimento che di fatto non c’è stato (Stasi è stato assolto in assenza dibattimento). Spetta semmai alla Corte decidere, all’epilogo del processo e qualora non si possa decidere sugli atti, se ordinare o meno la rinnovazione del dibattimento. Stamane il collegio difensivo composta dal professore Angelo Giarda, dagli avvocati Fabio Giarda, Giuseppe e Giulio Colli, attaccheranno con questa eccezione. La Corte potrebbe dunque subito riunirsi per chiarire questo aspetto fondamentale. Qualora le richieste dell’accusa venissero accolte, la Procura si scatenerà con le richieste.

La chat 
- Prima: fare una perizia sul computer di Alberto per verificare se la sera prima di morire Chiara avesse visionato su quel portatile materiale pedo-pornografico. Una scoperta, che per il pg, sarebbe il movente dell’omicidio.  A questo proposito però spunta una chat rintracciata sul pc di Chiara, finora inedita e che proverebbe come fra lei e Alberto non ci fosse alcun tabù sul sesso. È il 17 settembre 2006, circa un anno prima del delitto. Alberto e la fidanzata si stanno scambiando al computer alcun filmini erotici da loro stessi realizzati. Ed è lei a scrivere a lui: “Tato, cosa fai oggi?”. Alberto: “Navigo un po’ in internet. Senti, Tata, posso scaricare qualche filmino pornografico?  Mah... però non so se sia il caso visto che dobbiamo trasferire quasi 1 giga”. Chiara: “Vedi tu Tato... Basta che non mi rallenti il trasferimento”. Lui: “Appunto”. Lei: “Ri-appunto”. Dal tenore dei dialoghi, come ha sempre sostenuto la difesa e il giudice del primo grado, il movente sessuale non starebbe affatto in piedi.

L'accusa  - L’accusa chiede però anche il sequestro di una vecchia bici da uomo di Stasi per mostrarla alla testimone Franca Bermani che racconta di averne notata una da donna davanti alla casa dei Poggi, nell’ora del delitto. Quella vecchia bici non fu mai repertata proprio perché non corrispondente a quella descritta dalla testimone. A Alberto sarà chiesto di percorrere ancora i passi compiuti il 13 agosto 2007 lungo la scala insanguinata, dove c’era il corpo senza vita della fidanzata. E si vorrà inoltre analizzare un capello castano chiaro trovato nella mano sinistra della vittima, ma soprattutto analizzare il materiale rimasto sotto le unghie. Chiara, se questa richiesta sarà accolta, non avrà pace perché bisognerà riesumarne quel che resta. Un nuovo dolore per mamma Rita e papà Giuseppe, che oggi saranno in aula a incrociare lo sguardo del ragazzo che loro ritengono l’assassino della figlia: «Noi non smettiamo di sperare e saremo qui a ogni udienza. Lo dobbiamo a Chiara». Anche Alberto Stasi sarà lì fino alla sentenza, che potrebbe arrivare prima di Natale.

di Cristiana Lodi

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