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Cure da cavallo per Unicredit Tagli e ricapitalizzazioni

I soci sottoscriveranno le quote dell'aumento di capitale da 7,5 mld. Ghizzoni trasforma la banca in commerciale, all'opposto dell'ex ad

Cure da cavallo per Unicredit Tagli e ricapitalizzazioni
Unicredit  volta pagina. L’eredità di Alessandro Profumo viene definitivamente archiviata con una ripulita al bilancio da dieci miliardi accompagnata dal rafforzamento del capitale per 7,5 miliardi. Una svolta epocale che porta i segni della rottura ad un anno esatto dall’arrivo di Federico Ghizzoni a Piazza Cordusio. Contemporaneamente c’è la  rifocalizzazione del business. Sempre più banca commerciale e sempre meno banca d’affari. Più  attività allo sportello e meno investimenti ad alto rischio. Soprattutto più attenzione al territorio (come chiedono le fondazioni azioniste) e semplicità nella struttura che costerà 5.200 posti lavoro entro il 2015 da aggiungere ai cinquemila che hanno lasciato la banca dopo la fusione con Capitalia. La ricetta Ghizzoni si muove su linee di discontinuità con il passato. Usciremo «dai business che sono scollegati dal servizio alla clientela».

Quei «20 milioni di famiglie e 2 milioni di imprese piccole e grandi che sono il nostro core business». Non a caso alle famiglie nei prossimi tre anni verranno concessi finanziamenti per 17 miliardi e 33 alle piccole imprese. Federico Ghizzoni non disconosce direttamente il lavoro di Profumo. Nega anche l’eventualità di proporre azione di responsabilità per l’operazione di “ottimizzazione fiscale” che ha portato la Procura di Milano al sequestro di 250 milioni.  «In 10 anni siamo passati da banca domestica a grande banca europea tramite diverse acquisizioni – ha detto Ghizzoni – e dal mio punto di vista è stata una crescita di successo». Ma di fatto il giudizio postumo sulla gestione Profumo passa proprio per quei 8,4 miliardi di svalutazione degli avviamenti (il cui valore passa così da circa 20,2 miliardi a 11,5 miliardi). Non solo: per garantire un ritorno sostenibile  è necessario ridurre la complessità della struttura. Da qui un rinnovato focus sulla banca commerciale («Non si può fare tutto»), una maggiore selettività sulle attività europee e grande pulizia in Italia. Non a caso in Europa occidentale verranno tagliati 7.400 posti (compresi i 5.200 in Italia) mentre a Est verranno fatte 1.110 assunzioni.  Un piano definito da Ghizzoni “ambizioso” perché punta a posizionare Unicredit tra le prime banche commerciali a livello europeo ma anche “realistico”, perché si basa su uno scenario macroeconomico prudente. Azioni di crescita che sono state costruite su “un bilancio forte” che dice Ghizzoni “non creerà alcuna sorpresa per il futuro”.

I numeri del piano prevedono per il 2015 utili per 6,5 miliardi da 1,3 a fine 2010, e un pay out (dividendo su utile) del 39% rispetto al 42% del 2010. l titolo in Borsa è precipitato del 6,18%, dopo essere stato sospeso al ribasso. Il mercato infatti si concentra per ora sulle perdite registrate nel terzo trimestre a seguito delle svalutazioni (che portano il risultato dei primi nove mesi in rosso di 9,3 miliardi), sulla imminente ricapitalizzazione da 7,5 miliardi varata dal gruppo dopo il verdetto dell'Eba e sulla prospettiva di un esercizio 2011 senza dividendo.

 L’aumento di capitale partirà fra un paio di mesi e non dovrebbe incontrare problemi. Le fondazioni si sono impegnate a fare la loro parte. I libici che hanno il 7,5% del capitale sperano di poter sbloccare i fondi necessari a partecipare. In ogni ccao c’è il consorzio di garanzia. Poi comincerà una nuova vita. Insieme con il nuovo governo, a quanto pare. La conclusione della conferenza stampa è dedicata al Monti): «Erroneamente ho omesso di fargli auguri. Abbiamo bisogno di risposte rapide».

Nino Sunseri

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