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Salva la speleologa intrappolata Vuole già tornare in grotta

La donna era caduta a 250 metri di profondità fratturandosi la caviglia. Per riportarla in superficie necessarie 35 ore di interventi

Salva la speleologa intrappolata Vuole già tornare in grotta
Due giorni da incubo, ma alla fine Anna Bonino ce l’ha fatta. La speleologa bresciana di 36 anni rimasta incastrata da domenica scorsa alla profondità di 250 metri in una grotta sull'altopiano di Cariadeghe questa mattina alle 6,40 è stata riportata in superficie. “Sono stati i miei eroi, con loro non ho mai avuto paura, grazie a tutti quelli che mi hanno aiutata e salvata”, ha detto Anna non appena ha rivisto la luce. Sta bene, nonostante la frattura a due ossa della caviglia e non ha mai perso la speranza anche perché vicino a lei c’erano quegli “angeli”: “In tutte quelle ore mi sono anche riposata, hanno fatto tutto loro”. Loro sono gli uomini del soccorso alpino e speleologico che si sono immediatamente attivati per il recupero della donna. Una squadra di primo intervento è entrata in grotta alle ore 20,00 di domenica. Il recupero vero e proprio è iniziato qualche ora più tardi, dopo che la speleologa è stata stabilizzata all'interno di una tendina riscaldata, dall'equipe medica del Cnsas, in contatto diretto con la centrale operativa del 118 di Brescia. Per trasportare Anna Bonini è stato necessario allargare alcuni tratti molto stretti della grotta, per questa operazione si sono dedicati 8 volontari della Commissione Disostruzione del Cnsas che, con l'uso di micro cariche, hanno demolito piccole porzioni di roccia consentendo il passaggio della barella.
Durante l'intervento, durato complessivamente 35 ore circa, di cui 25 ore di trasporto barella, si sono alternate 3 squadre di medici ed infermieri e 3 squadre di tecnici per il recupero. In grotta hanno operato in totale 84 tecnici per una media di 12 ore/uomo di lavoro. All’esterno le operazioni sono state coordinate dal delegato della IX Zona speleologica Lombardia, Andrea Gigliuto, coadiuvato, per la logistica e le comunicazioni, da una decina di soccorritori. Il recupero in grotta, riferisce il Soccorso alpino, si è svolto senza particolari intoppi e l’infortunata è stata per la maggior parte del tempo vigile e collaborativa, dimostrando un'eccezionale forza d’animo.
La stessa forza d’animo che ha dimostrato non appena tornata in superficie: "Adesso sono un po’ spaventata, ma credo di sì, certo, è la mia passione, è vero ho avuto un incidente ma chi cade deve rialzarsi e continuare".


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Commenti all'articolo

  • parigiocara

    15 Novembre 2011 - 20:08

    tutte quelle ore di lavoro, energie e l'impiego dei mezzi di soccorso per il salvataggio hanno avuto un costo: chi ne paga il prezzo ???? noi siamo già abbastanza tartassati -- sta tizia che vuole tornare in grotta ??? benissimo , ma preveda eventuali soccorsi a spese sue

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  • ailide

    15 Novembre 2011 - 17:05

    Mi dispiace per la spleleologa, ma io le farei pagare come ad altri psudo sportivi del genere sia le spese ospedaliere che quelle di salvataggio. Di cretini che si lanciano in imprese senza alcun cervello francamente mi sembra che non ne abbiamo bisognO. Negli Usa c'e' una legge del genere, ed anche a Taiwan dove si son rotti dei vari esxcursionisti che non ascoltano allarmi tifoni etc etc...quindi si pagano eventuali soccorsi. saluti

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  • alvit

    15 Novembre 2011 - 15:03

    Io spero le facciano pagare fino all'ultima lira quello che e' costato a costoro che hanno messo a rischio la loro vita. Se con un grazie, questa ha risolto tutto, spero che molti di coloro che rocciano, scendono nelle grotte, fanno escursioni in posti desolati o a pericolo di rapimenti, siano ben coperti da assicurazioni, le quali interverranno a pagare i danni che certa gente procura. Con sommo dispiacere due alpinisti ci hanno lasciato la vita giorni fa su un ghiacciaio, la comunità si e' fatta in quattro per poterli salvare, ma purtroppo e' arrivata troppo tardi, trovandoli assiderati. Quanto dolore per i loro cari, ma quanto denaro gettato al vento. Vorrei sapere chi paga poi tutto cio'.

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  • dbell56

    15 Novembre 2011 - 14:02

    Non bisogna scandalizzarsi se la speleologa voglia ritornare in grotta. E' la passione che la guida. Io la capisco benissimo perchè faccio da venticinque anni per passione, l'alpinista. Mi si dirà: ma tu che provi nella vertigine della parete o nel trekking spinto, portato sino a 12-13 ore di cammino? Le sensazioni non si possono esternare ma assicuro che è bellissimo e molto appagante arrivare alla meta, anche dopo una fatica immane. Baciare per me il crocifisso che impreziosisce la vetta raggiunta, è un momento altamente intimo, straordinario e vedere il mondo dall'alto ti dà l'effettiva dimensione di ciò che noi siamo e la grandezza del Creatore che ci regala queste meraviglie e ce le pone dinanzi agli occhi.

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