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Fine dell'idillio degli indignati Pure i salotti buoni li schifano

Scontri e feriti a Milano e Palermo. Solo un mese fa i Draghi e i Passera giustificavano i ragazzi, adesso li ignorano

Fine dell'idillio degli indignati Pure i salotti buoni li schifano
Ecco il clima di concordia e di unità nazionale chiesto da Giorgio Napolitano: rissa a Milano con lancio di fumogeni ad altezza d’uomo. Un ragazzo ferito al volto. Vetrine delle banche imbrattate, cariche della polizia. Blitz nella sede dell’Abi in via Olona. Torino: cinque feriti (quattro tra le forze dell’ordine e uno tra i manifestanti). Un ferito anche a Palermo. A Roma lancio di uova e arance in piazza Sant’Andrea della Valle, a due passi dal Senato dove Mario Monti ha da poco terminato il suo discorso. Cori e slogan contro il sindaco Gianni Alemanno, il neoministro Francesco Profumo e il neopresidente del Consiglio, senza dimenticare il vecchio ministro e il vecchio presidente. Caos e traffico bloccato in decine di città italiane. In contemporanea, sciopero dei trasporti, metropolitane chiuse a Roma, voli cancellati a Fiumicino. Una giornata di ordinaria protesta e di ordinari disagi. Con qualche nota curiosa e preoccupante.

I bocconiani - Ieri mattina il governo Monti non aveva ancora esposto il suo programma. Al Senato la fiducia non era stata ancora votata. Almeno ufficialmente, il nuovo esecutivo, anche se di chiara impronta bocconiana (Bocconi, università privata), era un’incognita. E studenti e Cobas già si erano messi in marcia. Una protesta preventiva contro il governo dei banchieri e dei tecnocrati. Sono giovani, i manifestanti, forse inesperti, ma capaci di leggere il futuro. Con una dote simile, lo studio diventa quasi superfluo, pubblico o privato che sia. Loro sanno già tutto, anticipano i tempi, corrono e anche tra la foschia e la coltre acre dei fumogeni hanno la vista lunga, e naturalmente le idee chiare. C’era uno striscione alla testa di quasi tutti i cortei di ieri mattina: «Vogliamo Profumo di cambiamento». Un po’ più indietro: «Ribellarsi è giusto». Ribellione a priori. Ancora un po’ indietro: «Il sapere ci renderà liberi» (il sapere, per fortuna non il lavoro, come scrissero i nazisti). Tanto per aiutare i giovani manifestanti a sapere e ad essere più liberi: i banchieri ieri sotto accusa sono gli stessi banchieri che fino a pochi giorni fa non avevano mancato di testimoniare tutta la loro vicinanza agli indignati e la loro comprensione. Ma fino a pochi giorni fa in Italia governava ancora Berlusconi. C’era, per rimanere allo slogan studentesco, profumo di centrodestra. Evidentemente sgradito.
Mario Draghi, all’epoca governatore della Banca d’Italia e oggi primo banchiere europeo, a metà ottobre disse: «Se siamo arrabbiati noi per la crisi, figuriamoci loro che sono giovani, che hanno venti o trent’anni e sono senza prospettive». Si riferiva a chi avevano messo le tende a via Nazionale, davanti alla sua banca. Benedisse la protesta, spiegando naturalmente che non doveva degenerare nella violenza. Fece capire che i giovani gli stavano a cuore, e non solo perché ha due figli. Ieri Draghi non ha detto nulla. Ovvio: ora sta alla Bce, e la protesta non era contro la Banca centrale europea. Anche contro la Bce. Luca Cordero di Montezemolo, all’epoca molto attivo sul fronte politico, disse: «La protesta dei giovani indignati è per molti aspetti comprensibile». Aggiunse: «Non c’è dubbio che il problema dei giovani oggi è il problema di questo Paese: uno su quattro non ha lavoro, la non crescita colpisce i giovani. Sento parlare di precariato, ma non vedo azioni per affrontare veramente questo problema». Ieri Luca Cordero di Montezemolo non ha detto nulla. Pare quasi che il problema dei giovani per lui non sia più il problema di questo Paese.

Non sottovalutiamo - Corrado Passera, all’epoca amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, dichiarò: «I politici non devono sottovalutare il disagio sociale che sta crescendo e che riguarda un numero di persone tre o quattro volte superiore ai numeri ufficiali relativi alla disoccupazione». Era il 15 ottobre. Ieri Corrado Passera, ormai politico, non ha detto nulla. Forse ha sottovalutato o forse si è distratto. Di sicuro, non ha aperto bocca, e tra le vetrine milanesi diventate bersaglio degli studenti c’erano soprattutto quelle di Intesa Sanpaolo.Silenzio da parte dei banchieri-industriali-manager appena poche settimane fa così attivi e comprensivi, non sappiamo se per senso di colpa o solo per opportunità politica. Presumiamo per il secondo motivo. Silenzio anche da parte di larghi settori del centrosinistra. L’unico a dire qualcosa è stato ovviamente il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo: «Voglio essere il ministro dell’ascolto e del dialogo, ma, con la stessa decisione, voglio condannare nella maniera più ferma ogni violenza a persone e cose. Per questo governo e per me i giovani rappresentano una grande risorsa. E’ mia intenzione ascoltare con attenzione e interesse tutte le voci del mondo della scuola e dell’università». Neanche un cenno alla sua visione della scuola e dell’università, alle prossime iniziative, alle leggi che intende fare. Chissà, forse sarebbe stato meglio se anche Profumo se ne fosse stato zitto.

di Mattias Mainiero

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Commenti all'articolo

  • Il_Presidente

    18 Novembre 2011 - 20:08

    e guardacaso è quello il posto che si addice di più a questo pagliacciume rosso che ci fa vergognare di essere italiani.

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  • Baronedel Carretto

    18 Novembre 2011 - 15:03

    Finché servono ai loro manovratori/finanziatori bene. Poi vengono scaricati nel cesso!

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  • marcolelli3000

    18 Novembre 2011 - 13:01

    li chiamano i trust-fund babies : a New York sono i figli di papa' che non lavorano, coi soldi per intenderci. Mangiano cibi prelibati nella piazzetta del zuccotti park, cibi che non dividono coi poveri veri, sono i ricchi rampolli che giocano alla politica per una stagione (secondo me lo fanno sopratutto per le ragazze che la danno, la prova d'amore per la finta "causa" dico). Vanno nelle universita' private costosissime e fra pochi anni saranno completamente dall'altra parte. In Italia li scimmiottano, ma le motivazioni sono le stesse: ipocriti che dicono agli altri cosa fare e loro fanno l'esatto contrario. L'elite dei figli di papa' , i maschi coccolati dalle signore chic e le ragazze (molte bellissime) che si godono la migliore gioventu' nell'amore libero per strada. ma che non parlino di cose serie che fanno ridere solo a sentirli. Loro sono l'1% , i poveri veri non mangiano le insalate organiche col miele e stupidaggini del genere.

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  • Il_Presidente

    18 Novembre 2011 - 13:01

    i soliti prepotenti urlanti, sfasciatutto, sputacchianti, volgari, beceri, violenti. E'solo feccia estremista, gli utili idioti della sinistraglia che prima manifestava contro Berlusconi, adesso non sa contro chi sfogare al propria inutilità e dannosità e spara un pò su tutto... no alle banche (?!?) no a questo, a quello. Più tristi e balordi di loro c'è solo chi li difende ed appoggia caos, devastazione, blocco dei servizi ed altro. Altro che pretendere questo e quello dal sistema, la soluzione contro questa marmaglia stracciona l'avrei, ma purtroppo non si può scrivere.

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