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La Capitale come il Far West Sparatoria a Ostia, due morti

Conflitto a fuoco in pieno giorno a Ostia: due persone perdono la vita. Si riaccende la polemica sulla sicurezza in città

La Capitale come il Far West Sparatoria a Ostia, due morti
Roma come il Far West. Si allunga la scia di agguati in strada ed episodi di violenza, avvenuti negli ultimi tempi nella Capitale. Intorno alle 17 sul litorale di Ostia, due persone hanno perso la vita durante un conflitto a fuoco.  Una è stato trovato dalle forze dell’ordine già morto, steso sull'asfalto in via del Sommergibile, l’altra era agonizzante a 50 metri di distanza, in via Forni (nella foto), ed è stato caricato su un’ambulanza del 118 per essere portato all’ospedale Grassi, ma è morto prima di raggiungere il nosocomio. Le due vittime sono due pregiudicati: si tratta di Francesco Antonini e Giovanni Galleoni, considerati elementi di spicco della criminalità organizzata della zona. I due 40enni sono stati arrestati in passato con le accuse di associazione di stampo mafioso finalizzata al gioco d'azzardo, usura, estorsione e traffico di sostanze stupefacenti. Sulla vicenda indaga la polizia che sta ascoltando testimoni per ricostruire quanto accaduto intorno alle 17. Dalle primissime informazioni sembrerebbe che Antonini sia stato colpito all'interno di un locale in ristrutturazione che si trova sulla strada mentre Galleoni sia stato soccorso in strada. Al momento non si esclude nessuna ipotesi.

Sei mesi d'inferno - La prima traccia della lunga scia di sangue che da più di sei mesi attraversa la capitale risale all’8 aprile, quando i neon del Teatro delle Vittorie hanno illuminato il corpo senza vita di Roberto Ceccarelli, freddato da cinque colpi di pistola mentre era all’interno della sua auto. Sono seguiti i nove colpi calibro 9 che hanno ucciso Flavio Simmi. Era il 5 luglio, ancora il quartiere Prati. Gli spari hanno risuonato poi al quartiere Tiburtino: quindici colpi in strada, tra le urla della gente terrorizzata. Solo un caso ha risparmiato la vita a Giulio Saltalippi, 33 anni, che se l’è cavata con un proiettile conficcato nell’addome. Colpi di pistola, ma anche violenza di strada. Il 28 giugno, nel Rione Monti, un musicista è stato aggredito all’uscita da un locale da cinque persone, tutte arrestate. Alberto Bonanni, questo il nome della giovane vittima, è ancora in coma. Il 14 giugno era toccato al 47enne Marco Calamanti, aggredito in strada a San Basilio. Fu ucciso con un unico colpo di crick per questioni di debiti. Stessa miccia potrebbe avere innescato l’omicidio del pensionato di 74 anni Raphael Coen, trovato morto nell’androne del condominio in cui viveva a via Lanciani: per lui un’unica stilettata al cuore.

La periferia di Pasolini -  Palazzi fatiscenti, sovraffollati, strade in perenne manutenzione, pochi negozi e poca illuminazione notturna, e lì vicino, a poche centinaia di metri, l’Idroscalo dove trovò la morte Pierpaolo Pasolini. Via Forni e via del Sommergibile, teatro della sparatoria di oggi, sono nel cuore di Ostia Ponente, il quartiere più degradato di Ostia, dove le case sono in vendita a poche decine di migliaia di euro e la gente ha paura a girare di notte. Basta pensare che a via Forni da mesi i palazzi sono circondati da ponteggi messi lì per evitare che i calcinacci cadano sui passanti: sono i palazzi costruiti 50 anni fa con un cemento ottenuto dalla sabbia di mare. Il tempo ha corroso i tondini di ferro, e i problemi strutturali vengono a galla. Il Comune ha deciso di vendere le palazzine a prezzi irrisori: tra i 33mila e i 77mila euro. E intanto iniziano gli sfratti: solo cinque mesi fa una romena ha tentato il suicidio, "mi vogliono buttare via come spazzatura", disse. Anche camminare in via Forni è un problema: pochi giorni fa una bambina di tre anni è inciampata in una buca degli eterni lavori in corso: 20 giorni di prognosi e una denuncia dei genitori all’Acea. Vicino c'è piazza Gasparri, area di spaccio e di degrado. Decine ogni anno gli interventi della polizia: spaccio di droga, risse, furti. Ma soprattutto, a 200 metri, c'è l’Idroscalo, luogo appartato e degradato, oggi come allora, dove nel 1975 Pasolini fu barbaramente trucidato, e dove un monumento dall’estetica discutibile, tra i rovi, l'immondizia e le siringhe, si eleva solitario a ricordare la tragedia.

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Commenti all'articolo

  • nicola.guastamacchiatin.it

    22 Novembre 2011 - 20:08

    La popolazione ha bisogno che gli agenti escano dalle stanze burocratiche delle Questure e inizino quel lavoro di indagini di cui vi è necessità per avere un quadro sociale giuridico di un eventuale pericolo, che ha messo radici abbastanza pericolose. Per un lavoro burocratico, si assumano giovani in attesa di lavoro oppure, là dove vi sono personale in eccedenza nei ministeri, si impegnico costoro a svolgere il solito lavoro burocratico. Se vogliamo certezza di tranquillità, è necessario spendere dei soldi in cose serie e non facete. La Giustizia ha un costo e deve essere pagato.

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  • blu521

    22 Novembre 2011 - 19:07

    Ed il sindaco non fa lo sceriffo. Anzi!

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