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Enav, ecco le tangenti sui voli: arriva la Banda dei Casini

Selex e Finmeccanica sono state senza dubbio al centro di una trama di corruzione Ma a chi sono andati i soldi? Mistero...

Enav, ecco le tangenti sui voli: arriva la Banda dei Casini
Sì, l’incontro ci fu. L’hanno provata i magistrati oltre ogni ragionevole dubbio quella visita di Tommaso di Lernia e Guido Pugliesi nell’ufficio del segretario amministrativo dell’Udc, Giuseppe Naro, il 2 febbraio 2010. E alla fine l’ha ammesso lo stesso Naro davanti agli inquirenti romani che lo hanno interrogato sullo scandalo Enav-Finmeccanica. Vero che Pugliesi aveva insistito per quell’incontro con Di Lernia. Vero che l’imprenditore della Print Sistem era lì perché voleva dare 200 mila euro all’Udc e tenersi buono Pugliesi per gli appalti Enav-Selex. Anche questo proposito è confermato da Naro. Vero pure che Di Lernia ci teneva a conoscere Pierferdinando Casini e Lorenzo Cesa, ma che i due in quel momento erano alla Camera dei deputati a votare la legge sul legittimo impedimento di Silvio Berlusconi, e che questa non è una scusa: ci sono lì i tabulati di Montecitorio a dimostrarlo.

Quel che accadde davvero in quell’ufficio però resta un mistero, e gli inquirenti non hanno sfoderato la smoking gun necessaria all’accusa. Perché secondo quanto risulta a Libero, di quell’incontro Naro parlò poche ore dopo davvero con Cesa, annunciando la lieta novella dei 200 mila euro che sarebbero arrivati all’Udc in un momento di grande bisogno: si stava aprendo la campagna elettorale per le regionali, e i soldi non bastavano mai. Ma la versione del segretario amministrativo dell’Udc è che quel finanziamento annunciato non è mai arrivato, né in via ufficiale, né in via ufficiosa. È credibile? Tutto naturalmente è possibile, ma ragionevolezza direbbe che nessun imprenditore si presenterebbe a uno sconosciuto con una valigetta con 200 mila euro di contanti, e nessun segretario amministrativo li prenderebbe al primo incontro con chicchessia. Vista dal fronte Udc la vicenda ha suscitato dubbi e inquietudini per molti mesi. Perché ci fu quell’incontro? E Di Lernia ha effettivamente dato a un terzo quei 200 mila euro pensando che lui li avrebbe fatti pervenire all’Udc? E perché non sono arrivati? A queste domande nell’agosto scorso Naro ha risposto ordinando una bonifica ambientale del suo ufficio e di quelli della direzione Udc di via due Macelli. Poi l’ha fatta replicare a casa sua, dove gli fu consigliato di cambiare serratura perché c’erano tracce di intrusione. E già che eravamo a quel punto, la bonifica riguardò anche l’abitazione privata del segretario Udc, Lorenzo Cesa. 

Quel finanziamento dunque potrebbe non essere mai avvenuto, e il passaggio chiave dell’inchiesta di Paolo Ielo e degli altri procuratori di Roma destinato a smontarsi. Ma l’indagine non andrebbe ko per questo motivo. Perché il velo su un quadro corruttivo di proporzioni assai vaste l’ha davvero sollevato. Enav, Selex e la stessa Finmeccanica sono state senza dubbio al centro di una trama di corruzione che ha consentito l’illecito arricchimento di imprenditori fantasma (nessuno di loro esisteva senza quegli appalti), di dirigenti di società pubbliche che arrotondavano i loro generosi stipendi con atti contrari ai loro doveri di ufficio che poi nobilitavano chiamandole consulenze, e di consiglieri di amministrazione e manager che hanno visto ingrassare i conti correnti allo stesso modo. Sull’arricchimento personale di dirigenti e consiglieri di amministrazione di Enav e Selex gli inquirenti hanno raccolto prove e perfino confessioni. Lo stesso è avvenuto per l’arricchimento di imprenditori che vivevano di appalti esterni e di consulenti. Il sistema era collaudato e risaliva a ben prima che Pugliesi arrivasse in Enav e la coppia Pierfrancesco Guarguaglini e Marina Grossi in Finmeccanica. Sovrafatturazioni, subappalti, commesse erano indirizzate certamente a rimpinguare le tasche dei protagonisti. Questo accadde fin dall’acquisto da parte di Enav di Ciset e Vitrociset dalla famiglia Crociani, poi trasformata in Technosky, l’azienda che è all’origine delle ruberie emerse in questi giorni.

Fra le carte dell’inchiesta ci sono prove come macigni sulle irregolarità compiute nella fornitura di radar negli aeroporti e qualche indizio anche sulla spesa gonfiata per la costruzione delle torri di controllo. I soldi extra finivano sicuramente nelle tasche di amministratori, dirigenti e consulenti. Ognuno di loro aveva una casacca di partito e nobilitava il gesto sostenendo che la somma finiva al cassiere Udc, a quello Pd, a quello Pdl etc… Che i partiti abbiano incredibilmente bisogno di soldi, nonostante i generosi rimborsi pubblici, è vero. Che il sistema degli appalti pubblici in Italia sia peggio di quello degli anni ’80-’90 è cosa nota a tutte le imprese. Come il fatto che oggi più che mai se non si paga una tangente non si lavora. Il difficile è comprendere quale di quelle tangenti finisca nelle casse di un partito piuttosto che in un conto estero di un manager. E proprio questo l’inchiesta di Roma non è riuscita a svelare.

di Fosca Bincher

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