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Minzolini a processo l'8 marzo Subito cda Rai per silurarlo

Il direttore del Tg1 rinviato a giudizio per peculato in realzione all'uso delle carte di credito. Viale Mazzini parte civile

Minzolini a processo l'8 marzo  Subito cda Rai per silurarlo

E' stata fissata per lunedì 12 dicembre, una seduta straordinaria del Cda della Rai con all'ordine del giorno la vicenda Minzolini. Il direttore del Tg1 è stato rinviato a giudizio martedì 6 dicembre nel processo che lo vede imputato per peculato a causa di presunte spese non autorizzate con la carta di credito aziendale della Rai. L'apertura del processo è fissata per il prossimo 8 marzo. La decisione è stata presa questa mattina dallo stesso Cda di Viale Mazzini riunito con all'ordine del giorno altri argomenti, tra cui alcune nomine di vertice. La riunione di lunedì servirà a definire la posizione dell'azienda sulla delicata questione relativa al direttore del Tg1. Nei giorni scorsi il presidente della Rai, Paolo Garimberti, pur auspicando il non rinvio a giudizio di Minzolini "per una questione di immagine aziendale" si era detto pronto ad una convocazione straordinaria qualora ci fosse stato invece, come è avvenuto, il rinvio a giudizio. Di seguito l'articolo di Enrico Paoli su Libero.

Il rinvio a giudizio più annunciato della storia è diventato un fatto. Talmente annunciato da sembrare preconfezionato. Il direttore del Tg1, Augusto Minzolini, il prossimo 8 marzo dovrà comparire davanti ai giudici della VI sezione collegiale del Tribunale di Roma per rispondere dell’accusa di peculato, in relazione all’uso della carta di credito aziendale. La Rai ha annunciato che «si costituirà parte civile entro il termine di decadenza previsto dalla legge, che è quello dell’udienza dibattimentale fissata per il prossimo 8 marzo, per il danno di immagine e per i residuali profili di danno non patrimoniale». Nel frattempo, stando  alle voci che corrono a Viale Mazzini, l’azienda cercherà di trovare una soluzione che vada bene a tutti.

Minzolini non intende affatto dimettersi ed è intenzionato a restare in sella, in attesa dell’esito del processo. Il direttore generale, Lorenza Lei, vorrebbe arrivare ad un accordo, evitando il voto in consiglio di amministrazione, cosa che Minzolini, invece, non teme affatto. Sul tavolo della Lei sarebbero già pronte le opzioni per sostituire il direttore del Tg1: Alberto Maccari nel caso di un traghettatore, Fabrizio Ferragni nell’ipotesi, meno probabile, della  soluzione interna.

Dura, ovviamente, la reazione di Minzolini. «Volevano farmi saltare dalla direzione del Tg1 già in occasione del voto di fiducia, al Senato del dicembre scorso»,  dice il giornalista, «ma quello che non sopporto di questa vicenda è che vengono utilizzati strumenti del genere per raggiungere l’obiettivo. Questo vi dà l’idea della società di trogloditi in cui viviamo». Il direttore del Tg1, poi,  punta il dito contro Mauro Masi, ex dg della Rai. «In questa vicenda è stato un pusillanime», sostiene Minzolini, «uno leggero, perché per due anni l’azienda non mi ha contestato nulla». Minzolini, secondo l’accusa,  avrebbe sforato in 14 mesi il budget a sua disposizione per circa 65 mila euro. Tale somma, però, è stata già restituita dal direttore all’azienda. Per il suo difensore, l’avvocato Franco Coppi, il direttore del Tg1 «ha agito in buona fede ritenendo che le spese erano autorizzate».

 A riprova delle sue argomentazioni, il penalista ha sottolineato che la Corte dei Conti ha archiviato il procedimento lo scorso settembre, non avendo ravvisato in questa vicenda alcuna responsabilità contabile. Altrettanto dura è stata la reazione del comitato di redazione del Tg1, dal quale è si è dissociato Attilio Romita, membro del cdr, ma in linea  con il direttore. «Serve una svolta, un direttore autorevole, di indiscusso profilo professionale e morale, super partes, che segni», sostiene il cdr, «una forte discontinuità editoriale col passato». Dal mondo politico solidarietà a Minzolini è stata espressa da Maurizio Gasparri e Gaetano Quagliariello, presidente e vice dei senatori del Pdl, mentre gli esponenti della sinistra, Antonio Di Pietro e Beppe Giulietti, sono tornati a chiedere le dimissioni del direttore del Tg1.

di Enrico Paoli

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Commenti all'articolo

  • bruno osti

    09 Dicembre 2011 - 10:10

    intanto questa notizia era priva di fondamento e sulla quale hanno dato ampi chiarimenti. Dopodiché le chiedo: se lei venisse scippata della pensione, il ladro catturato e mandato sotto processo; e se i famigliari dicessero di non perdere tempo con lui ma di pensare a chi ruba svariati milioni?

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  • snoopy49m

    08 Dicembre 2011 - 19:07

    chi non si allinea al pensiero unico viene combattuto non sul piano delle idee ma abbattuto sul piano personale quanto dobbiamo aspettare perché capiscano che ci deve essere spazio per chi la pensa diversamente

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  • parigiocara

    08 Dicembre 2011 - 15:03

    E per fini ???? per quanto riguarda il pulmino blu del parco auto della Camera, trasformato, adattato ai bisogni della famiglia brambilla in vacanza per essere adibito al trasporto di cose personali della famigliola tulliani, la configurazione del reato è la stessa: che cosa si aspetta a procedere ???

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  • dubhe2003

    07 Dicembre 2011 - 23:11

    ...quando in un Paese avviene l'assalto alla diligenza da parte dei partiti,pronti a dividersi le frequenze...una a me, una a te,e l'altra...pure a me,significa che la Tv pubblica non la meritano più,anche perchè per fare cassa,debbono obbligare i cittadini a pagare una gabella forzosa,facendo pure la pubblicità,...forse conforme la famosa Carta Cost.le? No,non si puo subire un tale ignobile affronto! Non la meritano più,bisogna vendere le frequenze quanto prima,per non vedere più queste sconcezze,ogni volta che cambia il governo. Il leit motiv deve essere:" Liberare la Rai dai furfanti...Rai privatizzata...Venderla all'asta per l'incanto,quanto prima"!!!

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