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Omicidio di Genova, il piacere sadico dell'aggresore

Uccisa la colf ecuadoriana e il figlio: un'analisi sulla volontà e sulle pulsioni di chi ha spezzato due vite

Omicidio di Genova, il piacere sadico dell'aggresore

Monica Gilse, colf ecuadoriana di 38 anni, ed il figlio Marcos Kleyner Ramirez, di 13 anni, sono stati trovati morti, con ferite di arma da taglio, nella loro casa nel quartiere di Sampierdarena, a Genova. La vittima aveva ferite su tutto il corpo, anche sul volto. Pepe Ramirez, muratore, compagno e padre delle vittime, rincasando dal lavoro, verso le ore 18 ha fatto la macabra scoperta. Madre e figlio erano nella cameretta del piccolo in un lago di sangue.

Secondo le dichiarazioni degli investigatori, l'appartamento era in disordine, come se l'assassino o gli assassini cercassero qualcosa. Tuttavia né la porta, né le finestre, riportavano segni di effrazione. Un vicino di casa ha sentito delle urla provenire proprio dall'appartamento del duplice omicidio. Omicidio caratterizzato dall' overkilling: l'assassino ha agito con ferocia, infierendo più volte sui loro corpi, con un grosso coltello. Non si esclude la pista della rapina. La famiglia aveva pianificato di tornare in Ecuador a gennaio. Avevano messo da parte i soldi per tornare nel loro paese, dove vive l'unico superstite della famiglia, il fratello maggiore del figlio. Per quanto riguarda il movente è mistero.

Rilevante dal punto di vista delle indagini in generale è il modo in cui viene commesso il delitto e la scelta dell’arma. E l’analisi del modus operandi, ossia della modalità e della meccanica impiegata per uccidere, è il termine di valutazione principale per meglio comprendere simbologia e significato del delitto. La scena del crimine costituisce invece un messaggio interiore dell’aggressore, delle motivazioni che sottendono il gesto, del rapporto con la vittima. Quanto alla scelta dell’arma, rivela pensieri, desideri e intenzioni. Modalità significativa, come in questo caso, sono le armi bianche, strumenti taglienti tra cui il coltello e corpi contundenti.

Il pugnale è un classico del delitto passionale. Modalità che può far supporre il reato non premeditato ma scaturito in un momento di rabbia magari subentrata durante un litigio. Non è comunque facile uccidere una persona con un coltello, servono forza e partecipazione emotiva. E' un omicidio che può provocare lunga sofferenza ma suscitare piacere sadico nell’aggressore. In alcuni casi le coltellate vengono sferrate con estrema violenza e ripetute meccanicamente più del necessario.

Modalità denominata overkilling, proprio perchè implica gesti ripetuti ed efferati che celano piacere nel dare la morte e gusto per la sofferenza della vittima. Ripetere meccanicamente più e più volte il gesto può spesso servire come sfogo di rabbia e odio all’autore del delitto, quasi che ogni colpo fosse il prezzo da far pagare alla vittima per le proprie frustrazioni. Dall’analisi di alcuni delitti si è infatti constatato che dopo le prime coltellate sferrate al cuore le successive vengono indirizzate a zone erogene e questo potrebbe significare che il coltello diviene simbolo, metafora.

di Antonella Colonna Vilasi

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