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Cgil, solite barricate sull'articolo 18

Camusso: "La manovra è insopportabile. La norma sui licenziamenti è una norma di civiltà a cui un Paese democratico non può rinunciare"

Cgil, solite barricate sull'articolo 18

I sindacati scendono in piazza contro le possibili modifiche all'articolo 18 (che vieta i licenziamenti in mancanza di giusta causa nelle aziende che contano più di 15 dipendenti), un tema che per il ministro del Lavoro, Elsa Forner, non può più essere un tabù. nel giorno delle proteste lo stesso ministro prova a tendere la mano ai sindacati, ma dalle sigle arriva un netto rifiuto al dialogo. Soprattutto da  Susanna Camusso, segretario della Cgil, che ha usato toni asprissimi contro la Fornero, tanto che il ministro si è detto preoccupato "non tanto per sè" ma "per il Paese" per aver ascoltato delle parole che "pensavo appartenessero al passato".

"Manovra insopportabile" - La Camusso, dalla piazza, ha picchiato duro. "In questa piazza c'è l'Italia che lavora. Le piazze del lavoro pubblico, come le altre, dicono no a una manovra che non è sopportabile". Poi il colpo anche al passato governo berlusconi: "Bisogna cancellare dal linguaggio la parola fannulloni". E ancora, sul cosiddetto "decreto salva-Italia": "Non pensino che la fiducia alla Camera e al Senato chiuda la partita. Il Paese così non va e non ci rassegnamo, perché cambiare si può". Quindi l'annuncio sulla lotta dura: "Continueremo il presidio durante l'approvazione della manovra. Il 24 saremo in piazza, non per rovinare il Natale a qualcuno ma perché per i lavoratori colpiti dalla manovra non sarà un Natale sereno".

Sull'articolo 18 - La Camusso poi è passata al tema su cui annuncia barricate, ossia la difesa dell'articolo 18: "Una norma di civiltà che dice che non si può licenziare un lavoratore perché sta antipatico, ha opinioni politiche o fa il sindacato. Anche se non si applica a tutti è un deterrente contro la discriminazione. Un Paese democratico e civile non può rinunciarvi". La leader della Cgil ha aggiunto che "bisogna cambiare strategia per dare un futuro al Paese, perché non ci sono salvatori della patria con ricette giuste". Poi l'invito al governo a "ricominciare dai contratti e dal discutere. Venite nel Paese reale - ha tuonato -  e forse vi accorgerete che cambiando i criteri della previdenza il Paese non funziona più. Lo dico con brutalità: bisogna che il governo scenda dalle cattedre e si metta a discutere con i lavoratori e le parti sociali".

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Commenti all'articolo

  • mamex

    mamex

    20 Dicembre 2011 - 19:07

    Scusate si può sapere quanto guadagna la lavandaia russa?

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  • Il_Presidente

    20 Dicembre 2011 - 13:01

    stiamo pranzando, un pò di rispetto.

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  • franvol

    20 Dicembre 2011 - 02:02

    e infatti quasi nessun paese civile e democratico ha una norma simile. Ce l'ha, guarda caso, l'Italia, che un paese democratico lo è sempre di meno. L'art 18 è la pietra miliare dell'apartheid nel mondo del lavoro, dove schiere di parassiti superprotetti siedono ormai fianco a fianco con lavoratori non protetti e peggio pagati che, naturalmente, fanno gran parte del lavoro che dovrebbero fare i primi. Una situazione scandalosa, questa sì una vera follia, su cui però si basa gran parte del potere dei sindacati, così come su un'intera organizzazione del mondo del lavoro dove il merito e la capacità devono contare il meno possibile. Compressione dei salari, drammatico ritardo dell'ingresso nel mondo del lavoro con un contratto stabile, umiliazione di chi lavora rispetto a chi fa poco o niente e magari ha in tasca una bella tessera di un sindacato, ecco che cosa significa in concreto l'art. 18.

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  • colombo edoardo

    19 Dicembre 2011 - 23:11

    L’articolo 18 e lo spartiacque tra barbarie e civiltà; così si esprimeva il grande tribuno dei miei stivali Cofferati. E desso caro pusillanime trasformista Bersani da che parte stai? Dalla parte delle barbarie o dalla parte della civiltà? Giù la maschera! Tu e tutta la tua ciurma truffaldina di sinistra, in cuor vostro lo sapete benissimo che l’articolo 18 in una economia libera di mercato e un dannosissimo deterrente che scoraggia le assunzioni e favorisce l’assunzione di manodopera proveniente dalle agenzie le quali possono essere facilmente liquidate. L’indissolubilità non esiste più da un bel pezzo neanche nel matrimonio

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