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Ecco com'è oggi Nosheen Butt, pakistana sprangata da fratello

La 20enne era stata massacrata da Umair mentre il padre uccideva la madre a Modena. Per l'uomo c'è stato l'ergastolo

Ecco com'è oggi Nosheen Butt, pakistana sprangata da fratello

La ragazza nella foto, fornita da Acmid-Associazione Donne Marocchine in Italia, è Nosheen Butt. Si tratta di uno scatto recente della 20enne pakistana massacrata a sprangate dal fratello a Novi di Modena, il 3 ottobre 2010, mentre il padre uccideva la madre colpevole di voler difendere la figlia dai frequenti soprusi. Mercoledì scorso il Tribunale di Modena ha condannato all'ergastolo l'uomo, Khan Butt, e a 20 anni il figlio Umair. Nosheen, dopo essere rimasta in coma, oggi lavora come badante.

Di seguito, l'articolo di Souad Sbai

Tribunale di Modena. L’aula è attraversata da un profondo senso di attesa, poi colmata dalla decisione del giudice, che non lascia spazio all’interpretazione o a qualche inaudita attenuante. Ergastolo per il padre e marito estremista Khan Butt e una condanna a vent’anni per suo figlio Umair, ritenuto colpevole di tentato omicidio e concorso in omicidio volontario. Ecco cosa esce dall’udienza per l’omicidio di Begm Shnez e il massacro di Nosheen Butt a Novi di Modena. Una lapidata a morte e l’altra pestata a sprangate nel giardino di casa, il 3 ottobre 2010. La donna fu lapidata dal marito per aver difeso la figlia 21enne decisa a rifiutare il matrimonio combinato per lei dal padre. La vittima aveva anche chiesto il divorzio dal marito.

Un anno e più di battaglie, di sofferenze, di speranze. Ma felicità e amarezza si fondono nel silenzio assordante di una mattinata decisiva, che ha davvero segnato un punto di svolta. Felicità per le pene applicate, finalmente, a chi si è permesso di sfregiare la dignità di una donna e di pensare che l’Italia sia un luogo dove poter esportare la propria mentalità tribale ed estremista che considera le donne dei soggetti inferiori. L’ergastolo è solo uno dei mattoni su cui costruire una tendenza, un modus operandi, una prospettiva di libertà. Ma di certo, stando dentro a quell’aula di Tribunale, guardando negli occhi chi non ha nemmeno la decenza di provare pentimento, le sensazioni a volte sfociano oltre il codice penale. L’ancora giovanissimo Umair, fratello di Nosheen, ha avuto vent’anni per questi fatti criminosi, un ragazzo che prima usciva con coetanee italiane e che non aveva minimamente in testa di massacrare sorella e madre. Ma il padre ne ha fatta una questione di onore, di essere uomo e lui ha preso la spranga e ha colpito, mentre il padre prendeva il sasso e lapidava. Una cosa mi indigna profondamente: Nosheen, oggi ventenne, lavora come badante, quando fino a qualche mese fa era praticamente impossibilitata a muoversi per le lesioni subite. Mi sorprende che in una città evoluta e progressista come Modena si possa tollerare una situazione del genere. Perché, quando tutti sanno, nessuno ha avuto la minima idea di indirizzarla, come lei vorrebbe, verso un corso di formazione o verso gli studi cui lei anela ancora? Il suo legale è stato un amico, uno psicologo, una guida. Nosheen dovrebbe ricevere quella cittadinanza, davvero meritata, che la potrebbe mette al riparo da questa insensata gestione della sua vicenda. Perché lei è sola, non ha più nessuno, nemmeno quelle donne, che per propaganda in piazza gridano «se non ora quando?». Dove sono? Fuori dal Tribunale non ne ho vista nemmeno una. Eppure l’appello lo avevamo lanciato.

Voglio però rivolgere un plauso ai giornalisti, in primis a quelli di Libero, che hanno scaldato quelle gelide sale del tribunale con penne, carta e attenzione agli sviluppi e a tutti coloro che nelle loro parole o scritti hanno seguito, con la stessa passione dell’Acmid e della sua legale Loredana Gemelli, la vicenda di Nosheen e ne hanno fatto un caso storicamente decisivo. Prepariamoci ora alla battaglia per Rachida Radi, che ha solo provato a chiedere aiuto contro le violenze in una parrocchia, dove ha trovato aiuto e calore. E lo ha pagato con la vita. Lo dobbiamo a chi, guardandolo negli occhi, ha sconfitto l’estremismo che la stava uccidendo, grazie all’amore e al coraggio di essere madre, moglie, donna.

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Commenti all'articolo

  • roberta.m

    26 Dicembre 2011 - 16:04

    che inizino a capire che in Italia si devono seguire le leggi italiane, quelle tribali che le lascino al loro paese d'origine...qua la donna deve essere rispettata, non la rispetti arrivando ad ucciderla? Nel loro paese, in nome di chissà quale legge mai scritta, nessuno gli fa niente, qua paghi!! Che ci marciscano in prigione queste due bestie!

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  • lobadini

    24 Dicembre 2011 - 14:02

    le donnette di se non ora quando...................nel momento in cui dovrebbero esserci per cose veramente importanti e vere non possono esserci perche loro sono il niente assoluto !!! Con queste stronzette fancazziste di professione e benestanti dovrebbero solamente essere prese a calci in culo! E..............mandate a lavorare!! Cosa che nella loro inutile vita non hanno mai fatto!!

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  • Il_Presidente

    24 Dicembre 2011 - 04:04

    non avremmo dovuto raccattare proprio questa gentaccia. Andrebbero espulsi tutti quanti a calci,altro che fregnacce e buonismo. Anche perchè quando saranno davvero tanti (lo sono già?), faranno la voce ancora più grossa per pretendere diritti,potere,permessi di soggiorno, soldi pubblici e risorse sociali varie. Se non ci svegliamo dal torpore immigrazionista (sempre se non è già troppo tardi) ce ne pentiremo e tanto.

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  • tempus_fugit_349

    24 Dicembre 2011 - 03:03

    Non solo la multiculturalità è un arricchimento ma anche, come ha recentemente affermato il lord trinariciuto, gli extracomunitari sono la linfa vitale per il nostro Paese.

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