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Il Senato: cibo e acqua

non si neghino mai

Il Senato: cibo e acqua
Mangiare e bere sono parte della vita, e non una terapia. Per questo non si potrà decidere da soli se farsi alimentare e idratare o meno dai dottori nel caso in cui si fosse ridotti come Eluana. Lo sta dicendo, ancora una volta, l'Aula del Senato, che ha bocciato oggi tutti gli emendamenti soppressivi del comma 6 dell'articolo 3 del ddl sul testamento biologico, ovvero il comma che riguarda la nutrizione e idratazione artificiale, con 164 no, 105 a favore e 9 astenuti.  Quindi il comma resta. Il ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, parla di «successo per il Governo e per il nascente Pdl». «Con questo provvedimento - aggiunge - non sarà più possibile un caso Englaro.  -Sono personalmente soddisfatto, perché avevo varato dei provvedimenti amministrativi che vengono confermati in pieno da questa legge». Secondo chi non lo voleva, invece, in questo modo lo Stato avrà il controllo dei nostri corpi. La vice presidente del Senato, Emma Bonino, ha detto infatti che «mai si dovrebbe consentire allo Stato di disporre del corpo dei cittadini, non è un problema sanitario, né tantomeno un problema tra laici e cattolici o destra e sinistra. Così obbligate al sondino a vita». Si torna dunque, al nodo centrale della discussione su Eluana, che poi è una discussione su tutti noi: si può decidere in anticipo che cosa vorremo che sarà della nostra vita, nel caso in cui non fossimo più in grado di intendere? E alimentazione e idratazione si possono togliere a chi è gà con un piede nella fossa, per accelerare il processo? Il Senato ha detto no. A voi la risposta.

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Commenti all'articolo

  • jack1980

    26 Marzo 2009 - 10:10

    Sono totalmente d'accordo con enricosecondo. Se ci sarà il referendum, io voterò per l'abrogazione.

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  • mmanfred

    26 Marzo 2009 - 09:09

    Io credo che sia giusto che alimentazione ed idratazione non possano essere negate. Credo anche che questo sia il minimo che si debba fare a tutela della vita. Tra l'altro, alimentazione ed idratazione non sono terapie, e non possono essere considerate accanimento terapeutico, che già di per sé sarebbe una materia in cui è difficile tracciare confini assoluti. Ma, al di là di queste, che possono essere considerate questioni di principio, vengo al sodo della mia opinione: La discussione nasce dall'opinione secondo cui quello che viene definito stato "vegetativo" (definizione peraltro secondo me discutibile - io non vorrei essere assimilato ad un vegetale, neanche da malato) è una condizione in cui non val la pena di vivere. Io credo che questa sia un'affermazione arbitraria, noi non sappiamo quello che un malato in quella condizione pensa e vuole; sappiamo invece che non può comunicarci ciò che vuole, e che se anche avesse espresso in passato una volontà, adesso non può esprimere quella attuale. Quello che sappiamo in realtà è che quello stato oggi terrorizza noi spettatori sani, vigili ed "esterni" di quella condizione, ed è questa paura che ci porta a rifuggire quella prospettiva, ed a non volerla né vedere né avere accanto a noi. Il fatto poi che un malato grave sia di peso o meno per noi e la nostra società, secondo me è solo una misura di quanto la nostra ricchezza sia civile o meno. Io ho dovuto sperimentare personalmente che cosa vuol dire quando uno staff medico decide che una vita "non vale più la pena di essere vissuta". Mia figlia è stata ricoverata in stato "vegetativo" in Olanda tre anni fa (all'epoca aveva 10 anni), ed i medici olandesi avevano deciso di limitarne le cure perché troppo grave. Lì i medici hanno facoltà di decidere indipendentemente dalla volontà dei genitori. L'abbiamo riportata in Italia e la bimba non solo si è risvegliata dal coma, ma le cure che ha avuto qui in Italia le hanno anche permesso un recupero che inizialmente sembrava insperato, smentendo categoricamente tutte le previsioni fatte dai medici olandesi. Un solo aneddoto che credo chiarisca la cantonata che avevano preso gli olandesi che all'epoca si riempivano la bocca di considerazioni "etiche" (a loro modo): mia figlia si è risvegliata dal coma... ridendo, letteralmente. Con una risata. Dopo otto mesi. E, come tutti i bambini, ha una vitalità ed una voglia di vivere semplicemente eccezionali. Per inciso, è stata alimentata col sondino per due anni. Superfluo aggiungere che, quando sento qui da noi di qualcuno che vuol decidere della vita di qualcun'altro, mi sento venire la pelle d'oca. E non c'entra nulla la Chiesa.

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  • enricosecondo

    25 Marzo 2009 - 18:06

    E io dovrei rispettare una istituzione che calpesta in maniera abominevole la mia libertà sul bene più prezioso che ho ed appartiene a me e a me soltanto. Vergognoso, indegno, illiberale, pretesco, sono inviperito ed indignato, speriamo in un referendum sùbito. Mai più voterò per una compagine che uccide la mia sacrosanta libertà di decidere.

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