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Vinci il concorso pubblico? L'avviso dopo decenni

Odissee burocratiche italiane. A Caserta la cattedra arriva in ritardo di 21 anni. "Io ho dovuto inventarmi una nuova vita"

Vinci il concorso pubblico? L'avviso dopo decenni

Altro che annunci pubblici. Si devono scomodare “Caramba che sorpresa” e “Chi l’ha visto?” per scovare i vincitori di un concorso pubblico risalente a più di quattro lustri fa. I cellulari erano per pochi e gli indirizzi mail rari, all’epoca. E i recapiti lasciati allora ormai sono in disuso. Come rintracciare gli aventi diritto a un’assunzione a tempo indeterminato presso il Ministero della Pubblica istruzione? Con le maree di docenti precari in circolazione è la classica manna dal cielo che stravolge la vita. Eppure i fortunati e meritevoli sono irraggiungibili. Si sa, dopo vent’anni chissà dove si finisce...

La solita diceria sulle lungaggini burocratiche italiane? E invece no! Sul sito del Ufficio scolastico provinciale di Caserta compare la pubblicazione di un singolare avviso a firma del dirigente Maurizio Piscitelli: «Avendo quest’Ufficio individuato i 4 sottoelencati docenti destinatari di contratto a tempo indeterminato, dalla graduatoria per esami e titoli del concorso 1990, ed essendo sfornito degli indirizzi degli stessi, in quanto trattasi di procedura concorsuale risalente a più di vent’anni, si chiede cortesemente, a chi è a conoscenza, di fornire indicazioni per rintracciare i predetti docenti».

Insomma uno studia, si prepara, la spunta nel concorso e poi rischia di non poterne godere. D’altronde il vincitore non immagina che il ministero possa ricordarsi di lui a ventuno anni di distanza. All’inizio pazienta, in attesa che ai migliori venga assegnata la meritata cattedra. Passa un anno, ne passano due, forse anche il terzo, ma poi inesorabile arriva il tempo delle decisioni. Chi non si riconosce tra i bamboccioni cerca altro. Ora chissà dove sono finiti i trionfatori di allora? Che fine avranno fatto? Saranno ancora in Campania o si sono rifatti una vita altrove? Chissà se dopo tanto tempo accetterebbero quel posto di lavoro per cui hanno studiato?

Ma non sono cose da Mezzogiorno, queste. É accaduto anche a me non più di tre mesi fa, nel nostrano Nord-est. Era il 25 agosto, coda delle vacanze estive. Come al solito gli ultimi giorni di riposo li trascorro dai miei prima di rientrare a Milano e riprendere le fatiche. Mi sveglia di soprassalto mia madre tutta agitata per dirmi che c’è al telefono l’Ufficio scolastico provinciale di Pordenone, l’ex Provveditorato per intenderci. Sollevo la cornetta e una voce mi chiede se l’indomani sono disposto a recarmi nel capoluogo friulano per la chiamata in ruolo. Io, il concorso, l’avevo vinto nel 1999.

Non saranno quattro lustri ma pure due non sono pochi. Strabuzzo gli occhi, ma non esito. Dico di sì. Passano appena ventiquattro ore e finalmente, dopo undici anni di attesa, nelle sale del Usp mi viene assegnata una cattedra di storia e filosofia al Liceo di Tarvisio. Chiedo i tempi per presentarmi  e mi dicono che dispongo di sei giorni. Entro il primo settembre devo farmi vedere a scuola. Cerco qualche soluzione… undici anni di vita a Milano non si cancellano con un rigo. Devo rassegnare le dimissioni, disdire l’affitto, preparare un trasloco non da poco, salutare gli amici e i compagni di lavoro e bisboccia degli anni più significativi della mia vita. Poi, trovare casa in Friuli, comprare l’auto e rimettermi a studiare. Non mi posso mica ricordare tutto. Ma un’offerta simile, con i tempi che corrono, non si rifiuta. Chissà cosa sceglieranno, qualora fossero trovati, i colleghi campani? I miei undici anni non sono comunque passati invano. Magari nemmeno i loro.

di Simone Palliaga

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Commenti all'articolo

  • ansimo

    26 Dicembre 2011 - 20:08

    La burocrazia in Italia ha dimensioni cosmiche, ma, mentre il cosmo è fatto di astri raggiungibili solo con sofisticati e potenti strumenti, la burocrazia è fatta da persone fisiche molte delle quali si lamentano della burocrazia da loro alimentata. Molti ricercatori da sempre studiano un antivirus per debellarla, senza alcun risultato. Forse la soluzione sta nell'acquistare dall'estero il vaccino da somministrare ai neonati italiani, ma solo ai neonati perché agli adulti non farebbe effetto manco in dosi massicce.

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