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Il calvario per avere i soldi

L'Asl Napoli 1 impiega quattro anni e mezzo per saldare le fatture con i fornitori. In Calabria, Campania e Sicilia i tempi più lunghi

Il calvario per avere i soldi

E nessuno dice niente. Il governo si spertica in prediche - anche sensate, intendiamoci - sulla «crisi da superare insieme» e  «il senso di responsabilità» e «tutti facciano la loro parte», e però è lo Stato per primo che «la sua parte» non la fa. Qualche giorno fa Libero ha pubblicato l’articolo sulle inadempienze delle Asl per quanto riguarda i pagamenti alle aziende fornitrici di dispositivi medici - e dunque, chessò, Tac e siringhe, ma anche servizi di mensa e lavanderia e quant’altro. Emergeva che mediamente, in base ai dati 2011, la Calabria - in questo senso la peggiore - arrivava a impiegare circa due anni e mezzo per onorare i suoi impegni con le imprese in questione.

Adesso ancora la Cgia di Mestre fornisce un’analisi ancor più dettagliata. Squadernando i dati Asl per Asl. Vien fuori che, tanto per fare l’esempio più eclatante, l’Azienda sanitaria locale di Napoli 1 Centro impiega 1.676 giorni (poco più di 4 anni e 7 mesi) per saldare le fatture. Al San Sebastiano di Caserta, invece, l’attesa è leggermente inferiore: i pagamenti vengono onorati dopo 1.414 giorni (poco più di 3 anni e 10 mesi). Mentre all’Azienda sanitaria provinciale di Crotone, ne occorrono 1.335 (3 anni e 8 mesi). Tra le strutture sanitarie che pagano i fornitori dopo mille giorni, ci sono l’Ospedale Federico II di  Napoli (1.321 giorni), l’Ospedale di Cosenza (1.257 giorni), l’Asl di Salerno (1.157 giorni), l’Azienda Ospedaliera Pugliese di Ciaccio-Catanzaro (1.038 giorni) e l’Azienda Sanitaria Provinciale di Cosenza (1.033 giorni). Uno scandalo intollerabile, che non raramente mette in grave difficoltà i privati che lavorano con la Pubblica Amministrazione. Qui di fianco, l’elenco delle tre Asl che, regione per regione, hanno offerto le performance peggiori. (E comunque, ci sono allora da segnalare anche le migliori: sono l’Ospedale Maggiore di Crema, in Lombardia, che paga in media in 46 giorni, e l’Asl 16 Mondovì, provincia di Cuneo, che riesce a farcela addirittura in 23 giorni).

A questo punto, val però la pena di ricordare che l’Unione Europea ha già emanato una direttiva che impegna gli Stati membri a rispettare dei tempi di pagamenti più umani: 60 giorni nel caso di rapporti fra privati, 30 quando c’è di mezzo il pubblico (60 nel settore sanitario). La direttiva deve entrare in vigore entro il marzo 2013, e però da Bruxelles qualcuno ha già suggerito al governo italiano di anticipare, vista la situazione interna - e, soprattutto, visti i sacrifici richiesti a cittadini e imprese. Ma la Ragioneria dello Stato ha risposto picche, sostanzialmente opponendo difficoltà burocratiche per quanto riguarda il riordino generale del sistema dei pagamenti. E dunque: gli italiani hanno certo da scordarsi le troppe furbizie a cui sono ricorsi negli anni. Lo stesso discorso, però, deve valere anche per lo Stato. Altrimenti significa che la partita è truccata.

di Andrea Scaglia

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Commenti all'articolo

  • roda41

    09 Gennaio 2012 - 00:12

    con SOLI tre nomi di esempio,diventano tutte PERFETTE!!!! Indagini come al solito,diPARTE!!!!!!!! e solo i FESSI,ci credono!!!

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  • roda41

    08 Gennaio 2012 - 23:11

    e quando devono parlare delle pecche altrui e specie del governo,zittiscono ,non vedendo LE VERE PECCHE!!!

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  • ninoscollo

    08 Gennaio 2012 - 20:08

    Quale stato europeo tratta i creditori con sta facendo l'Italia? Non solo per fornitura ma anche per IVA da restituire così pure per crediti IRPEF. Si voleva e si vuole rilanciare l'economia facendo finta che la vergogna dei non pagamenti in tempi terreni, delle non restituzioni non esistano. In tutti i dobattiti TV veniva ignoratoil più semplice meccanismo per sbloccare una parte dei problemi nazionali. NINO

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  • Cini

    08 Gennaio 2012 - 13:01

    Un annuncio promozionale impressionante quello del Prodi per attrarre coloro che intenderebbero investire in Italia.

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