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Della Valle, rinuncia a sponsor Il Colosseo può crollare in pace

Il presidente di Tod's aveva firmato un accordo mettendo a disposizione 25milioni di euro. La procura aveva aperto un'inchiesta

Della Valle, rinuncia a sponsor  Il Colosseo può crollare in pace

Diego Della Valle vuole rinunciare a sponsorizzare il restauro del Colosseo. Una decisione maturata a seguito dei numerosi ostacoli all'accordo firmato con il Mibac che che prevede un investimento da parte della   Tod’s di 25 milioni di euro. Di traverso si sono messi il Codacons e la Uil Beni Culturali, a cui si è aggiunto il parere dell’Antitrust e le indagini aperte dalla  Procura di Roma e dalla Corte dei Conti. Il ministro per i Beni culturali, Lorenzo Ornaghi, vorrebbe fa cambiare idea all'imprenditore marchigiano e per questo lo ha incontrato questa mattina rivolgendogli l'invito ad attendere prima di maturare una decisione definitiva. E’ infatti convinzione del ministro che "il buon esito dell’iniziativa, la quale vede per la prima volta affiancati pubblico e privato in una così importante operazione di tutela e valorizzazione di un bene culturale straordinario qual'è il Colosseo, sia significativa e paradigmatica in una fase in cui il Paese intende rilanciare fattori e motivazioni del proprio sviluppo".

Colosseo sempre più a rischio. Come le teste dei visitatori, visti i crolli annunciati. Come tutti noi, se crediamo all’antica profezia di Beda il Venerabile: «Finchè starà il Colosseo, starà Roma / quando cadrà il Colosseo, cadrà anche Roma / quando cadrà Roma cadrà il mondo». Il bello è che stavolta i soldi per il restauro ci sono. Il brutto è che in Italia nemmeno i soldi sono sufficienti, se si mettono di traverso giudici e garanti, Codacons e Uil.
L’ultima notizia è che sulla provvidenziale sponsorizzazione di Diego Della Valle (venticinque milioni senza i quali addio lavori) hanno aperto un’inchiesta la Procura di Roma e la Corte dei Conti, come se per rallentare il cantiere non bastassero i rilievi mossi pochi giorni fa dall’Antitrust. Ovviamente, conoscendone la permalosità, non mi sogno di discutere l’operato dei magistrati. Spero soltanto che sentano gli occhi del mondo puntati addosso, la prossima caduta di tufi sarà difficile imputarla ai piccioni (come ha fatto la direttrice del monumento in occasione dell’ultimo tonfo): finiranno con l’imputarla a loro. Mi permetto invece di dire due paroline ai capi di Codacons e Uil, le due entità che hanno brigato per far bloccare tutto: siete per caso impazziti? O forse accusate Della Valle di disinvolta ricerca di visibilità perché è una tentazione che conoscete bene? Oppure vi si è scollata la suola delle Tod’s e volete fargliela pagare? Credevo che il Codacons, associazione a difesa dei consumatori, si occupasse di maxibollette e contraffazioni alimentari, mentre la Uil, storica sigla sindacale, immaginavo fosse impegnatissima a garantire un futuro a pensionati e precari: che cosa c’entra, con tutto ciò, l’Anfiteatro Flavio? Sarò fissato con l’ordine ma credo sia evidente che questa confusione di ruoli, questa continua polemica, questa litigiosità interminabile farà bene a qualcuno ma non al patrimonio artistico.

Certo che pure il governo Monti ha le sue colpe. Dov’è il ministro della cultura Ornaghi, ad esempio? In quanto cristiano se lo sono mangiati i leoni? Temo che abbia ragione il suo predecessore Galan: «Si è fatto mettere i piedi in testa dal guardasigilli Paola Severino». In consiglio dei ministri l’ex rettore della Cattolica si è fatto scippare il cinque per mille della cultura, finito a finanziare il ministero della giustizia. Senza nemmeno gridare aiuto, inseguire i borseggiatori, denunciare il misfatto. Sembrava impossibile che al Collegio Romano arrivasse un ministro più blando di Sandro Bondi e invece eccolo. Non c’entra col Colosseo ma dice la fiacchezza del personaggio: quando Monti ha liberalizzato le aperture dei negozi, consentendo tutte le aperture domenicali possibili quindi la rottamazione del terzo comandamento, Ornaghi, in passato sempre pronto a farsi fotografare col Papa o col crocefisso sullo sfondo, è rimasto zitto e muto.

Ecco, appunto, le liberalizzazioni. Nel pacchetto governativo ce ne sono di giuste, ce ne sono di sbagliate, anzi di empie, ce ne sono di tutti i tipi però ne manca una essenziale: la liberalizzazione dell’arte. Che non significa vendere Pompei alla Disney, come auspicato ieri da Edward Luttwak, luciferino economista americano. Ci mancherebbe altro: Mammona vade retro! Bisogna piuttosto consentire agli alfieri del Made in Italy di tenere in piedi monumenti e musei detassando le sponsorizzazioni, e senza scandalizzarsi di fronte ai ritorni di immagine. Neanche a me sono piaciuti i poster pubblicitari sul Ponte dei Sospiri, però un Ponte dei Sospiri crollato nel canale sottostante mi sarebbe piaciuto ancora meno. Dovremmo coccolarli i mecenati (fra l’altro una figura nata proprio in Italia, tanti anni fa), non seppellirli sotto una montagna di denunce e insinuazioni. Dovremmo liberarli dall’incubo delle procure, dei Tar, dei Befera. E nel contempo liberare il mercato dell’arte svincolando l’acquisto di quadri e sculture dal redditometro: chi sostiene la bellezza non è un evasore, è un benefattore.

di Camillo Langone

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Commenti all'articolo

  • bettely1313

    08 Luglio 2013 - 19:07

    ci chiedevamo ma chi te lo fa fare, lascia perdere, e lascia che ci pensi qualche altro.

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  • PETTIROSSO

    13 Gennaio 2012 - 10:10

    ... questi sfascia-Italia! Ancora una volta incompetenti o ignoranti magistrati, codacons e altri che si sono fatti sentire (non meritano la maiuscola e tanto meno essere menzionati...) hanno ragliato per impedire a Della Valle, in questo caso, di fare qualcosa di buono per il nostro vecchio rovinoso paese dove chi ha voglia di lavorare viene bandito per impedire a chi non ha voglia di lavorare faccia brutta figura... Mi permetto di dire, alla Sgarbi: criminaliiiiiii!!!

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  • darkstar

    12 Gennaio 2012 - 23:11

    Moderni Don Rodrigo, rovina dell'Italia

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  • ex finiano

    12 Gennaio 2012 - 23:11

    Dovrebbero fare ponti d'oro a Della Valle (il quale non mi è per niente simpatico), anzichè mettergli il bastone fra le ruote. Però, se alla fine di tutto ciò nessuno stanzierà denaro per i lavori del Colosseo che subirà ulteriori danni, coloro che avranno prpomosso queste indagini, dovranno pagare profumatamente per i danni causati alla collettività.

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