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Il nonno, la bimba, la sposa: storie ed eroi del Concordia

Sei le vittime del naufragio del Concordia, ma è giallo sul numero esatto delle persone che mancano all’appello della Prefettura

Il nonno, la bimba, la sposa: storie ed eroi del Concordia

 

Edwige aveva deciso che i 60 anni di mamma Nicole dovevano essere festeggiati con qualcosa di particolare. No, niente fiori o cene o gioielli, basta con le solite cose. Piuttosto, un viaggio. Oui, un viaggio da fare con papà Francis. Edwige aveva sfogliato le pagine del depliant preso all’agenzia turistica di Saint-Agne, dove abita vicino a Tolosa, ed era rimasta ipnotizzata  davanti alla grande nave. Crociera Costa Concordia, viaggio di sette giorni “Il profumo degli agrumi” nel Mediterraneo. Perfetto per la coppia di genitori che, da sposata, non si era mai goduta una vacanza del genere. Joyeux anniversaire, buon compleanno.

Il marito eroe - E via, la partenza da Civitavecchia. Nicole e Francis Servel, 61 e 71 anni, erano su quella maledetta nave. Lei si è salvata, il marito no. Perché Francis ha sacrificato la propria vita per salvare la moglie. Un estremo gesto d’amore. Un atto eroico. I due hanno fatto imbarcare nelle scialuppe i bambini che stavano sul ponte della nave e così si sono ritrovati senza barche e con un solo giubbotto di salvataggio a disposizione. Francis, sapendo che Nicole non sapeva nuotare, l’ha fatto indossare a lei e poi, per convincerla a vincere la paura e buttarsi in acqua, si è gettato per primo. «L’acqua era a otto gradi - ha raccontato la donna a Le Figaro - io mi sono adagiata su di lui e poi non l’ho più rivisto. Ho nuotato per alcuni minuti e per farmi forza ho pensato ai miei figli e ai nipoti. Non sono in grado di dire esattamente quanto tempo. Poi mi sono trovata su una roccia. Gli abitanti del villaggio sono venuti a prenderci. Ci hanno portato in una chiesa. Avevo freddo, ero congelata. In sacrestia abbiamo trovato una tonaca e l’ho indossata per scaldarmi». Francis invece non ce l’ha fatta ed è annegato.

La luna di miele - Già, Francis Servel è una delle sei vittime del naufragio e la sua è una storia di altruismo. Altruismo e fatalità. Come quella che ha ucciso Giovanni Masia, 86 anni, sardo di Portoscuso che era al suo primo viaggio dalla luna di miele. Una vacanza cinquan’tanni dopo. Al momento dell’impatto l’uomo era nella sala ristorante con la moglie Giuseppina Puddu di 83 anni, il figlio Claudio e i nipoti di 8 e 13 anni. Claudio era riuscito a portare sulla scialuppa mamma e figli. Quando è tornato per aiutare il padre, però, non l’ha più trovato. Giovanni Masia aveva seguito le procedure d’emergenza e, con indosso un giubbotto, si era spostato sul punto di raccolta A del ponte 3, da dove qualcuno l’avrebbe poi dovuto guidare verso la salvezza. Non è andata così e i sub hanno recuperato il suo corpo due giorni dopo, riconoscendolo grazie alla piastrina con le generalità che aveva al collo. Accanto a lui è stato ritrovato anche il cadavere di Giullermo Gual, uno dei 177 cittadini spagnoli sulla nave. Originario di Maiorca, 68 anni, condivideva da sempre con la moglie la passione per le crociere e l’Italia e da quando era andato in pensione faceva un viaggio all’anno. Al momento dell’incidente entrambi avevano seguito le indicazioni e indossato il giubbotto di salvataggio. Lei si è salvata. Lui no.
Disgrazie e coincidenze e tanta generosità. L’addetto alle pulizie, il peruviano Alberto Costilla Mendoza, 50 anni, è scivolato in mare mentre cercava di aiutare un gruppo di passeggeri a salire sulle scialuppa: aveva il giubbino di salvataggio e per la disperazione ha tentato di nuotare, ma l’acqua era molto fredda e gli ha causato una forte ipotermia. Stessa sorte per il francese Jean Pierre Michaud, precipitato da uno dei punti più alti della nave.

L’ultima telefonata - Sei i morti accertati, molti i dispersi. Ed è giallo sul numero esatto delle persone che mancano all’appello. La polizia tedesca riferisce di 12 connazionali (tutti tra i 50 e 70 anni), mentre quattro sarebbero i francesi, altri due gli americani (Barbara e Jerry Heil di White Bear Lake, vicino alla città di St. Paul in Minnesota) e una donna peruviana (Erika Soria, 26 anni, barista di bordo specializzata in cocktail). Poi, resta il dubbio sulla sorte di un italiano (William Arlotti, 36 anni) in viaggio con la figlia di 5 anni (alla fidanzata Michela Maroncelli, durante il salvataggio, avrebbero detto l’uomo e la bimba erano stati recuperati con delle corde) e sulla fine di due donne siciliane. Maria Grazia Trecanico e Luisa Virzì risulterebbero conteggiate tra le persone tratte in salvo dopo il naufragio, ma di loro non si hanno notizie. Poco  prima dell’affondamento sarebbero anche riuscite a telefonare ad un amico ad Enna, il quale ha raccontato che nella concitazione gli avrebbero detto: «La nave si inclina, tutto scivola, non sappiamo nuotare...». L’uomo ha ricevuto la telefonata a mezzanotte e 12 minuti. «Ad un certo punto ho sentito la frase “scivoliamo in acqua” - ha spiegato - credo fosse la Virzì e Maria Grazia ha detto di non preoccuparsi perchè avevano i salvagente, di stare tranquilla e di aggrapparsi a lei. Poi ho sentito rumore di acqua e la linea è caduta». Tra gli italiani risultano dispersi anche Giuseppe Girolamo, trentenne di Alberobello, che era a bordo della nave come musicista (suonava la batteria ed era stato ingaggiato come animatore) e Maria D’Introno, 30 anni, giovane sposa residente a Cavaglià in provincia di Biella. Si era imbarcata con il marito Vincenzo Rosselli, 40 anni, con i cognati e i genitori del marito, che festeggiavano le nozze d’oro. Tutti gli altri membri della famiglia sono in salvo a Porto Santo Stefano: hanno raggiunto la riva a nuoto, a fatica, muniti di giubbotto di salvataggio. Maria, unica a non saper nuotare e ad avere paura dell’acqua, è sparita tra le onde.

di Alessandro Dell’Orto

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