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Maglie: Schettino sotto accusa, ma dov'erano quelli di Costa?

Troppo facile crocifiggere il solo Schettino A fallire è stato l'intero apparato dei controlli nell'emergenza, a bordo e a terra

Maglie: Schettino sotto accusa, ma dov'erano quelli di Costa?
Non c’è mai un codardo solo in una tragedia così grande. Fa comodo a molti colpevoli - quanto e forse più di lui - che l’attenzione e lo sdegno si siano concentrati solo sul comandante della Concordia e che il plauso sia andato incondizionatamente al certamente capace capitano De Falco. Ora ci mancava anche lo scontro tra procuratore e giudice sulla detenzione di Schettino, anzi sul luogo - perché detenuto è a norma di legge - a infuocare il clima da ghigliottina affollata da tricoteuses. Ma ragionare si può, si può essere altrettanto addolorati per il tragico e insensato naufragio quanto indignati per il solito clima da piazzale Loreto, meglio da spaghetti western con il mostro e l’eroe, perché in mezzo c’è il rischio di accontentarsi di una soluzione sommaria e rinunciare così all’accertamento pieno e completo della verità dei fatti, che è invece l’unico modo degno per onorare le vittime e forse evitare che la tragedia si ripeta. Sapete che dal sito della Costa crociere è scomparsa (per poi essere ricollocata) la foto che mostrava trionfante un precedente “inchino” della Concordia a Procida? Sapete che l’inchino è una pratica diffusa e incoraggiata dai Comuni interessati, probabilmente in stolido scambio pubblicitario? Quante altre navi lo hanno fatto prima della tragedia? Quanti comandanti si comportano come Schettino, certo obbedendo a ordini, certo non onorando la tradizione di marina?

Premessa doverosa. Non scrivo a difesa dell’ignavo comandante della Concordia, anche se qualcosa di più mi piacerebbe sapere sui meccanismi di selezione del personale -e che personale -, sulle verifiche costanti e continue di comportamenti, prestazioni, forza del carattere, sobrietà di abitudini. Parliamo del comandante di una città che va per mari, e se mi viene più di un dubbio che la sana selezione e applicazione della gerarchia qui da noi sia bell’e morta - tra un rappresentante sindacale, un consiglio di fabbrica, una manifestazione di insegnanti con alunni non ancora adolescenti in testa - sempre un comandante è, e chi sale su una nave il cui biglietto e costoso, la permanenza sulla quale è lunga, l’affidamento è totale, dovrebbe avere la certezza di queste garanzie, non fornite dal comandante medesimo, ma da altri, e molti, più in alto in responsabilità e autorevolezza. Invece non si fa così, l’Italia di suo ci mette quel vezzo diffuso col latte materno di cercare sempre il capro espiatorio, bersagliarlo di monetine o impiccarlo, e sentirsi la coscienza sgombra di macchia alcuna. Altro che battaglia garantista di civiltà contro il carcere preventivo, altro che riservatezza delle indagini.

Ha fatto tutto da solo Schettino? Così penserebbe un osservatore appena arrivato, ma la gogna contro quel codardo serve per il momento solo a tranquillizzare un Paese  in crisi. Traggo dalla lettura dei giornali e dal contributo di un tecnico navale che mi ha scritto e fatto riflettere e che chiamerà solo con le iniziali S.P., ma anche dal  personale desiderio di non mandare il cervello all’ammasso, alcune considerazioni. Mi scuso se sono in ordine sparso.
Se un comandante impazzisce e porta quattromila passeggeri verso il disastro, non c’è nessuno che controlla o interviene? Alla capitaneria di Livorno perché nessuno monitorava il sistema di controllo Ais, così da notare per tempo il cambio di rotta del bestione che si dirigeva a fare l’”inchino”? C’è voluta una chiamata dei carabinieri di Orbetello, avvisati dalla figlia di un passeggero, per svegliare la guardia costiera: a che servono i radar? La Concordia ha fatto 52 “inchini” in un anno, sempre tollerati dalle capitanerie, figuriamoci se sommiamo le altre navi da crociera. Il super-radar Vtmis dovrebbe controllare tutto il traffico marittimo e avrebbe potuto prevenire il disastro,  ma è fermo dal 2009. Sono stati stanziati 320 milioni di euro  per un mega-appalto Selex-Finmeccanica, ma gli impianti non sono attivi.

Insomma, sfatiamo il mito che queste navi così costruite abbiano sistemi di controllo all’avanguardia e sicuri. Come mai le pinne stabilizzatrici erano aperte se non vi era mare agitato? Come mai la nave era in rotta di collisione con l’isola alle ore 20.24 ad una velocità di 15.5 nodi, possibile che nessuno in plancia se ne sia accorto? Di solito in plancia c’è un ufficiale e due marinai per ogni guardia, se  aggiungiamo anche il comandante sono quattro persone. Se poi diciamo che gli apparati sono tecnologici... Non è forse successo qualcosa in apparato motore ? Non ho detto ai motori, ma in apparato motore.
Infine insisto, visto che il cattivo è stato individuato solo da una parte, alla capitaneria di Porto come mai non si sono accorti prima -ovvero un’ora prima - che la nave era in rotta di collisione con l’isola, in modo da obbligare il comandante Schettino a cambiare rotta? Cosa facevano in Capitaneria? Dormivano? Se con una barca da diporto vai in zona non consentita la capitaneria ti prende subito, come possibile che una nave così grande non sia stata avvistata prima? Il monitoraggio della posizione della nave sulla base dei dati Ais mostra  posizione della nave e porti di arrivo e partenza in tempo reale. Si chiama guardia costiera, no?

di Maria Giovanna Maglie

 

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Commenti all'articolo

  • scorpio53

    31 Gennaio 2012 - 13:01

    quando il collegio difensivo si rende conto che l'imputato diventa indifendibile, tende a coinvolgere il numero maggiore di altri coimputati al fine di alleggerire la posizione del proprio assistito. Rientra in tutte le tattiche forensi. se poi i coimputati sono di posizione superiore il gioco è fatto. In Italia purtroppo è così: non si trova mai il singolo colpevole e quando ce ne sono troppi, nessuno paga. La richiesta dei difensori delle vittime nei confronti della Procura, di indagare i vertici della Costa, serve da arma di ricatto ad alzare i premi di risarcimento. il solito schifo all'italiana. forze non saremo tutti Schettino, ma difendendo il vero e solo colpevole, finiremo con l' assomigliargli molto!!!

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  • scorpio53

    31 Gennaio 2012 - 13:01

    quando il collegio difensivo si rende conto che l'imputato diventa indifendibile, tende a coinvolgere il numero maggiore di altri coimputati al fine di alleggerire la posizione del proprio assistito. Rientra in tutte le tattiche forensi. se poi i coimputati sono di posizione superiore il gioco è fatto. In Italia purtroppo è così: non si trova mai il singolo colpevole e quando ce ne sono troppi, nessuno paga. La richiesta dei difensori delle vittime nei confronti della Procura, di indagare i vertici della Costa, serve da arma di ricatto ad alzare i premi di risarcimento. il solito schifo all'italiana. forze non saremo tutti Schettino, ma difendendo il vero e solo colpevole, finiremo con l' assomigliargli molto!!!

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  • AG485151

    22 Gennaio 2012 - 18:06

    1 andare a 19 nodi contro un'isola con una nave - 2 che le capitanerie non abbiano mai saputo nulla e non siano intervenute su questa consuetudine - 3 che le compagnie non abbiano provveduto nei confronti di questi comandanti - 4 il resto nel merito sono chiacchiere da parte di chiunque.

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  • raucher

    21 Gennaio 2012 - 19:07

    Il sottile pensatore ha risolto ogni delitto italiano , il caso Scazzi , Rea, e tutti gli altri, trovando il responsabile : il governo. Motivo: distrarre l'attenzione poichè tutti i giornali e tv ne parlano per mesi. Ci avvalora la sua ipotesi con un esempio personale di incontro con gli occhiuti ed onnipresenti carabinieri in occasione di un bagnetto in acque sporche. Pregnante il particolare della moglie incinta (?). Poi si offende se qualcuno lo accusa , come minimo , di banalità. Vabbè, ci siamo abituati a dover sopportare . Chissà se conosce il significato della parola " delirante" e chissà se capisce il comune italiano, ne dubito.

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