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Concordia, paura nel Tirreno: si teme disastro ambientale

La nave si sposta e rende difficili le operazioni di recupero. L'allarme del ministro Clini: "Due settimane per la messa in sicurezza"

Concordia, paura nel Tirreno: si teme disastro ambientale

Due nomi sulla maledetta lista. Due storie dalla conclusione opposta. Gertrud Goergens era arrivata dalla Germania per imbarcarsi sulla Costa Concordia. Di lei non s’avevano più notizie: data per dispersa, speranze quasi nulle. E invece al naufragio era scampata, e poi era tornata a casa senz’avvisare nessuno. S’è presentata ieri al locale posto di Polizia, «sono viva». E poi Sandor Feher, violinista assunto dalla Costa Crociere per suonare sulla nave. Un mese fa aveva postato un video su YouTube, mostrava  la sua abilità e si proponeva come insegnante di violino in qualunque Paese. Lui no, non ce l’ha fatta. Il suo corpo è uno dei cinque recuperati l’altro ieri. Aveva ancora indosso l’abito da sera e l’inutile giubbotto di salvataggio.

E dunque, il bilancio adesso è questo: undici vittime recuperate, di cui cinque ancora non deintificate, si sta procedendo alle autopsie. E poi 27 dispersi:  gli italiani sono sei, poi tredici tedeschi, quattro francesi, due americani, un peruviano e un indiano.  Stando poi ai numeri forniti dall’ospedale di Grosseto, delle ottanta persone ricoverate dopo la tragedia, ne restano ancora otto. Un cuoco di bordo, originario del Bangladesh, è stato operato a Siena: trauma spinale, non è in pericolo di vita ma rischia di restare paralizzato. L’altro ferito più grave, operato a una gamba, è il commissario di bordo della Costa Concordia, Manrico Giampietroni, l’uomo che ha aiutato decine di persone a salvarsi.

Nel tardo pomeriggio di ieri le ricerche sono state momentaneamente sospese: la nave s’è mossa, troppo rischioso per palombari e soccorritori. Fra domani e dopodomani è atteso il vento di tramontana,  si vedrà se l’enorme traghetto resterà adagiato sulla secca o inesorabilmente scivolerà verso lo strapiombo sottomarino. Per quanto riguarda invece il rischio di danni all’ambiente, il ministro Corrado Clini  ha previsto che per la messa in sicurezza dei serbatoi della Costa Concordia occorreranno almeno due settimane dal termine delle ricerche. «Si tratta di un piano complesso - ha spiegato - perché richiede un intervento su oltre 15 cisterne e un preriscaldamento del carburante depositato, perché si tratta di un materiale molto denso». Confermando che «c’è il rischio che un cambio delle condizioni meteo porti a un inabissamento della Concordia, e forse a un danneggiamento dello scafo». Ipotesi più che preoccupante, poiché «a bordo ci sono 2280 metri cubi di combustibile e 42 metri cubi di olio lubrificante, cioè 2400 tonnellate di materiale, il quantitativo trasportato da una petroliera di piccole dimensioni». In caso di perdite di carburante «a essere contaminata potrebbe essere non solo la zona del naufragio, ma tutta la costa tirrenica. Dipenderà dalle correnti».

Infine ancora Clini, sottolineando come gli ultimi incidenti marittimi ad alto impatto ambientale   abbiano visto protagoniste più navi passeggeri e merantili che petroliere, si è poi riferito alle «consuetudini non tollerabili» che sono state indiretta causa della sciagura. Come dire: basta “inchini”, armatori e comandanti si diano una regolata.

di Filippo Manfredini

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Commenti all'articolo

  • roda41

    22 Gennaio 2012 - 12:12

    allo svuotamento,aspettando tutti questi giorni?

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