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L'allarme: possibili nuove scosse

I sismologi: "Non sono scosse di assestamento". Ecco perché la terra trema: la roccia sotto la pianura Padana si sposta verso Nord-Est

L'allarme: possibili nuove scosse

La terra trema di nuovo nel nord Italia. Ma non sono scosse di assestamento dopo il terremoto che ha scosso la pianura Padana mercoledì scorso. Secondo gli esperti si tratta dello spostamento della placca adriatica verso nord-est: un blocco di roccia rigido e frastagliato che occupa il fondale del mar Adriatico, ha il suo margine occidentale sul crinale degli Appennini, fino alla punta della Calabria, e confina a nord con quella porzione delle Alpi che attraversa Friuli, Veneto e Lombardia. La scossa sismica di magnitudo 5.4 registrata alle 15.53 in provincia di Parma coinvolge lo stesso distretto sismico del 25 gennaio. Non si tratta però di uno 'sciame sismico', ma di una 'sequenza sismica' e non si possono escludere altre scosse. A spiegarlo è Gianluca Valensise, geologo dell'Ingv, che precisa che per parlare di "uno sciame sismico si dovrebbero osservare scosse più circoscritte", come avvenuto ad esempio per il terremoto dell'Aquila.   Sono comunque "possibili altre scosse", di cui non è prevedibile la magnitudo. L'ipotesi è quella di "una geodinamica in cui i sismi sono legati ai movimenti di una microplacca adriatica e della pianura padana, che negli ultimi mesi si muove con una accelerazione verso nordovest" e che - secondo il tecnico dell'Ingv - potrebbe spiegare anche il terremoto dell'estate scorsa in Piemonte, oltre a quello del 25 gennaio a Verona e nel reggiano".

Il sismologo dell’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia Salvatore Barba, commentando la scossa di magnitudo 5.4 di oggi nel parmense, sostiene che "è  stato un terremoto particolarmente profondo - spiega il sismologo - molto più della media della zona che è di 25-30 chilometri (questo è localizzato a oltre 60 chilometri di profondità, ndr), e questo ha sicuramente attutito l'effetto. Ricordiamo che all’Aquila la profondità fu di appena 7 chilometri. La magnitudo è elevata, ma in questa zona sono possibili magnitudo anche più forti, fino a 6 gradi richter. E vista la frequenza elevata con cui registriamo scosse nella zona - ribadisce il sismologo dell’Ingv - è possibile che ce ne siano altre".  "Ci sono diverse zone   ancora attive, non solo al Nord ma anche in Calabria - ha puntualizzato Alessandro Amato, sismologo dell’Ingv. "Questi tre eventi principali, ieri a Verona e a Reggio Emilia e  oggi nel parmense sono legati a un processo comune che è dovuto al   movimento della placca adriatica - prosegue Amato - Questi terremoti   servono da promemoria, per ricordarci che viviamo in una terra   sismica".  Per questo, ha concluso Amato, "è bene assicurarsi che le   scuole e le case in cui viviamo siano solide e pretendere verifiche   dalle autorità locali, che sono i primi responsabili della protezione  civile".

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Commenti all'articolo

  • roda41

    29 Gennaio 2012 - 18:06

    possibile che non ci sia nessun mezzo per scoprirlo?Si va sulla luna e marte e la terra resta ignota.Credo che in altre nazioni,esperimenti sotterranei nucleari,le sacche vuote che genera la sottrazione continua di petrolio, siano anche alla origine,ma non cè un mezzo,per valutare spostamenti reali della placca??

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  • capitanuncino

    27 Gennaio 2012 - 18:06

    Sciame sismico o meno non è mica ancora finita.Se la placca si muove allora vuol dire che potrebbero crearsi tensioni tali da provocare terremoti piu' violenti.Non vorrei mai piu' tornare a cavar cadaveri come nel 76 in Friuli.

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